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Dalla mia esperienza ho capito che nella vita tutto ha un senso

Di Vincenzo Giannuzzi

Caro padre, sono Antonio, ho 35 anni.
È molto bello leggere sulla vostra rivista delle testimonianze di vita e di fede. È bello vedere come il Signore, quando meno te lo aspetti, entra nella vita per farti cambiare direzione, e tutto cambia, ti accorgi che la tua vita di non-senso era necessaria per arrivare a capire che la vita ha il suo senso, se vissuta con Gesù. Porto nel cuore Padre due passi della Scrittura che lei nell’ultima email mi ha suggerito di scrivere su dei post-it da tenere sempre a vista: «Sono venuto a dare la vita e darla in abbondanza» (Gv 10,10); «Io faccio nuove tutte le cose». (Ap 21,5).
Anche adesso, solo a scrivere queste parole mi commuovo, mi sento sollevare, sento tanta speranza nel mio cuore. Queste parole del Vangelo rimangono per me punti fermi, bastone su cui poggiarmi.
Sa, padre, dalla mia esperienza ho capito che nella vita tutto ha un senso.
Mi sono sposato con Ludovica che avevo solo 27 anni, dopo un anno sono arrivati i nostri figli gemelli Federico e Chiara, una gioia grande ma da lì a poco tutto è cambiato. Ho conosciuto una donna a lavoro con cui è nata una bella amicizia, pensavo fosse solo amicizia e invece no.
È iniziata una storia con lei che è durata circa cinque anni, non sto qui a raccontarle padre quanto e cosa ho fatto. Mia moglie non ha mai saputo nulla, forse avrà sospettato. Ha sofferto tanto perché mi percepiva sempre più distante, la notte la sentivo piangere ma io indifferente pensavo che in fin dei conti non stavo facendo nulla di male, lavoravo, a lei e ai miei figli non gli facevo mancare nulla, ma in realtà mancava il mio essere marito e il mio essere padre, anzi mancava il mio essere uomo adulto e responsabile. Oggi pensare di essermi perso i momenti più belli della crescita dei miei figli mi fa tanto male.
Ma ad un certo punto è successo qualcosa che ha destabilizzato la mia sicurezza. Era il 27 marzo di due anni fa quando mia moglie mi comunica di avere un carcinoma mammario, rischiava la vita, è stato un vero tsunami. Ricordo le lacrime di mia moglie, davanti alle quali è come se avessi preso consapevolezza di non aver mai accolto mia moglie come tale, eppure tante notti l’ho sentita piangere senza che la cosa mi toccasse, ma quel giorno, quelle lacrime sembravano una raffica di proiettili contro la durezza del mio cuore.
Da lì è iniziato un vero calvario, ospedali, controlli, operazione, disagi dovuti al Covid. Lungo questo difficile cammino, durato più di un anno ho scoperto quanto Dio è grande attraverso la vicinanza e l’affetto di una coppia di amici, che ho sempre sminuito per il loro cammino di fede e che invece si sono dimostrati angeli mandati da Dio. Il loro amore, il loro parlarci di Gesù, della bellezza di affrontare le difficoltà della vita insieme, come coppia, ha portato me e mia moglie a riscoprire la bellezza del matrimonio cristiano. Due mesi prima che mia moglie lasciasse questo mondo abbiamo riconfermato le promesse matrimoniali, io mi sono reso conto che proprio in quel preciso momento la stavo veramente sposando con tutto me stesso. Stavo capendo che veramente solo con l’aiuto di Dio si può essere fedeli e continuare ad amare.
Caro Padre Vincenzo in un’email da lei ricevuta mi scriveva che amare significa restare, pazientare, supportare e tante volte sopportare. Oggi posso testimoniare che è proprio così, mia moglie mi ha amato con pazienza, e continua oggi ad amarmi pregando per me: sento tanto la sua mancanza e non smetterò mai di ringraziare il Signore del dono che è stata nella mia vita. Grazie Padre Vincenzo,
continui a pregare per me e per i miei figli.

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