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I miei ricordi del papa Benedetto XVI

di Marco Lambertucci

L’intervista al card. Angelo Comastri, Vicario Generale Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano

Eminenza Rev.ma, nella sua vita ha avuto la grazia di conoscere molto bene sia Papa Giovanni Paolo II che Benedetto XVI? Quali sono, a Suo avviso, i tratti caratterizzanti dei due Pontefici?

L’8 aprile 2005 tantissimi di noi eravamo in Piazza San Pietro per dare l’ultimo saluto a Giovanni Paolo II. I nostri occhi, umidi di pianto, osservavano attoniti – lo ricordate? – osservavano l’Evangeliario posto sulla semplice bara di rovere, collocata al centro del sagrato di Piazza
San Pietro. Un vento improvviso, tra lo stupore di tutti, cominciò a sfogliare le pagine del libro. Tutti in quel momento ci chiedevamo: «Chi era Giovanni Paolo II?
Perché l’abbiamo così tanto amato?». La mano invisibile che sfogliava l’Evangeliario sembrava dirci: «La risposta è nel Vangelo! La vita di Giovanni Paolo II è stata una continua obbedienza al Vangelo di Gesù: per questo – ci diceva il vento! – per questo lo avete amato! Avete riconosciuto nella sua vita il Vangelo di sempre: il Vangelo che ha dato luce e speranza a generazioni e generazioni di cristiani!». Improvvisamente una ventata più forte chiuse l’Evangeliario. Perché?
Per dirci che ora sta a noi riaprire il Vangelo e seguire l’esempio di San Giovanni Paolo II! Oggi la Chiesa ha riconosciuto la santità di Giovanni Paolo II: e noi esultiamo e ringraziamo coralmente Dio, artefice instancabile di santi.
Il 3 aprile 2006, in Piazza San Pietro, Benedetto XVI parlando del suo predecessore esclamò: «Il compianto pontefice, passando attraverso il crogiolo delle fatiche apostoliche e della malattia, è apparso sempre di più una “roccia” nella fede.
Chi ha avuto modo di frequentarlo da vicino ha potuto quasi toccare con mano quella sua fede schietta e salda, che, se ha impressionato la cerchia dei suoi collaboratori, non ha mancato di diffondere, durante il lungo pontificato, il suo benefico influsso in tutta la Chiesa, in un crescendo che ha raggiunto il suo culmine negli ultimi mesi e negli ultimi giorni della sua vita. Una fede convinta, forte e autentica, libera da paure e compromessi». Così ha testimoniato Benedetto XVI e ogni volta che, parlando con me, veniva fuori il nome di Giovanni Paolo II, subito esclamava: «Quello era un Santo! Era veramente e coraggiosamente servo della Verità». E Papa Benedetto XVI aveva scelto questo motto: «Cooperatores veritatis», cioè: «Cooperatori della Verità!».
Nella Santa Messa di inizio del Ministero Petrino, celebrata in Piazza San Pietro il 24 aprile 2005, esclamò con accento accorato: «Cari amici, in questo momento io posso dire soltanto pregate per me, perché io impari sempre più ad amare il Signore. Pregate per me, perché io impari ad amare sempre più il suo gregge: voi, la Santa Chiesa, ciascuno di voi singolarmente e voi tutti insieme. Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi. Preghiamo gli uni per gli altri, perché il Signore ci porti e noi impariamo a portarci gli uni gli altri»

«Andiamo avanti con fiducia» è una delle espressioni che Lei ha avuto modo di ascoltare da Benedetto XVI. La forza d’animo, il coraggio di una scelta “contro-corrente” e la grandissima fede in Dio avranno certamente aiutato, l’allora Papa Emerito, nel rassegnare le dimissioni dal Ministero Petrino. Quali sono stati i Suoi sentimenti dinnanzi a tutto questo e come ricorda Benedetto XVI durante quegli eventi?

Il 28 febbraio 2013, tra lo stupore di tutti, annunciò a noi Cardinali la decisione di rinunciare al Ministero Petrino. Si ritirò a Castel Gandolfo e lì attese la nomina del successore. Quando lasciò il Palazzo Apostolico, il Cardinale Vallini, Vicario per la Diocesi di Roma e il sottoscritto, in qualità di Vicario del Papa per la Città del Vaticano, venimmo chiamati a dare l’ultimo saluto al Papa Benedetto XVI. Quando si aprì l’ascensore e il Papa uscì per lasciare il Palazzo Apostolico, io scoppiai a piangere. Il Papa Benedetto mi asciugò le lacrime sul volto e disse: «Non pianga!
Noi siamo tutti servi inutili! Solo Gesù è necessario!». Mi permisi di replicare: «È vero! Ma anche i servi inutili servono perché Gesù ci ha chiamato!». Il Papa Benedetto sorrise e concluse: «Coraggio! Andiamo avanti con fiducia!».
Passati più di tre anni, in un incontro personale, ebbi il coraggio di chiedere al Papa Benedetto: «Perché ha dato le dimissioni? Ha avuto paura di qualcosa?». Benedetto rimase qualche istante in silenzio e poi rispose: «Non ho avuto paura per me, ma per la Chiesa! Sentivo che non avevo più la forza per tenere il timone della barca di Pietro. Per questo ho lasciato il timone».

Eminenza, il prossimo 31 dicembre celebreremo un anno dalla scomparsa di Benedetto XVI. Come ricorda questo avvenimento e quale, a Suo avviso, è stata la testimonianza che ha lasciato ai tantissimi fedeli accorsi da ogni parte del mondo, in Piazza San Pietro, per salutare l’allora Papa Emerito?

Nel 2019 mi telefonò il Papa Emerito.
Ero ancora Arciprete della Basilica di San Pietro e Vicario del Santo Padre. Papa Benedetto mi disse: «Vorrebbe avere la bontà di scrivere la prefazione per il libro che raccoglie 100 mie omelie?». Risposi: «Santo Padre, il Papa non ha bisogno di prefazioni!». Mi rispose: «La prego! Scriva la prefazione!». Conclusi: «Ben volentieri!». Preparai la prefazione e ricordai il momento del mio pianto quando il Papa Benedetto XVI uscì dall’ascensore per lasciare il Palazzo Apostolico e recarsi a Castel Gandolfo. Il 29 aprile 2019 ho ricevuto questa risposta: «Grazie per la sua prefazione! Mi sembra di uscire ancora dall’ascensore, ma questa volta sarò io a scoppiare a piangere!». Non mi permetto di commentare queste parole!
Il 31 dicembre 2022 Papa Benedetto XVI chiuse gli occhi alla scena di questo mondo. Mentre le sue venerate spoglie erano esposte nella Basilica di San Pietro due volte andai a pregare. La seconda volta, mi si avvicinò un uomo abbastanza giovane e mi disse: «Che nostalgia! La Chiesa ha bisogno di santi, soltanto di santi!
Spero che la Chiesa riconosca presto la santità del Papa Benedetto XVI». Me lo auguro anche io.

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