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Cristo lo sposo, la Chiesa la sposa

Di Giulio Martelli

LE NOZZE DELL’AGNELLO /1a puntata

Risale al 30 dicembre 1974 questo bellissimo studio del Missionario del Preziosissimo Sangue e professore di teologia fondamentale don Giulio Martelli (1931-2014).
Lo pubblichiamo a puntate in questa rivista perché ci aiuta ad approfondire la Spiritualità del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo proprio attraverso la simbologia delle nozze, così tanto presente nella Scrittura, dall’inizio fino alla fine, nel libro dell’Apocalisse.

Nella realtà della “sequela” è presente, fra le altre, l’immagine delle relazioni nuziali fra Dio e il suo popolo (Ger 2, 2-3): “andare dietro a qualcuno”, infatti, è detto anche della moglie che “segue” il marito. Nel Nuovo Testamento, tali relazioni nuziali sono riprese e continuate dai “vergini” che “seguono l’Agnello dovunque va” (Ap 14,4): infatti l’insistenza con la quale in Ap 14 si parla della “verginità” e della “integrità” dei seguaci dell’Agnello è destinata a servire come una allusione alle nozze imminenti dell’Agnello con la Chiesa, sposa verginale (cfr. Ap 19,7s; 21,2.9; 22,17).
Il fatto che la Chiesa, pur composta di uomini e di donne, è considerata nel Nuovo Testamento come la Sposa del Cristo (cfr. 2Cor 11,2; Ef 5,22.35; Ap 19-22), implica che essa, nella sua realtà ultima, è femminile. E lo è in una duplice maniera: nella sua piena, totale, intatta adesione al Cristo Sposo e nella sua maternità spirituale. All’interno di questa “femminilità” della Chiesa, le donne cristiane, e più di tutte le vergini consacrate a Dio, sono la copia perfetta della Chiesa, virgo perennis, la sua rappresentazione normale, il suo simbolo. La verginità femminile, infatti, per le sue intime componenti, sembra meglio predisposta a riprodurre gli atteggiamenti della Chiesa di fronte al Cristo, “sposo eterno delle anime”.
In ogni donna vergine, la Chiesa vive in pienezza la sua vocazione nuziale;
attratta dallo Spirito, la vergine si conserva disponibile al Cristo e lo accoglie umilmente con amore esclusivo e senza riserve. La vergine cristiana è per eccellenza la “sposa di Cristo” (tradizionale fin dai tempi di Atanasio), perché partecipa integralmente e totalmente al mistero battesimale delle nozze dell’anima con Dio.
In ogni donna vergine, che vive lucidamente la propria scelta, la Chiesa canta la sua immacolata verginità: «se amo lui, sono immacolata; se tocco lui, sono pura; se accolgo lui, sono vergine» (Brev. Romano, II resp. nott. Sant’Agnese).
In ogni donna vergine, la Chiesa vive la sua maternità. La verginità, disponendo al dono di sé, la fa partecipare alla vita della Madre di Gesù: essa non genera il Cristo, per amore del quale ha rinunciato alla maternità fisica, ma, adempiendo con amore la volontà del Padre (Mt 12,50), diventa madre di Gesù secondo lo spirito (cfr. Agostino, serm. 192, n. 2, in PL, 38, col. 1012).
Nel nostro presente lavoro, studieremo soltanto le nozze del Cristo, Agnello immolato e risorto, con la Chiesa, sposa verginale. La dimensione di queste nozze è marcatamente escatologica: proiettando verso il futuro, porta a vivere in un tempo di attesa e di tensione, che ha come oggetto il Cristo glorioso, desiderato con passione di sposa, la quale già possiede l’Amato e il cui pieno possesso ancora sospira.
Il contesto biblico della Sposa dell’Agnello.
Il simbolismo coniugale nell’Antico Testamento. Il simbolismo coniugale è uno dei temi favoriti del profetismo biblico ed ha lo scopo di mettere in luce l’amore di Dio e del popolo eletto.
