Intervista al segretario nazionale USC Valerio Felici
Valerio, allora, come ti senti dopo la tua elezione a primo Segretario nazionale dell’Unione Sanguis Christi?
Devo dire la verità, mi sento molto onorato di “entrare nella storia” dell’USC. Personalmente ho vissuto quest’elezione immerso nella preghiera personale (visto che ero alla Koinè) ma soprattutto comunitaria: la mia comunità, così come tante persone che non conoscevo ma erano presenti all’elezione, mi ha fatto sentire subito accolto e coccolato. L’emozione è ancora tanta, ma vedere tutte quelle persone venire ad augurarmi il meglio mi fa capire ancora più profondamente quanto l’USC sia una famiglia.
Come vedi il ruolo dei laici nell’Unione Sanguis Christi, alla luce delle sfide del tempo che stiamo vivendo?
Ritengo che i laici dell’USC siano chiamati a essere come le sentinelle: con lo sguardo rivolto fuori dalla Chiesa non per difendere ma per soccorrere chi ne ha bisogno. Per loro natura i laici sono immersi nel mondo e sperimentano problemi e sfide che i sacerdoti spesso vivono in modo “filtrato”. Il primo impatto che i lontani hanno con il Preziosissimo Sangue non è tanto con i sacerdoti, a meno di casi eclatanti come le missioni popolari, ma proprio con i laici: con i propri familiari, gli amici, i colleghi… le situazioni in cui siamo osservati e scrutati dal mondo sono innumerevoli e in questo noi rappresentiamo il biglietto da visita della Congregazione. D’altronde se un laico che dice di frequentare i missionari poi non si comporta da cristiano ne risente proprio per prima la Congregazione…
Come pensi di vivere e interpretare il tuo servizio, anche in collaborazione con gli altri consiglieri nazionali?
La prima cosa che ho pensato una volta eletto è stata: «Voglio vedere e toccare con mano tutte le comunità USC sparse in Italia». In questi 4 anni di mandato mi piacerebbe riuscire ad andare ad ascoltare e a vedere in prima persona quali sono le cose che funzionano e dove possiamo migliorare. In questo confido molto sia nei miei consiglieri, affinché possano offrire un punto di vista ulteriore, ma anche e soprattutto nei segretari e consiglieri locali con cui spero di potermi confrontare fin da subito.
Sono certo che in ogni comunità ci sia tanta ricchezza, che può essere condivisa anche con le altre realtà, ma anche tante sfide che possono aprirci gli occhi dove fino ad oggi siamo stati più superficiali o meno presenti.
Perché ritieni che la spiritualità del Sangue di Cristo sia particolarmente profetica per il nostro tempo, per la società e per la Chiesa di oggi?
Viviamo in un mondo evidentemente lacerato e diviso. Se apriamo i social, guardiamo la tv, parliamo con gli amici, si percepisce come le divisioni siano accentuate da tutti gli schieramenti possibili. E purtroppo questa divisione ha raggiunto anche la Chiesa, con i recenti scismi.
La spiritualità del Sangue di Cristo, risponde a queste divisioni in maniera esplicita: Cristo ha versato il suo sangue per tutti (cfr. 1Tm 2, 6) e con questa certezza nel cuore possiamo impugnare le armi della fede sempre e solo contro il vero nemico, colui che divide (cfr. Ef 6,12). Il sangue di Cristo ci chiama a farci prossimi a tutti, innanzitutto a coloro che pensiamo siano i nostri nemici, ci chiama a versare il sangue per loro in memoria di come Cristo per primo lo ha versato.
L’incontro con i Missionari del Preziosissimo Sangue e con la figura di san Gaspare del Bufalo ha cambiato la tua vita? In che modo questo incontro ha inciso sul cammino tuo e della tua famiglia?
Sono cresciuto in una famiglia non credente, e in questo posso dire che ho vissuto due grandi incontri con la fede: il primo con la Chiesa, tramite il percorso delle 10 parole; il secondo proprio con i missionari che, durante la missione per il bicentenario della fondazione della congregazione, mi hanno chiamato in prima persona a testimoniare la mia conversione e la mia fede.
Da quella missione, che ho ricevuto nella mia parrocchia, è cominciato il mio mandato verso i fratelli. Il mio cammino ormai è intimamente legato a quello dei missionari, così come quello di mia moglie e dei miei due figli. Ciò che facciamo dividendoci su due parrocchie (Santissimo Corpo e Sangue di Cristo e San Gaspare a Roma) è cercare di restituire un pezzettino di tutto l’amore che abbiamo sperimentato e che continuiamo a sperimentare sia da parte dei missionari che da parte di tutti i nostri fratelli e sorelle laici. C’è poco da fare, il sangue di Cristo è ormai il fondamento della mia fede!