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Conoscere l’uomo per amarlo oppure amarlo per conoscerlo?

di Paul Ndigi

Origine e significato della filosofia

Di origine greca, la parola “Filosofia” è composta da philein, “amare”, e sophia, “sapienza”. Ci rimanda al concetto di “amore per la sapienza”, o “amore per la conoscenza”, cioè una predisposizione naturale, una tensione verso la ricerca del sapere, della conoscenza. La conoscenza e l’amore sono due attributi connaturali ad ogni vivente. In altre parole, ogni essere sperimenta nel suo intimo l’assoluta necessità della conoscenza e dell’amore conformemente alla sua specie.

La contraddizione umana: amore e violenza

Eppure succede che l’uomo uccide per amore pur consapevole dell’esistenza di una norma contro tali estremi. E se non esistessero condanne contro chi intenzionalmente mette fine alla vita altrui, come sarebbero i rapporti interpersonali? Influenzato dal fenomeno della globalizzazione, egli fatica ancora a stabilizzare i suoi rapporti con il prossimo. Certo, non si tratta di fermare la ricerca o lo sviluppo, ma di essere consapevoli che è necessario custodire l’umano, salvaguardare ciò che lo contraddistingue, lo caratterizza e gli conferisce una speciale dignità. Naturalmente il difetto di fabbrica implica il malfunzionamento del fabbricato.

Conoscere o amare per primo?

Ora, per consolidare i suoi rapporti, è conveniente conoscere l’uomo per poi amarlo oppure bisogna amarlo per conoscerlo strada facendo? Quanto ci vorrà per realizzare tale impresa dato che egli è un mistero? Ogni uomo in realtà è un’idea creatrice e di conseguenza una forma di perfezione insostituibile perché voluto dal Creatore. Cercare di cambiarla sarebbe solo illusorio; e chi vive di illusione non vive razionalmente, non vive realmente.

L’uomo come essere complesso

Anche se l’uomo è un essere razionale, non va ridotto a questa sola facoltà. È altresì un essere volenteroso, spirituale, desideroso e quindi capace di amare per vivere. Solo che quando viene meno l’uso di questa facoltà, comincia a manifestare atteggiamenti d’immaturità. Amare è un’arte e, come tale, si impara apprezzando non emotivamente ma razionalmente e effettivamente ogni cosa. Non è un colpo di fulmine; richiede disciplina e tempo necessario per conoscere e lasciare maturare l’oggetto da amare.

L’amore e la presenza

L’amore è la radice comune di tutte le inclinazioni e di ogni attività, fondato sull’unità e sulla presenza. Chi dice “amore” dice anche “presenza”, perché l’assenza genera solo dispersione, divisione. Nella maggioranza dei casi, la presenza dell’altro è una ricarica di speranza perché assicura che la nostra vita ha una dignità e, quindi, è importante anche per quelli che ci amano. Se oggi il dominio del mondo passa attraverso la forza con tutte le sue sfumature, la sua costruzione e la cura della vita sono opere dell’amore e della conoscenza. Senza amore, anche l’autorità diventa solo tirannia, riducendo l’altro alla schiavitù anziché promuovere la sua dignità e felicità.

La violenza e la società contemporanea

Purtroppo, la crescita della violenza nella nostra epoca è sorprendente e preoccupante. Ma è umano disprezzare o fare violenza alla persona amata? Non sarebbe fonte di gioia e di orgoglio la sua presenza, una soluzione per colmare il vuoto, i nostri desideri? Se l’uomo felice è colui che possiede ciò che ama, il bene non può che rimanere l’oggetto per eccellenza dell’amore. Pertanto, tutto ciò che è contrario al vero desiderio, crea solo tristezza. Ma perché alcuni scelgono la via della violenza pur di ottenere quello che manca? Osservando lo scenario sociopolitico attuale, sembra che la ragione sia solo dalla parte del più armato, del più violento. Dobbiamo davvero lasciare che gli uomini vivano come se il comandamento dell’amore non esistesse?

Conoscere e amare

Talvolta abbiamo l’impressione che sia scomparso il timore di Dio, il rispetto dello Stato che, solo, ha la legittimità dell’uso della forza. Benché coesistano, conoscere e amare hanno un’influenza indiretta sulla realtà perché si può conoscere senza la minima intenzione di amare, ma l’inverso non è automatico. Tuttavia, non conoscere è sinonimo di sterilità, di passività e, quindi, è un freno all’amore. In compenso, ogni tentativo d’amare è destinato a fallire qualora l’uomo non sviluppasse attivamente la sua capacità cognitiva.

Unità di conoscenza e amore

Conoscere e amare sono senz’altro distinti, ma non si possono separare; si appartengono – per riprendere papa Benedetto XVI in Caritas in veritate n. 30: «Ci sono l’amore ricco di intelligenza e l’intelligenza piena di amore». Nei suoi studi inerenti ai rapporti dell’amore con la conoscenza, M. Scheler afferma che l’amore è sempre ciò che risveglia la conoscenza della volontà e, addirittura, è la madre dello spirito e della ragione. L’uomo – prosegue – ancor prima di essere un ens cogitans o un ens volens, è un ens amans. Amare e conoscere sono compiti a tempo pieno: non ammettono passivismo se vogliamo scartare la cultura dell’integrazione.

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