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Aldo Onorati

di Pierino Montini

Aldo Onorati risiede in Albano Laziale (RM). È assiduo frequentatore del santuario di San Gaspare del Bufalo ed amico dei figli del Santo, del quale coltiva una profonda sintonia spirituale. Personalità artistica di livello internazionale, è amatissimo nell’ambito culturale dei Castelli Romani. È stato amico fraterno di Pier Paolo Pasolini, di Piero Angela, di Alberto Moravia e volto noto al pubblico televisivo per lezioni su Dante anche in riferimento al recente anniversario del genio fiorentino. Attualmente cura le Lectures Dantis nella sede centrale della Società Internazionale Dante Alighieri in Roma, tenendo al riguardo conferenze sia in Italia che all’estero. Noti alcuni suoi testi dedicati a peculiarità della poetica dell’Alighieri: Dante, Petrarca, Boccaccio (2004); Riscontri concettuali fra la Divina Commedia e la canzone di Dante (2012) in collaborazione con L. M. La Favia; Il senso della gloria in Dante, Foscolo, Schopenhauer e Leopardi (2014); Dante e san Francesco. Il “segreto” di madonna Povertà (2015); Dante e gli omosessuali nella “Commedia”. Tra Inferno e Paradiso (2020). Da tempo si impegna a testimoniare valori non superficiali ma reconditi. Vale a dire: non interessarsi a ciò che incarta un contenuto per dare senso all’incartamento, ma scavare, scovare il senso, il sapore del Contenuto vero. E ciò a partire dalla pubblicazione del tascabile dedicato all’Incontro con Zaccaria Negroni (1986), preceduto, però, da altre significative pubblicazioni: Nel frammento la vita (F); Università undicesima bolgia (C); Le speranze illecite (S); Lettere al padre (L); Quelle voci trasparenti (V); La sagra degli ominidi (O); seguito da Amori di un adolescente e L’orgoglio della creta (1987). Non c’è dubbio che Onorati pone interrogativi radicali riguardanti l’uomo, il mondo e Dio: «Che cosa significa venire al mondo? Perché nascere quando si deve morire?» (V, 43). «Che cosa c’è al di là di noi?» (O, 104). «Dove conduce l’olocausto degli esseri umani?» (C, 18). «Che mondo è questo dal momento che l’uomo giusto è deriso e ucciso?» (L, 24). Onorati è immerso nel «tormento degli opposti» (L, 77): da una parte aspira a…, dall’altra avverte di essere schiavo, succube di… Egli è sicuro che in noi esistono dei momenti nei quali si manifestano queste domande, ma è altrettanto certo che non saremo mai in grado di dare una risposta esauriente a tali domande (F, 103; O, 103), perché in noi si annida L’orgoglio della creta. E, pertanto, tra le affermazioni che la vita è una condanna (F, 13) o un venir fuori dal nulla per ricadere nel nulla (S, 9) e l’affermazione che la vita è un «mistero» (C, 36), un «miracolo» (O, 39), si pone l’esigenza di una «scelta» (I, 16). Il pregio migliore dell’uomo non è nell’illusione di sapere ma nella verità di non sapere. Scrive espressamente che occorre ricercare l’uomo e non le varie ideologie politiche o religiose (C, 83), perché l’essere umano non si liquida con nessuna formula: ognuno di noi è un mistero, non risolvibile alla luce anche della sola sociologia (L, 83). L’uomo è ricerca interminabile perché è un mistero incontrollabile. La ricerca sul senso dell’umanità richiede un approccio basato sull’umiltà (L, 14), dal momento che l’uomo non può pretendi Pierino Montini dere di comprendere il Mistero e neppure ipotizzare l’annichilimento del Mistero solo perché egli è incapace di comprenderlo. Siamo creta e, pertanto, dotati solamente dell’orgoglio della creta. E, per di più, esistono in noi delle condizioni che non favoriscono il nostro cammino verso il mistero. Esse sono la morte, il dolore, l’ingiustizia, l’amore tradito. La via che si addice di più all’uomo dei nostri giorni è la “via del dubbio”. Il dubbio è «fecondo» (O, 109) se fondato non a livello razionale ma religioso. Ogni dubbio è uno spalancarsi della coscienza nell’abisso del nulla e del dolore. È lo spazio intermedio entro il quale l’uomo può discutere sul nulla, sul dolore, sulla morte, sull’ingiustizia, ma anche sull’esistenza di un Alcunché che supera tutto. Ricercarsi per ricercare, perché per Onorati «ognuno di noi è un mistero» (L, 43) e il vero «mistero è Dio» (C, 32). La fine di tale percorso risiede in un paradosso trasfigurativo: il termine di avvicinamento tra mistero di Dio e mistero umano rivela di essere l’inizio di un incamminamento dal momento che la profondità e l’ampiezza del Mistero stesso sono nel Mistero stesso. Tutto ciò non è un andare dal mistero dell’uomo al Mistero di Dio, ma un movimento contrario: fare in modo che il Mistero divino si travasi nel mistero umano. Un messaggio attualissimo in un momento storico-culturale in cui l’uomo crede di aver sconfinato oltre i limiti dell’Infinito, non tenendo presente di essere creta e, pertanto, dotato solamente dell’orgoglio della creta.

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