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Attraverso la croce abbiamo scoperto che siamo dono uno per l’altro

di Vincenzo Giannuzzi

Carissimi lettori, pubblico in questo numero di “Nel Segno del Sangue” una lettera ricevuta da poco. È la vita di una coppia che ho avuto la grazia di conoscere e che mi ha insegnato ad amare sempre e comunque, perché ad amare, vale sempre la pena. Naturalmente riporto qui solo l’essenziale della lettera e dei colloqui vissuti con Matteo e Gianna. Vi abbraccio e vi benedico. 

Carissimo Padre Vincenzo sono Gianna, ho 45 anni, sono un architetto e sono sposata da 15 anni con Matteo. Abbiamo una figlia, Sofia di 12 anni.
Le scrissi circa due anni fa per una situazione un po’ complicata con mio marito. Le dissi che ero ormai stanca del rapporto con Matteo, non aveva più tempo per la sua famiglia. Preso eccessivamente dal lavoro che peraltro aveva paura di perdere, ha iniziato a trascurare me e, in modo particolare, Sofia. Non lo riconoscevo più. Le scrissi che avevo l’intenzione di allontanarlo perché la sua “presenza assente” era frustrante per noi. Era un continuo litigio anche alla presenza di Sofia.
Ero sempre più convinta di separarmi e quando mi decisi di farlo successe qualcosa di strano, ma che oggi posso dire provvidenziale. Matteo, a gennaio scorso, inizia a fare degli accertamenti a mia insaputa. Dopo qualche settimana, arriva la diagnosi: sclerosi laterale amiotrofica (SLA). Un fulmine a ciel sereno. Ricordo la sera quando è rientrato a casa, io ero pronta a sfogare la mia rabbia, quando vedo lui scoppiare in un pianto a dirotto.
Non riusciva neanche a parlare. Sembrava un bambino impaurito. Mi ricordo che mi abbracciò forte e mi ripeteva che aveva paura, che non voleva perdere la sua famiglia. Dà lì è iniziata una vita nuova. All’inizio tutto è stato difficile. Devo, però, ringraziare il buon Dio che ci ha fatto incontrare persone che ci hanno aiutato e continuano a farlo, tra cui un sacerdote che ci ha fatto vedere questa nuova situazione di vita come opportunità per scoprire la bellezza della vita, la bellezza di chi si ha accanto. Io e Matteo abbiamo scoperto e continuiamo a scoprire che attraverso questa croce siamo dono l’uno per l’altra. La malattia ha portato Matteo e me a ridimensionare il nostro rapporto, a capire che ciò che conta è la nostra relazione e il dono immenso di Sofia. Da quando è iniziata la nostra nuova vita, Matteo guarda Gesù Crocifisso e dice: «Mi sento così vicino a lui, mi sembra di assomigliargli!».
Caro padre Vincenzo, è proprio vero che questo cammino così difficile e profondo trova il suo senso in Gesù. Mi ripeto spesso la Parola del Vangelo che lei mi ha consegnato l’ultima volta: «Il Signore Gesù è venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». E la Vita più bella che mi ha donato è il rapporto con mio marito e mia figlia.
Grazie padre Vincenzo della sua disponibilità e la sua preghiera. Continui a pregare per noi.
Gianna, da Firenze

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