Primavera Missionaria News. Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

A cosa serve cambiare se nulla cambia?

Di Paul Ndigi

La vita è una trasformazione continua, una crescita, un processo di cambiamento costante che sperimenta ogni vivente anche se non sempre ne è consapevole. Ogni momento è diverso dall’altro, unico ed irripetibile. Infatti, “tutto scorre” − per dirla con il filosofo Eraclito, che ha espresso il pensiero della trasformazione continua offrendo uno dei concetti filosofici più importanti sull’esistenza: «panta rei». Con questo celebre aforisma a lui attribuito, la tradizione filosofica ha voluto sintetizzare il tema del divenire. La metafora più significativa del suo pensiero sul divenire è questa: «Nessun uomo può bagnarsi nello stesso fiume per due volte, perché né l’uomo né le acque del fiume saranno gli stessi». In politica, il cambiamento è ritenuto un evidente segno di democrazia. Sebbene la prima riflessione sulla democrazia risale ad Aristotele, J.-J. Rousseau ne rimane – a nostro avviso − il grande teorico. Per lui, l’onere di fare le leggi spetta alla sovranità popolare, leggi che devono essere l’espressione di una volontà generale inalienabile, che non può essere trasmessa o delegata a rappresentanti. In altre parole, per Rousseau, la democrazia è partecipazione diretta di tutti i cittadini all’amministrazione della res pubblica. Solo che con l’esplosione demografica, tutti non possono partecipare, se non per via di rappresentanza.
Di conseguenza quando i canali della rappresentanza s’indeboliscono, quando gli accordi vengono meno per questioni non sempre a servizio del popolo, saltano tutti gli schemi e le promesse fatte rimangono sulla carta. Il ripetersi di tale evento in modo sistematico è senza equivoco segno che il governo va male. Cosa mai può mettere in discussione la sua tenuta? Come fare per evitare le alternanze accidentali? Siamo tentati anche noi di chiederci: è un cambiamento d’epoca oppure un’epoca di cambiamento? Oggi, tutto sembra essere messo in discussione.
Numerosi studiosi e personaggi di gran rilievo della cultura, hanno espresso preoccupazioni sull’andamento della nostra società. Mentre alcuni parlano di progresso, altri invece vedono una lenta, ma progressiva disgregazione del tessuto sociale quasi in tutti gli ambiti. Allora, tutto deve davvero scorrere? Il cambiamento è una necessità in vista del bene o un adattarsi alla realtà che s’impone a noi? Una società che non è fondata su basi solide, si sgretola, diventa liquida, e rimane irriconoscibile, segnata dalla mutevolezza sfrenata dei suoi valori, un po’ come la connessione su internet: la apri e la chiudi quando vuoi. In alcuni settori, si è giunti a scartare la norma per normalizzare il non-senso. Va detto comunque che questo sembra essere la conseguenza di una crisi antica: la crisi dell’identità che, in certi versi, è causata dalla perdita della memoria. Purtroppo, non tutti sembrano prendere sul serio il problema delle trasformazioni in cui siamo immersi. Naturalmente senza memoria, non sappiamo chi siamo, da dove veniamo e neppure dove andiamo.
Il prolungarsi di questa crisi denota l’inadeguatezza e l’incapacità di vivere e conservare bene quei valori non negoziabili inerenti alla vita umana in modo particolare. Pertanto, lo scopo del divenire è la ricerca di una condizione migliore, è il passare dalla potenza all’atto − per dirla con Aristotele. Il cambiamento è ben accetto se porta una risposta per risolvere un disagio, come conseguenza inevitabile di fronte ad una situazione di crisi. È il passaggio che ci costringe ad abbandonare gli otri vecchi che non possono più contenere il vino nuovo. Allora occorre mettere in risalto l’uso della ragione pura, l’intelligenza a misura dell’uomo.
E da qui il merito di A. Einstein per cui la misura dell’intelligenza è data dalla nostra capacità di cambiare quando è necessario. Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
Tutto sommato, sembra che non ci sia unanimità nel voler cambiare. Sussiste sempre una parte che si dissocia a questa linea proprio perché “si è sempre fatto così”. Un cambiamento autentico è basato su valori e non su emozioni o sentimenti passeggeri. Rimanere fermi e attaccati ai beni per pigrizia o per paura, non porterà nessun miglioramento e nessuna crescita personale. Il divenire  però, non va considerato come una totale trasformazione di qualcosa, ma la sua evoluzione, ovvero un perfezionamento graduale. Ciò che non cambia, non cresce. Non crescere è sinonimo di non vita.
Ora, si rischia di più a cambiare o a rimanere bloccati nelle proprie convinzioni?

Condividi          

Editoriale

Password

Colloqui con il padre

Altri in evidenza

Altri in evidenza

NSDS Maggio Giugno 2024

Ultimo numero

Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti.

Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.

Copertina Primavera Misionaria
Copertina Nel Segno del Sangue
Copertina Il Sangue della Redenzione