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Amsterdam, Brado e Il sospetto

Di Alberto Celani, CPPS

Cinema

Amsterdam

di D. O’Russell, con C. Bale, J.D. Washington, M. Robbie.

New York anni ’30, due reduci e grandi amici, il medico bianco Burt e l’avvocato afroamericano Harold, si ritrovano a indagare sulla morte del loro ufficiale dei tempi della guerra, morte che la figlia sostiene esser sospetta. Il sospetto è ben fondato e questo innesca una serie di peripezie che rimette i due amici in contatto con il loro passato avventuroso ad Amsterdam e, soprattutto, con “lei”: Valerie, amante di Harold e amica di Burt, un’unione intensa di questo trio che sa di famiglia ma che si è persa lungo il cammino. Storia interessante, attori eccezionali, solo David O’Russell e pochi altri sono in grado di mettere insieme un cast così ricco e un progetto così ambizioso, ma niente di questo può salvarci da una colpevole superficialità.

Visivamente molto curato, condito da interpretazioni convincenti (su tutti il sempre ottimo Christian Bale), eppure la storia non decolla. O meglio, decolla pure ma noi siamo rimasti a casa. L’amicizia che muove i nostri protagonisti non è stata così fortemente dimostrata, quell’alchimia non si sente e allora tutto crolla, anche a causa di una serie infinita di sottotrame inutili con troppi personaggi sopra le righe. Non mi sono sentito intrattenuto, non mi sono scoperto intrigato da questo alone di mistero non così misterioso e non mi sono commosso per momenti di intensa drammaticità. Bello, ma inutile: vuoto!

Voto CinemaScopio: 6

Cinema

Brado

di K. Rossi Stuart, con K. Rossi Stuart, S. Nanni, V. S. Betti

Tommaso è un ragazzo che vive da solo, ha un amore travagliato e lavora in grandi cantieri edili, sua mamma è un’eterna adolescente in cerca di storie esotiche, il padre (Renato) è un solitario addestratore di cavalli. Renato si rompe un braccio per cercare di domare un cavallo pazzo di grandi speranze, per questo la sorella di Tommaso chiede aiuto al fratello per poter continuare l’opera del padre. Ho letto che si tratta di un western (no, mi dispiace, non serve un cavallo per rendere un film un western), il regista l’ha chiamato un film di impresa sportiva (ma non è quella la molla della narrazione), di fatto è una storia di paternità di rara crudezza e verità. Un film che merita di essere discusso.

Ho visto questo film dopo la diretta di Gigi De Palo e don Fabio Rosini con Kim Rossi Stuart per parlare di paternità: mi ha incuriosito.
Non è un film “cattolico” da vedere con il rosario in mano, non è un film per bambini e preadolescenti. È un film, lo ripeto, crudo, ma tanto vero. Una cosa mi ha colpito su tutte: il giovane protagonista Saul Nanni (che interpreta Tommaso), ragazzo capace con i silenzi e non solo con pianti e grida, di veicolare tutto il sentito interiore del personaggio. Vi direi questo: vedetelo e parlatene, ci sono elementi estremamente interessanti su cui interrogarsi: è il classico film da cineforum.
Esteticamente bello, emotivamente forte, vero ma non perfetto. La scena del compleanno è totalmente fuori luogo, non è adeguata alla presentazione dei personaggi fatta fino a quel momento e, inoltre, pone un’istanza di fede un po’ in fuorigioco, specie se paragonata alla maturità che si vede dopo. Il voto dipende dalla sua potenza, ma anche da alcuni piccoli difetti, ma per quel che riguarda la tematica sono estremamente soddisfatto. Potente!

Voto CinemaScopio:7 –

Il Sospetto

di A. Hitchcock, con J. Fontaine, C. Grant, N. Bruce.

Fine anni ’30, un astuto galantuomo corteggia in maniera audace la figlia di un generale. Lei, riservata e molto legata alle regole, si fa travolgere da tanta novità e in breve tempo sposa l’uomo. Ben presto vengono fuori le magagne: bugie, assenza di lavoro, impicci economici e soprattutto il vizio delle giocate alle corse con una serie infinita di debiti. Cosa è disposto a fare mio marito? E se fosse capace di qualunque cosa pur di rimanere a galla? Entriamo nel sospetto della protagonista.

In un’intervista Hitchcock sosteneva che il mistero è una questione di cervello, la suspense invece è un processo emozionale che si costruisce dando allo spettatore informazioni. Questo è un film di suspense, grande suspense, che stride con la goliardia del personaggio di Cary Grant, un uomo da commedia, gioiosamente irritante.
La suspense cresce perché noi non entriamo mai, e dico mai, nella mente dell’uomo. Tutto ciò che sappiamo viene dalle informazioni sulle sue magagne ma queste non danno la certezza di fare di lui un tale furfante, addirittura un assassino. La donna è apprensiva o cieca? Interessantissimo il tema dei finali di questo film che ha avuto vari disguidi (era previsto tra gli altri anche un finale riguardante la posta estremamente evocativo), il genio del regista alla fine ha escogitato il finale che voi vedrete, per alcuni un lieto fine, per me un finale nerissimo (tutto grazie alla suspense di cui sopra).
In ultimo vorrei citare dove si raggiunge secondo me il capolavoro: la scena della salita delle scale con il bicchiere di latte! Trovatemi una scena tanto emblematica altrove: altro che film dell’orrore o thriller da quattro soldi, in quella scena c’è tutto. Semplicemente arte!

Voto CinemaScopio: 9 –

Cinema

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