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Catechesi e Preghiera “Il Cortile”

Di Giacomo Manzo

Canto iniziale: : Spirito creatore

Esposizione eucaristica

Dagli Atti degli Apostoli (10,1-23): «1 Vi era a Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte detta Italica.

2 Era religioso e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio.

3 Un giorno, verso le tre del pomeriggio, vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: “Cornelio!”.

4 Egli lo guardò e preso da timore disse: “Che c’è, Signore?”. Gli rispose: “Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio ed egli si è ricordato di te.

5 Ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone, detto  Pietro.

6 Egli è ospite presso un tale Simone, conciatore di pelli, che abita vicino al mare”.

7 Quando l’angelo che gli parlava se ne fu andato, Cornelio chiamò due dei suoi servitori e un soldato, uomo religioso, che era ai suoi ordini;

8 spiegò loro ogni cosa e li mandò a Giaffa.

9 Il giorno dopo, mentre quelli erano in cammino e si avvicinavano alla città, Pietro, verso mezzogiorno, salì sulla terrazza a pregare.

10 Gli venne fame e voleva prendere cibo. Mentre glielo preparavano, fu rapito in estasi:

11 vide il cielo aperto e un oggetto che scendeva, simile a una grande tovaglia, calata a terra per i quattro capi.

12 In essa c’era ogni sorta di quadrupedi, rettili della terra e uccelli del cielo.

13 Allora risuonò una voce che gli diceva: “Coraggio, Pietro, uccidi e mangia!”.

14 Ma Pietro rispose: “Non sia mai, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano o di impuro”.

15 E la voce di nuovo a lui: “Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano”.

16 Questo accadde per tre volte; poi d’un tratto quell’oggetto fu risollevato nel cielo.

17 Mentre Pietro si domandava perplesso, tra sé e sé, che cosa significasse ciò che aveva visto, ecco gli uomini inviati da Cornelio: dopo aver domandato della casa di Simone, si presentarono all’ingresso,

18 chiamarono e chiesero se Simone, detto Pietro, fosse ospite lì.

19 Pietro stava ancora ripensando alla visione, quando lo Spirito gli disse: “Ecco, tre uomini ti cercano;

20 àlzati, scendi e va’ con loro senza esitare, perché sono io che li ho mandati”.

21 Pietro scese incontro a quegli uomini e disse: “Eccomi, sono io quello che cercate. Qual è il motivo per cui siete venuti?”.

22 Risposero: “Il centurione Cornelio, uomo giusto e timorato di Dio, stimato da tutta la nazione dei Giudei, ha ricevuto da un angelo santo l’ordine di farti venire in casa sua per ascoltare ciò che hai da dirgli”.

23 Pietro allora li fece entrare e li ospitò».

LA TERRAZZA DELLA CASA

Siamo all’ora sesta e Pietro nella casa dove è ospite sale in terrazza per la preghiera. Si tratta di un luogo posto in alto, che richiama la sala superiore in cui avviene la Pentecoste (At 1,13), ma anche del luogo più “aperto” della casa quello che segnerà una vera e propria rivoluzione nella storia della chiesa: da questa terrazza, infatti, inizierà quel processo di conversione per cui si manifesterà la chiamata universale alla salvezza e al dono dello Spirito Santo; un processo, infatti, che troverà compimento pochi versetti dopo con la seconda Pentecoste, quella del battesimo dei pagani presso la casa del centurione Cornelio. Questo capitolo 10 segna davvero una svolta nel percorso degli Atti degli Apostoli.

Pietro ad una certa ora ha fame e questa fame simboleggia molto più “la fame della salvezza del mondo” proprio nell’ora stessa della crocifissione, come anche dell’incontro con la donna “diversa” perché samaritana (Beda il Venerabile).

Il piano alto c’insegna a seguire sempre le cose celesti e non quelle terrene. Sarà lo Spirito Santo, infatti, a guidare Pietro sulla via della nuova Pentecoste. Subito dopo aver accolto gli uomini di Cornelio, si recherà con loro alla casa del centurione e qui i due parleranno delle rispettive visioni e Pietro affermerà esplicitamente:
«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga».

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CHE NESSUNO SIA RIFIUTATO COME
IMPURO O PROFANO…

Il teologo ed eremita del IV secolo Didimo il Cieco commentava questo passo facendo notare che con queste parole viene rifiutata la visione per cui ci sono persone che sono impossibilitate a ricevere la salvezza, in quanto, invece, nessuno è cattivo per natura. Così Dio, per insegnare a Pietro che nessuno deve essere rifiutato come impuro o profano, mandò dal cielo sulla terra questa grande tovaglia con quegli animali considerati tali e quindi da non mangiare per un pio ebreo e gli fece comprendere che, riguardo alle persone, nessuno è impuro per natura. Da questo nasce per Pietro l’ospitalità verso gli uomini di Cornelio e poi, a seguire, il suo andare con loro nella casa stessa del centurione.

L’esigenza di conversione per Pietro emerge nel momento in cui si deve confrontare con un contesto culturale e religioso diverso. In questa situazione nuova egli mostra resistenze, fatiche e perplessità di fronte all’apertura inattesa del disegno divino (A. Barbi). La “terrazza” in cui si apre alla nuova prospettiva celeste e il dialogo nella propria casa preparano l’azione dello Spirito Santo a superare i pregiudizi culturali e religiosi, gli schemi più rigidi, le pastorali ripetitive e c’interpella tutti ad essere sempre pronti a tante forme di dialogo e di confronto abbandonando anche gli stereotipi e le apparenze, per guardare più profondamente il cuore delle persone e così lasciar operare lo Spirito Santo. Si intravede una Chiesa che riconosce la pari dignità e vive la comunione tra persone e gruppi che provengono da culture e percorsi diversi (A. Barbi). Da questi brani dovrebbero nascere sempre nuove ispirazioni per una Chiesa più unita e sempre in dialogo.

Il confronto cordiale, infatti, fa parte di quella via somma dell’evangelizzazione che è la via dell’amicizia tra i popoli e tra le persone. In quest’amicizia già si manifesta la Verità, in quanto la Verità stessa non è altro che l’amore e… ubi caritas ibi Deus (“dove c’è l’amore, lì c’è Dio”).

Padre Nostro
Preghiamo. O Dio, che hai fatto della tua Chiesa il segno visibile della Gerusalemme celeste, per la forza misteriosa di questo Sacramento fà che possiamo entrare nella dimora della tua gloria. Per Cristo nostro Signore.
Benedizione eucaristica.
Canto finale: Il mio cuore bruci

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