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Accoglienza, ascolto e vicinanza…Missionari al servizio del popolo romano

di Marco Lambertucci

Roma, 24 dicembre 1972 – 24 dicembre 2022. Cinquant’anni dalla fondazione della Parrocchia SS. Corpo e Sangue di Cristo! Cinquant’anni dove, la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue è sempre stata al servizio del popolo di Dio, incontrando volti, ascoltando storie di vita concreta, rispondendo alle più disparate necessità dei parrocchiani, con la speranza e la consapevolezza di annunciare, con la propria vita, Cristo Gesù.
Don Benedetto Labate, parroco dal 2017, racconta che «la Parrocchia SS. Corpo e Sangue di Cristo è composta da circa 14.000 anime e l’età media presente all’interno della nostra comunità è molto elevata, anche a causa della posizione geografica poco centrale (la Parrocchia è situata quasi alla fine di via Assisi). Nonostante questo, però, essa è ricca di diverse realtà quali i gruppi Neocatecumenali, i giovani del Centro Oratori Romani (che si occupano sia della pastorale sacramentaria che dell’oratorio domenicale), l’USC, il Rinnovamento dello Spirito, la Confraternita della Misericordia e i gruppi famiglie (di cui uno di questi è dedicato esclusivamente a persone che vivono la difficoltà della separazione o una seconda unione). Oltre a queste realtà, vi è tutta la pastorale ordinaria, come i gruppi post cresima o il prezioso servizio che fa la Caritas parrocchiale, per finire con l’iniziativa delle “docce solidali” rivolta ai senzatetto che non hanno possibilità di lavarsi».
Figura chiave che rappresenta un po’ la “memoria storica” (data la sua presenza in Parrocchia nei diversi anni) è don Enzo Zoino. Egli, infatti, afferma: «Sono stato destinato, come viceparroco, alla Parrocchia SS. Corpo e Sangue di Cristo tra il 1976 ed il 1978. La realtà parrocchiale era molto dinamica, ricca di una compagine giovanile tutta in divenire.
Dal 1996 agli anni 2000 sono tornato in Parrocchia come parroco ed ho notato, ancora di più, una realtà sviluppata, con gruppi parrocchiali ben strutturati e, cosa importante che si è intrapresa nel tempo, è stata quella di integrare sempre più persone come collaboratori attivi e presenti, pensando anche di incrementare sia ministeri ordinati sia ministeri istituiti. Tornai successivamente come parroco, una seconda volta, dal 2006 al 2014 e, ad oggi, svolgo il mio servizio come collaboratore parrocchiale. Custodisco nella memoria e nel cuore» − continua don Enzo − «sguardi, incontri e vite di persone che hanno bussato alla nostra porta trovando un clima di accoglienza, di ascolto e vicinanza. Per favorire tutto questo, grande è stata la collaborazione non solo tra i parrocchiani ed i Missionari ma è importante sottolineare come la presenza dei seminaristi del nostro Seminario Maggiore, che svolgono il proprio servizio, ha arricchito questo clima di “famiglia”».
Nel corso di questi cinquant’anni di vita tante sono state le famiglie che si sono avvicinate a questa realtà parrocchiale come Armando Seghetti e Nina Damiano che ammettono «siamo “capitati” qui perché qui abbiamo trovato casa nell’ottobre 1980. Circa 9 anni di matrimonio e in crisi. I motivi? Tanti e quasi tutti dovuti a me che non sopportavo più Nina. Su indicazione del portiere del nostro stabile, Nina arrivò in parrocchia accolta da don Fiorenzo Tonachini. Fummo invitati ad un incontro per genitori con figli che erano iscritti al corso di catechismo. Venne solo lei perché io “avevo da lavorare e studiare”. Invece era un invito a una catechesi per adulti. Lei mi attese quella sera e mi chiese se la cosa mi interessava. Accettai dicendo: «Tanto non potrà andare peggio di così». Invece tutto è cambiato!
Il cammino di fede a contatto con la Parola di Dio, l’Eucarestia, lo scambiarsi le reciproche esperienze e titubanze, l’intuizione del parroco don Giuseppe La Favia che ci propose di collaborare nella preparazione al matrimonio dei nubendi, ci ha fatto riscoprire l’amore fra noi e il valore e la felicità di stare insieme a svolgere un servizio. Abbiamo ritrovato il nostro progetto matrimoniale» − concludono i due sposi − «avere con noi e in mezzo a noi il Signore. Poi arrivò il nuovo parroco don Enzo che mi propose di iniziare la preparazione al Diaconato permanente. Cinque anni ancora più intensi dell’amore di Dio culminati con l’ordinazione, a San Giovanni in Laterano il 23 novembre 2002. Non potrò mai dimenticare che, mentre ero pronto a terra per ricevere lo Spirito Santo, dietro di me in piedi c’era Nina, a suggellare ancora una volta un patto d’amore del Signore Gesù Cristo con noi due».
