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A Cannobio: Miracolo del Sangue di Cristo

Di Mauro Cavalli

«Un Cristo deposto dalla Croce, ma emergente dal sepolcro come vivo anche se recante ancora i segni del soffrire, una vergine, un santo. C’è sempre qualcuno a Cannobio che può ricordare al turista “non disattento” che l’8 gennaio 1522 lacrime, sangue una costicina d’osso con carne sono miracolosamente sgorgati come segno da quella Pietà» (Germano Zaccheo, Tutto è grazia, tra memoria, bellezza e fede, Novara 2008).
Così scrive e ricorda il vescovo di Casale Monferrato, cannobiese, riferendosi alla più importante festa dell’alto verbano, quella per il Santo Miracolo che si rinnova ogni anno e che giunge oggi al V centenario. L’Imago Pietatis di Cannobio, simbolo di fede e giacimento di spiritualità, interroga fedeli, ecclesiastici, studiosi nell’avvicinarsi al suo mistero. Cannobio, all’estremo confine della Dioecesis Novariensis, sul Lago Maggiore, nell’ultimo Comune italiano prima di accedere alla Svizzera ed alla Dioecesis Luganensis è il luogo dove cinque secoli fa, nel 1522, si sono verificati fatti prodigiosi.
Il 2022, anno giubilare, spalanca con la “porta santa” del santuario voluto da San Carlo Borromeo ai fedeli e non solo la straordinaria opportunità di riflettere, indagare e pregare nel segno di quanto accaduto cinque secoli fa. La sera dell’8 gennaio 1522, un mercoledì, in una fredda notte d’inverno nell’abitazione di Tommaso Zaccheo, in una stanza al piano primo un grido di una tredicenne, Antonietta, ha posto un punto cardinale nelle vicende storiche e spirituali della comunità di lago e non solo: “Misericordia!”. La giovane si trova dinnanzi, sopra una cassa panca, prendere vita le figure raffigurate su di un piccolo quadro dedicato alla SS. Pietà (San Giovanni Evangelista, Gesù Cristo e Maria). Di quanto accaduto è data testimonianza non solo negli scritti di storici locali quali Francesco Del Sasso Carmine ma anche, e soprattutto, in atti rogati tra cui quelli del Notaio Bartolomeo Albertini e Giacomo Poscolonna nell’immediatezza dei fatti. Immediato il clamore del fatto prodigioso, tutti i presenti nell’abitazione che, molti dei quali, in attesa di recarsi l’indomani a Locarno per prendere parte al tradizionale ed importante mercato settimanale, si trovano a Cannobio, si radunano in quella stanza.
Vi arriva Tommaso, padre di Antonietta che la madre aveva inviato in quella stanza forse per prendere delle coperte e che alle ore 21 si era trovata dinnanzi il prodigio: sangue ed acqua fuoriuscivano dagli occhi delle tre figure che, in alcuni momenti, lo riferiscono i testimoni, paiono prendere sembianze vive distaccandosi dal quadro. Con devozione e fede gli astanti rivolgono preghiere e gesti cristiani verso l’Imago Pietatis. Il miracolo si ripete ed il 9 gennaio, dal costato di Gesù Cristo fuoriesce un frammento di costa che viene a ricadere sulla cassa panca: si tratta della venerata “Sacra Costa”. Il prezioso reliquiario d’argento donato dal cardinale Federico Borromeo nel 1605 oggi custodisce la reliquia nella chiesa collegiata di San Vittore Martire dell’antica Pieve ambrosiana di Cannobio. Il miracolo, con l’effusione di sangue ed acqua, si rinnova sei volte: 8, 9, 10 e 28 gennaio ed il 4 e 27 febbraio 1522. Molte le reliquie custodite presso il Santuario: si tratta in sostanza dei preziosi panni, ancora intrisi di sangue, con i quali è stata raccolta la “Sacra Costa” e non solo durante i sei episodi prodigiosi.
Una teca posta nell’altare maggiore della chiesa, sotto l’originale quadretto da cui tutto si è generato e sotto l’importante tela di Gaudenzio Ferrari è sacello di fede e devozione secolare.
Annualmente i fatti prodigiosi sono ricordati dalle celebrazioni di gennaio e quelle speculari di Pentecoste: si svolgono in due giornate con un primo momento di preghiera alla vigilia cui fa seguito una solenne processione con migliaia di fedeli lungo le vie storiche ed il lungolago verso il Santuario e la processione cosiddetta di “ritorno” il giorno successivo dopo la giornata di preghiera e devozione offerta ai fedeli che rinnovano il rito “del bacio” alla “Sacra Costa”.
