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Credo ancora negli esseri umani

Di Daniele sansone

Come è bella la geopolitica, è meraviglioso vedere capi di stato che fanno viaggi da una parte all’altra del mondo in una sola giornata, accolti da pompose parate e cerimonie, per stipulare nuovi accordi e rafforzare le proprie alleanze.
Lo stanno facendo per noi, per il nostro bene, per il futuro delle nazioni in cui viviamo. Probabile. Probabile che sono anche consapevoli di quanto pesano le loro scelte per il destino di milioni di milioni di persone. È possibile però che la ragion di stato debba sempre prevalere sul bene per l’umanità? È possibile che le lobby del potere debbano continuare a indirizzare le scelte economiche di questo mondo? È possibile fare il massimo sforzo per produrre in pochissimo tempo un vaccino che ci possa difendere da un nemico invisibile e poco dopo acquistare milioni e milioni di dollari di armi per distruggere tutto quello che è stato costruito? Perché i capi di stato non dialogano, non parlano tra di loro, non cercano di trovare delle strade veramente utili per il bene di questo mondo. Perché la via che si intraprende sempre è quella della lotta, della guerra, della conflittualità, invece che quella della mitezza, della pace, della tranquillità? Probabilmente perché apparteniamo a una civiltà che ci ha insegnato che “se vuoi la pace, devi fare la guerra”. Ma è possibile continuare a ragionare così? È possibile continuare a pensare che l’unico modo per dialogare con l’Altro sia fargli prima sentire la nostra forza e poi casomai parlarci?
Non possiamo continuare a sostenere che l’acquisto di armi di qualsiasi tipo sia una necessità. È una necessità per tutti coloro che ci mangiano nel produrle. Però penso che non sia possibile mangiare a una tavola, sapendo di aver contribuito a fabbricare strumenti di morte. Ci dobbiamo arrabbiare contro chi continua a sostenere la necessità della guerra, contro chi manda tanti miei coetanei, smarriti, angosciati, privi di un’identità e di un’appartenenza a questo mondo, a morire insensatamente, solo per alimentare la propria fame di potere e di denaro. Se la motivazione è che la guerra serve a mantenere le economie dei Paesi benestanti, è un grave errore, noi ci dobbiamo opporre e dobbiamo pretendere che ci vengano offerti altri modelli economici.
Non è possibile che solamente il nostro Papa in questi mesi si è continuamente schierato contro l’acquisto di armi, contro la corsa al riarmo, contro la guerra, invitando a dialogare.
Il dialogo e l’ascolto vincono sempre, vincono anche sulle questioni geopolitiche, sulle ragioni e sui torti che Vladimir Putin può avere nel suo desiderio di conquistare nuovi territori, di voler ristabilire i confini della vecchia Urss, nel voler trovare nuovi equilibri economici e geografici, riottenendo quei territori che si sono avvicinati, dal suo punto di vista, eccessivamente al blocco occidentale, sulla paura di un uomo di perdere il consenso e il potere su milioni di persone che immettono in lui una tale adrenalina che lo fa vivere da anni e anni sulla stessa poltrona.
In questo momento nel mondo ci sono decine di guerre, in tante aree differenti del mondo, ci sono milioni di persone che fuggono da questi paesi, che debbono lasciare le proprie terre e case, per colpa di una violenza che gli viene inflitta e che non si sono andati a cercare. La domanda che sorge sempre spontanea è: perché noi stiamo così bene, perché noi possiamo continuare a vivere così in questa nostra tranquillità e tanti soffrono e sono costretti a sacrificarsi anche per far stare bene noi? È tempo che tutti i cristiani si incomincino a indignare contro il male che l’uomo sparge gratuitamente nel mondo e che comincino, se necessario per il bene, a rinunciare al troppo di cui sono in possesso o che è causa di quel male.
Dobbiamo ricominciare a seminare lì dove siamo, a gettare semi di speranza, a vivere con Dio nel cuore e con il vero entusiasmo che solo lui ci può dare nell’essere capaci di guardare chi abbiamo di fronte occhi negli occhi. E forse è qui il segreto di tutto. Se ogni essere umano potesse acquisire la consapevolezza di avere un valore nel momento in cui sta in relazione con qualcun altro e che da solo può fare ben poco, poiché la presenza dell’altro è indispensabile, allora forse tante lotte, discordie, guerriglie, conflitti, guerre, si eviterebbero, si imparerebbe a vivere in dipendenza delle relazioni e di quel flusso invisibile di emozioni che si forma nel momento in cui io e Te siamo vicini.
Le relazioni ci aiutano ad allontanare quei cattivi desideri, le ansie, le paure, la sete di potere e di denaro, ci aiutano bensì a vivere con leggerezza e con uno sguardo di pace sul mondo.
Al contrario, solitudini, frustrazioni, angosce per il futuro, paura di perdere quello che si ha imprimono nell’uomo il timore di non poter controllare perfettamente la propria vita così come la nostra testa la vede e la pensa, spingendo l’essere umano a un continuo infinito scontro con l’Altro diverso da sé, alimentato dalla rabbia e dall’odio.
Un singolo uomo è capace di seminare e far fiorire tanto amore, così come hanno fatto tanti santi, ma un uomo da solo può anche seminare tanto male e tanta morte, dipende da cosa è stata alimentata la sua vita. Noi come cristiani dobbiamo credere sempre nelle relazioni umane, dobbiamo prendere i più piccoli aspetti positivi che ci sono e innaffiarli affinché possano fiorire giorno dopo giorno.
I progetti sostenuti dall’Associazione Volontari “Il Cavallo Bianco” e dalla Cooperativa Sociale “Matrioska” sono stati sempre alimentati da questa ricerca delle relazioni umane, con la consapevolezza che esse siano sempre generatrici di bene e di cose belle, al di là della propria religione, della propria formazione, origine, lingua, abitudini, perché spesso un rapporto e un dialogo, almeno inizialmente, non richiedono tutti questi fattori, ma è sufficiente entrare in quella corrente invisibile e silenziosa che mi avvicina a Te. Il Teatro San Gaspare, dove in questi ultimi mesi si è sviluppata la maggior parte dell’attività dell’Associazione e della Cooperativa, cerca di offrirsi come spazio in cui chiunque vi entri possa entrare a fare parte di questo flusso invisibile di accoglienza, ospitalità, dialogo, comprensione, ascolto, empatia. Non dobbiamo perciò mai stancarci di dire ciò che una grande persona come don Tonino Bello ci ha insegnato e che riemerge ogni volta, quando purtroppo riaffiorano queste tragiche situazioni di scontri e guerre: «In piedi costruttori di pace!». Le parole non posson rimanere parole, ma si devono trasformare in fatti, in un movimento pacifico verso l’Altro. Vi aspettiamo sempre al Teatro San Gaspare per costruire insieme percorsi di pace, all’insegna della condivisione e della bellezza.

Ci potete trovare su:
FB/Instagram Teatro San Gaspare,
email: teatrosangaspare@gmail.com
tel. 3332093605 o 065430422.

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