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Alla ricerca di Peter Pan

di Paolo Gulisano

Da oltre un secolo in qua una piccola figura si aggira nel mondo dell’immaginario letterario: Peter Pan, uno dei personaggi della letteratura più famosi al mondo. Peter Pan nacque dalla fantasia dello scrittore scozzese James Matthew Barrie, che immaginò un bambino che vola e si rifiuta di crescere, trascorre un’avventurosa infanzia senza fine sull’Isola che non c’è, come capo di una banda di Bambini Sperduti, in compagnia di Sirene, Indiani, Fate e Pirati; occasionalmente incontra persone nel mondo reale, da dove egli stesso proviene, avendo vissuto i primi tempi della sua eterna infanzia nei Giardini di Kensigton, a Londra.
Peter Pan aveva fatto la sua prima comparsa in un’opera teatrale che Barrie aveva messo in scena nel Natale del 1904, e a seguito dello straordinario successo ottenuto presso critica e pubblico, rielaborò ulteriormente il materiale e nel 1911 pubblicò il romanzo di Peter Pan che da allora ha incantato milioni di lettori e ispirato numerose opere di varia natura: dai film, tra cui quello celeberrimo di Walt Disney, ai cartoni animati, fumetti, musical, lavori discografici ispirati agli scritti di Barrie. La storia del ragazzo che non voleva crescere è dunque diventata una sorta di mito paradigmatico: l’appellativo di “peter pan” lo si usa ogni qual volta ci si trovi di fronte a persone giovani o non più tali ma che manifestano uno stile giovanilista, un po’ sbarazzine, magari anche ribelli e anti-conformiste. Almeno all’apparenza. Il nome di Peter Pan è addirittura entrato nell’uso comune medico in seguito alla pubblicazione nel 1983 di un libro di Dan Kiley, intitolato The Peter Pan Syndrome: Men Who Have Never Grown Up. La sindrome di Peter Pan è quella situazione psicologica in cui si trova una persona immatura, che si rifiuta − oppure è incapace − di crescere, di diventare adulta e di assumersi delle responsabilità. La sindrome è una condizione psicologica patologica in cui un soggetto rifiuta di operare nel “mondo degli adulti” in quanto lo ritiene ostile e si rifugia in comportamenti ed in regole comportamentali tipiche della fanciullezza. Paradossalmente il personaggio di questo bambino-folletto ha davvero raggiunto l’immortalità, superando la fama del suo stesso inventore. Di James Matthew Barrie, autore estremamente prolifico, romanziere e drammaturgo, oggi si ricorda quasi esclusivamente il piccolo eroe dell’Isola-che-non-c’è.
Sono passati centocinquanta anni esatti da quando Barrie vide la luce nell’affascinante terra di Scozia, a Kirriemuir, nella regione di Angus, in vista delle prime propaggini delle celebri, meravigliose Highlands, terre della storia e della fantasia, del mito e della leggenda, terre di eroi tragici, di fate, di tristi ricordi e malinconie mai sopite per le glorie perdute dei clans. Vallate in cui sembrano ancora echeggiare le cornamuse che chiamavano gli uomini in kilt ad epiche imprese.
Kirriemuir, ancora oggi piccolo villaggio, ricorda il suo più celebre figlio con una statua che campeggia nella via principale del borgo, tra negozi e abitazioni. Decisamente più affascinante è però l’omaggio riservato a Barrie dalla sua città d’adozione, quella Londra dove trovò lavoro e fortuna, e dove ambientò il suo capolavoro. Nei giardini di Kensington, là dove la sua fantasia aveva collocato l’origine del suo Peter Pan, c’è una magnifica statua del fanciullo che non voleva crescere. La statua fu peraltro realizzata quando il suo autore era ancora in vita − dato l’enorme successo mondiale che Peter Pan aveva ormai raggiunto − e Barrie, osservandola, disse che le mancava qualcosa: in quel bambino ridente e felice trovò che mancasse il lato oscuro di Peter Pan.
Uno dei temi chiave di Peter Pan è l’esaltazione della fantasia, oltre che dell’infanzia; anzi, la preziosità dell’infanzia sta nell’essere un periodo magico, della vita dell’uomo nel quale la mente riesce a contemplare un mondo fantastico, e con la sua fede innocente lo trasforma in una realtà che appare più vera del mondo sensibile. In virtù della fantasia si può trasformare in realtà la Never-Neverland, l’isola costruita con i giochi di ragazzi di tutto il mondo, dove, per la loro fede in Peter, Wendy Gianni e Michele trovano realizzate le loro fantasticherie; questa fede rende gustosi i pasti immaginari, a base di frutti dell’albero del pane, panini di gelso polinesiano, patate dolci, mele tropicali, frullato di banana, il tutto innaffiato da succo di Baobab, come ci viene dettagliatamente riferito da Barrie. Cibi fantastici che nutrono realmente meglio di tutte le elaborate pietanze della reale vita quotidiana. La fantasia è concepita da Barrie in due modi: da un lato come un mondo che esiste di per sé accanto a quello sensibile, non meno reale di questo, a questo contrapposto in decisa antitesi; questa antitesi si manifesta nei termini di un dualismo: quello tra mondo reale e Neverland, L’Isola-che-non-c’è. Una forza creatrice, capace di realizzare per ciascuno di noi una vita che si svolge parallela e al di sopra di quella reale, una vita che si popola di creature che esistono soltanto in virtù del nostro pensiero, e sotto questo aspetto la fantasia si identifica con l’arte che è capace di dare vita a forme perfette, in quanto – appunto − eterne e immutabili. Crescere implica trasformazione, ma anche perdita di ciò che è stato: le responsabilità dell’età adulta non compensano il rimpianto per l’innocenza e la semplice felicità dell’infanzia perduta. Quella di Peter Pan è dunque ben più di una semplice fiaba per bambini, e questo ci fa iniziare a comprendere il permanere del suo mito. Il racconto di Barrie si colloca nel grande filone della narrativa di “anticipazione”, in cui l’autore lascia liberamente correre la propria immaginazione ma tiene ben desta la coscienza della realtà. Così, con questa consapevolezza, si può dunque entrare nella vita di James Barrie, e nel suo mondo inventato, attraverso la finestra aperta dalla fantasia, varco verso la favolosa terra di Neverland, verso i territori quasi inaccessibili dell’anima. Peter Pan ha detto e dato molto, in cento anni di vita, ma ancora molti segreti e misteri da rivelare.

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