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Cambiamento o status quo della nostra vita di fede?

Di Domenico Barbati

L’ esperienza di fede è oggi in crisi, perché prigioniera di una concezione di Dio, dell’uomo e della storia inadeguata e in buona parte estranea alla maniera di vivere e pensare dell’uomo contemporaneo. Nessuna meraviglia per questo: sempre l’esperienza di fede ha dovuto adattare i suoi obiettivi di Dio e dell’uomo alla cultura del tempo. Variando la cultura − e quindi l’immagine dell’uomo, di Dio e del mondo − varia il modo di vivere e di pensare. Si faccia un confronto fra le concezioni dei popoli primitivi e le attuali; certamente il modo di vivere alla presenza di Dio è molto diverso. Sono esemplari a riguardo alcuni testi del Concilio Vaticano II:
− Il discorso di papa Giovanni XXIII all’apertura del Concilio: «è necessario che questa dottrina certa e immutabile… sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo. Altro è infatti il deposito stesso della fede… e altra cosa è la forma con cui quelle verità vengono enunciate…».
Costituzione Gaudium et Spes (nn. 42-44): la Chiesa «fin dall’inizio della sua storia imparò ad esprimere il messaggio di Cristo, ricorrendo ai concetti e alle lingue dei diversi popoli…».
Ecco allora alcune tracce per il superamento della crisi:
1. Esigenza di sintonizzarsi con la propria cultura: «essere nel mondo perché solo così si può rendere credibile e comprensibile ciò che pone in crisi e salva il mondo».
2. Ciò esige l’insistenza nel mostrare la storia come dinamismo messo in moto e costantemente mosso dalla promessa del Regno di giustizia e di pace reso presente in Gesù.
3. Ciò comporta la capacità di cogliere i “segni del tempi”; la ricerca di unità mondiale fra i popoli; la nausea sempre più profonda per la guerra; un’ansia verso l’egualitarismo; l’emancipazione della donna; ecc.
4. Il valore dell’uomo e la sua attuazione sta nella fedeltà alla speranza di nuovi cieli, nell’ansia operosa di creare nuovi rapporti fraterni, nello slancio sofferto con cui si opera nei movimenti di liberazione dell’uomo. A questi uomini che purtroppo vivono questo anelito in modo contraddittorio (cioè umano) si deve annunciare che, se credono nel futuro, Dio perdona, Dio dona forza per resistere, Dio dona luce per andare avanti in maniera corretta.
Per la riflessione.
Se questa è la linea entro la quale esporre e far vivere l’esperienza di fede oggi − linea che si confonde con la storia degli sforzi umani per liberare la terra dal peccato − urge interrogarsi sulle esigenze di rinnovare la predicazione, la morale e l’esperienza di fede.
Circa la predicazione: questa è ridotta a presentazione di norme e precetti, o cerca di mostrare la dinamicità della fede all’interno della persona e della società?
Circa la morale: i segni dei tempi: sono colti? Ci si sforza di cogliere la direzione di certi atteggiamenti e l’ansia che li muove?
Circa l’esperienza: si è sempre critici verso ciò che operiamo?
Siamo sempre coscienti che in noi ci sono contraddizioni, parzialità?
Il rischio di identificare con Dio ciò che noi facciamo e la stessa storia, è sempre grosso!

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