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Assemblea Sinodale: Esperienza di ascolto generativo

di Nadia Coppa

È stata una Grazia, un dono dell’amore benevolo di Dio, poter partecipare alla XVI Assemblea ordinaria dei Vescovi dal tema: “Sinodalità: comunione, missione, partecipazione”. Ho vissuto realmente una forte esperienza di comunione, di incontro e di ascolto che ha ampliato la mia visione ecclesiale e ha accresciuto in me il forte senso di appartenenza alla Chiesa. Tanta passione missionaria e volontà di crescere nell’armonia e nel dialogo per edificare la Chiesa del Terzo Millennio, ripartendo da Cristo, pietra angolare. La ricchezza della diversità della Chiesa trova origine dall’ascolto della Parola di Dio, dalla partecipazione all’unico pane, l’Eucaristia. In Cristo, pietra angolare, siamo Popolo in cammino pronti ad edificare il tempio santo di Dio e a contribuire alla crescita del Regno. Sono stati giorni di ascolto profondo e di autentico e sincero dialogo in cui, facendo spazio alla Sapienza che si esprime nell’esperienza di ognuno, abbiamo aperto cuore, mente e volontà allo Spirito Santo, protagonista del Sinodo. Poterci ascoltare ai tavoli dei circoli minori, sulle tematiche del cammino sinodale e approfondire la voce dell’intera Chiesa che si è espressa nell’Istrumentum Laboris è stato meraviglioso. La Chiesa, che vive e abbraccia l’umanità, ha preso un tempo di pausa per ripensare sé stessa e per intravedere per nuovi orizzonti di speranza. Abbiamo sperimentato realmente la presenza dello Spirito che nella diversità ci rende uno: siamo stati sospinti e condotti per mano dall’Amore di Dio che armonizza le differenze e consola. La presenza dello Spirito è generativa e vivificante e ci illumina in questi tempi ottenebrati da tante forme di violenza e dalle guerre. È stato un Sinodo in cui si sono sentiti il “grido dei poveri” e “le voci del mondo”. L’assemblea è stata profondamente turbata dalla guerra in Medio Oriente, abbiamo sentito il dramma angosciante del dolore innocente che si innalza da tanti angoli della Terra, in questa “terza guerra mondiale a pezzi”. Abbiamo ascoltato i discorsi angoscianti dei Vescovi e i laici dell’Ucraina, dell’Africa e del Medio Oriente. Si è creato un clima molto libero, familiare, che ha favorito una serena condivisione su argomenti importanti al cuore del futuro della Chiesa.
Abbiamo camminato insieme. Attraverso le diverse esperienze proposte (ritiro, rosario, adorazione, incontri e il pellegrinaggio alle Catacombe) abbiamo rafforzato “legami di amicizia”, nati ai circoli, ci siamo conosciuti e ci siamo dedicati a cercare di capire quali sono le istanze prioritarie per una Chiesa in trasformazione. Ci sono delle barriere, delle sfide, ma siamo certi che queste cadranno perché il punto di riferimento per questa nostra ricerca è la carne di Cristo sofferente. Questo Sinodo è stato il kairos per un ritorno al Vangelo, alla radicalità di una testimonianza forte e coraggiosa del primato di Dio. Stiamo riscoprendo che lo Spirito Santo fa nuove tutte le cose e che il rinnovamento della Chiesa passa attraverso una testimonianza autentica e credibile del nostro camminare con Cristo, abbracciando ed includendo tutti nel cammino. In ascolto dei gemiti dello Spirito, ci siamo lasciati condurre dallo stesso Soffio Divino su orizzonti nuovi di comunione per essere chiesa missionaria, inclusiva e pertanto profetica. Soltanto attraverso un’intensa vita mistica, in dialogo profondo con Dio, è possibile porsi al servizio della fraternità con cuore aperto e libero, pronto ad abbracciare tutti e ad essere «sale della terra e luce del mondo». La Chiesa sinodale, che stiamo già sperimentando, è la Chiesa dialogante, che cerca insieme percorsi per incoraggiare tutti a cercare Dio e per facilitare l’incontro con Cristo. Siamo chiamati a recuperare l’icona della Chiesa delle origini, con una pluralità di volti, di carismi e ministeri posti al servizio del Vangelo. Nella relazione di sintesi viene dedicato ampio spazio alla centralità dei poveri, ma anche all’impegno sociale e politico del credente per liberare chi fa più fatica dal bisogno, promuovendo un reale cambiamento sociale. Al centro dell’interesse il ruolo delle donne. Come elemento dinamico della missione, la donna intuisce il movimento della vita, intesse relazioni nuove e improbabili, pazientemente porta e scioglie conflitti. La donna è grembo generativo… annunciatrice di rinascite. Una chiesa femminile ha in sé la forza della fecondità e della generatività. Si auspica una sempre maggiore presenza e partecipazione delle donne nella Chiesa e questo non per ambizione di potere o sentimenti di inferiorità, ma in fedeltà al progetto di Dio e alla valorizzazione dei diversi doni. Troviamo poi considerazioni importanti sul dialogo interreligioso, l’ecumenismo e la formazione di tutto il Popolo di Dio alla corresponsabilità e al servizio sul modello di Gesù che lava i piedi ai suoi, antidoto ad ogni forma di clericalismo. Desideriamo una Chiesa dove tutti si sentono protagonisti e impegnati corresponsabilmente alla sua crescita: una Chiesa che, come una famiglia, accoglie tutti, protegge, integra. Una Chiesa dalle porte aperte, che fa spazio a tutti.

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