L’esegesi giudea e cristiana ha riconosciuto nel “Diletto” e nella “fidanzata” del Cantico dei Cantici le figure di Dio e d’Israele. Molte volte i profeti usano questi termini in un senso rigoroso, per indicare Dio e Israele.
Isaia nel celebre canto del cap. 5 fa dialogare il “Diletto” e la sua Vigna e al v. 7 dice espressamente che il diletto d’Israele è l’Eterno. Al cap. 62,5 lo stesso profeta annuncia che Dio proverà per Israele la gioia di un “fidanzato” per la “fidanzata”.
In Geremia 2,2 Dio dice di ricordarsi del tempo del fidanzamento con Gerusalemme.
Ezechiele 16,8 con l’espressione “età degli amori” evoca i primi amori di Dio e di Gerusalemme.
Osea 2-3, al di là del “fidanzamento”, vede gli sposi uniti in matrimonio e non esita a chiamare Dio “sposo” e Israele “sposa” o, più esattamente, “marito” e “moglie” (2,4; cfr. Gen 2,23).
Attraverso il medesimo simbolismo gli stessi profeti amano descrivere tutta l’esperienza d’amore di Dio e d’Israele, dalle origini fino allo scioglimento pacifico o tragico del vincolo. È il caso tipico di Ez 16 e di Os 2 dove le tappe dell’amore coniugale normale (nascita, v. 5 – giovinezza, v. 17 – matrimonio, v. 21 –incontro coniugale, v. 22) sono sconvolte da una passione violenta e deviata. Non mancano gli aspetti notevoli o gli incidenti dell’amore di Dio e d’Israele: dalla verginità d’Israele prima di “conoscere” Dio, ai periodi di fecondità (Ez 16,20; 23,4), all’adulterio della sposa (Os 5,7; Is 57,4; Ger 3,9; Ez 16,25), alla prostituzione della medesima (Os 1-4; Ez 16 e 23), all’abbandono da parte di Dio (Os 2,4; Is 54,6), alla vedovanza (Ger 51,5; Is 47,8-9), ma anche alla riconciliazione o ad un nuovo matrimonio (Is 61,10; Ger 31,2; Os 2,17).
L’allegoria Cristo Sposo e Chiesa Sposa. Tuttavia né nell’Antico Testamento né nella letteratura rabbinica il Messia è presentato in qualità di sposo, né mai si parla di nozze tra lui e Israele. Ma dal momento che Gesù è identificato al Figlio di Dio, tutto si illumina di una luce nuova.
Secondo i Vangeli sinottici (“detto” sul digiuno dei discepoli: Mc 2,18-22 – parabola del banchetto nuziale: Mt 22,11-14 – parabola delle vergini stolte: Mt 25,1-13) Gesù è lo “sposo”, ma la comunità dei discepoli non è detta “fidanzata”: i discepoli vi compaiono nella figura di invitati alle nozze e in quella di paraninfe.
Giovanni 3,29 è una pura analogia e non una allegoria e riguarda il rapporto fra l’amico del fidanzato e il fidanzato. Non si parla né del fidanzato celeste né delle sue nozze o della nozze della sua fidanzata. La comunità non vi ha parte.
L’allegoria sposo-sposa è stata applicata da Paolo al Cristo e alla Chiesa.
La si incontra per la prima volta in 2Cor 11,2: «infatti vi ho promessi ad un solo sposo, per presentarvi al Cristo come una vergine pura». Cristo è lo sposo, la comunità è la sposa, l’apostolo è il paraninfo.
In Efesini 5,22-23 l’immagine viene sviluppata: l’unione dell’uomo e della donna, di cui parla Gen 2,24, viene interpretata in riferimento all’unione del Cristo-sposo con la comunità.
Ad Ef 5,22ss si accosta l’Apocalisse: in 19,7-9; 21,2.9ss; 22,17 ricorre espressamente l’identificazione del Cristo glorioso e ritornante con lo sposo, e della Chiesa presente-futura con la sposa. L’Agnello e la nuova Gerusalemme sono sposo e sposa; si parla anche delle loro nozze, viste come un fatto puramente escatologico.
(continua)

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