Il mistero del Miracolo della SS. Pietà Di Cannobio, giunto al V centenario, rappresenta una straordinaria esperienza di fede in cui trovano piena sintesi elementi di devozione e tradizione popolare: come il rito del “bacio” e quello della “cena storica” in cui migliaia di persone, un intera comunità cristiana si riconosce nella fede e manifesta il proprio Credo.
La celebrazione vigilare coglie elementi di notevole suggestione: il solenne pontificale nella chiesa collegiata dedicata a San Vittore, sovente affidato ad un vescovo precede la discesa del reliquiario nella “nivola” d’argento che viene calata dalla cupola in presbiterio, incensato ed offerto alla devozione popolare prima di avviarsi con grande solennità in una processione notturna. I fedeli e la corale con devozione e solennità cantano l’“inno” dedicato al Miracolo.
La confraternita della SS. Pietà, costituita nel 1526, accompagna con i sacerdoti il celebrante verso il Santuario. Oltre 10.000 lumini rossi, simbolo del sangue e del martirio, illuminano il paese in cui la luce pubblica viene spenta, alle finestre e sui balconi compaiono gesti di devozione e fede: è la notte dei lumineri, antiche lampade cinquecentesche.
Le barche dei pescatori “scortano” la processione ed accolgono la “benedizione del lago” mentre le autorità civili e religiose unitamente ai fedeli si ritrovano straordinariamente tutti uguali dinnanzi al Miracolo cannobiese. La preghiera in Santuario dove la Reliquia viene portata conclude il rito della sera cui sovviene la tradizionale cena. Tradizione vuole che in ogni luogo del paese, e così avviene, si consumi una cena capace di rifarsi a quella consumata nella casa di Tommaso Zaccheo cinquecento anni fa: un primo piatto di pasta e fagioli, il secondo con la luganiga (insaccato di carne bovina molto speziato) accompagnato da patate lesse e verze il tutto innaffiato con un vino rosso cui fa seguito un dolce povero, solitamente un dolce a base di pane.
Numerosi sono i testi scritti intorno a questo miracolo cristologico, interessante se lo si colloca nel tempo, nella storia ambrosiana e nel messaggio da esso scaturente. Gli arcivescovi di Milano hanno sostato in preghiera dinnanzi a questo santo Miracolo. I vescovi cannobiesi ne sono sempre stati straordinari ed appassionati narratori, basti pensare a mons. Francesco Maria Zoppi, primo vescovo di Massa e Carrara e mons. Germano Zaccheo, trentaseiesimo vescovo di Casale Monferrato. Non solo, lo straordinario edificio del santuario, eretto tra il 1575 ed il 1614 sul luogo dove anticamente si trovava l’abitazione di Tommaso Zaccheo ed un’edicola dedicata a san Lorenzo, racconta la fede e la devozione del popolo cannobiese che ne ha sostenuto l’edificazione. Un edificio di culto oggetto nei secoli di interventi differenti che ne consegnano oggi l’attuale struttura tardo barocca con la facciata neoclassica in granito rosa di Baveno. All’interno la meraviglia della cupola, la cappella del SS. Rosario, i quadri del De Giorgi e la pala d’altare di Gaudenzio Ferrari offrono al fedele che vi si avvicina un esperienza mistica ed emotiva di rara intensità impreziosita dalle vetrate policrome dono di devoti cannobiesi emigrati in Francia. La Comunità cannobiese si appresta a celebrare l’importante anniversario nella certezza del segno che il Signore ha donato alla cristianità tutta ed alla realtà dell’alto verbano chiedendo preghiere e condividendo progetti, sempre disponibile ad accogliere pellegrini e visitatori assetati di conoscere la narrazione del santo miracolo e diventarne a loro volta divulgatori nel mondo. L’Imago Pietatis di Cannobio, le reliquie e la “Sacra Costa” sono presenza viva per ricordare a ciascuno di noi l’amore di Cristo.
L’occasione offerta dall’importante ricorrenza del 2022, a poca distanza dal Grande Giubileo indetto da papa Francesco per il 2025, offre a ciascuno di noi l’occasione per rinnovare la propria fede e, annunciando al mondo il miracolo di Cannobio, cogliere la meraviglia dell’amore verso Dio.

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