Un’altra coppia, Lucio Favati e Francesca Balestrieri, che si è “affacciata” a questa realtà parrocchiale, cominciando a frequentare i Sacramenti ed arrivando
a condividere la Spiritualità del Sangue di Cristo racconta che «a fine 2013 abbiamo deciso di sposarci e, senza arrenderci dinnanzi alle prime difficoltà, abbiamo provato a chiedere alla Parrocchia e lì abbiamo incontrato per la prima volta don Enzo, il parroco. Lui ci ha subito accolto, si è fatto raccontare la nostra situazione e ci ha iscritto al corso prematrimoniale. Ci siamo sentiti da subito come in famiglia.
A luglio del 2014 ci siamo sposati. Durante il corso prematrimoniale abbiamo conosciuto una coppia che ci ha inviato a partecipare al gruppo di cui loro facevano parte e, nel 2015, abbiamo iniziato il nostro percorso spirituale nell’USC.
La Parrocchia ci ha aiutato a farci capire come essere famiglia e, allo stesso tempo, parte di una comunità».
Gianluca Proietti, catechista dell’Oratorio, confida che «i cinquant’anni della Parrocchia sono una giornata in cui ringraziare per il dono che questa realtà rappresenta per molti e contemplare i germi di Regno che questa ha saputo edificare nelle relazioni che in essa si sono generate. Di questi cinquant’anni ho vissuto una piccola parte. Varcai per la prima volta la soglia della Parrocchia in una domenica di settembre del 2009: un mio amico, già catechista, mi invitò
a partecipare alla Messa dei bambini; al termine della Celebrazione mi presentò la responsabile dell’Oratorio che mi parlò del Corso Allievi e da quel sì, impulsivo e non troppo convinto all’epoca, è cominciato tutto. Da diversi anni non avevo più una Parrocchia che sentissi come casa e cercavo il mio posto: in quella Messa e in quel rapido dialogo qualcosa mi disse che forse la ricerca era finita. Da subito mi sono sentito accolto e pian piano in quelle stanze e in quel cortile ho sperimentato un senso di pienezza, un impegno che arricchiva la vita dandole senso e profondità. La comunità dell’Oratorio e le tante persone incontrate sono state un habitat di crescita in cui scoprire i miei talenti, accettare le mie fragilità e i miei limiti per formarmi come persona e come cristiano: la Parrocchia è stata una scuola di vita vera e propria e sento che senza di essa non sarei la stessa persona. Il sogno per la Parrocchia del domani è una comunità sempre più giovane e dinamica, dotata di spazi accoglienti che possano divenire, ancor più, luogo di incontro e crescita».
Maria Cifaldi, anche lei catechista di Oratorio, raccontando la propria esperienza sottolinea che «io posso dire di essere letteralmente “nata” in questa comunità. Nonostante non sia la mia parrocchia di appartenenza, lo è stata dei miei genitori che hanno scelto di frequentare attivamente questa Parrocchia.
Non faccio fatica a ricordare i tanti pomeriggi che ho passato qui. “Andiamo alla villa” era una frase che mi veniva detta quasi ogni pomeriggio. Tra gli impegni in Oratorio e con gli adolescenti mi sono accorta che il tempo trascorso, consapevolmente o no, in queste mura è stato veramente tanto e, sebbene a volte me ne lamenti un po’, non posso negare che mi ha permesso di “sentirmi a casa”. Se penso al futuro ho due sensazioni preponderanti: la prima è la preoccupazione che con il passare degli anni le questioni, le relazioni e i rapporti vadano scemando, seguendo questo sempre più diffuso disinteressamento verso la fede che permea il nostro Paese e che, inevitabilmente, sta colpendo anche la nostra Parrocchia. La seconda è la fiduciosa speranza che ciò non accadrà: in primo luogo, perché siamo nelle mani del Signore Vita delle USC e, se in questi primi cinquant’anni ha posto la Sua mano, sono confidente che lo farà ancora. Dai primi anni in Oratorio, e soprattutto negli ultimi, con il gruppo adolescenti “Everland”, abbiamo investito tanto per trasmettere ai ragazzi la visione di una Parrocchia che li accolga e nella quale possano sentirsi parte attiva, liberi di esprimersi e “a casa”».
Il parroco, don Benedetto Labate, anche a nome dei suoi confratelli di comunità, si dice molto felice e soddisfatto sottolineando che «nel nostro cuore è presente un grande sentimento di gratitudine per questo popolo che ci ha accolto nel corso degli anni e, molto, lo dobbiamo ai parroci che si sono susseguiti nel corso del tempo. Nel nostro piccolo continuiamo ad annunciare il Vangelo, portando avanti la missione affidataci dalla Chiesa, attraverso il nostro Fondatore San Gaspare del Bufalo».

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