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Discernimento e mistero Pasquale

di Antonio Morgillo

Ogni vero discernimento comporta una dinamica pasquale: la scelta di una nuova condizione in Cristo comporta una perdita, uno strappo rispetto una dimensione precedente.
La prima tappa del discernimento comporta la scelta tra il bene e il male, ovvero un taglio rispetto una condizione di peccato per fondarsi in una vita innestata in Cristo. Questa prima tappa di discernimento, pur rimanendo sempre presente nella vita spirituale, è maggiormente legata alla scelta della sequela iniziale di Cristo. Invece, la seconda tappa del discernimento comporta la scelta tra il bene e il meglio. Questa seconda tappa mostra in un modo più profondo il legame con il mistero pasquale poiché mentre nella prima tappa gli occhi si aprono per lasciare una situazione di male per mezzo della gioia di aver conosciuto la vita nuova dello Spirito, invece questa seconda tappa comporta la perdita di qualcosa che si considerava un bene e verso il quale si è nutriti anche un certo affetto spirituale, ragion per cui lo strappo diventa maggiormente doloroso.
Tutto questo san Gaspare l’ha dovuto vivere sulla sua stessa pelle quando, tornato dall’esilio ha dovuto scegliere tra un grande bene e il meglio. Difatti, Gaspare torna a Roma con il desiderio di diventare finalmente gesuita, sogno che accarezzava sin da piccolo per il forte legame con san Francesco Saverio che lo aveva guarito da una malattia agli occhi, ma il Papa Pio VII lo fece convocare per chiedergli di sostenere le necessità della Chiesa tramite le missioni popolari. Gaspare riporterà tale colloquio al padre spirituale Francesco Albertini, lamentandosi della sua propensione a farsi gesuita e ricevendo come risposta: «una cosa è propensione, altra cosa è vocazione». L’entrare e vivere pienamente la propria vocazione porta a sperimentare la dinamica pasquale del morire a se stessi per risorgere con Cristo, esperienza che Gaspare consiglia ai suoi missionari di abbracciare: «Un canneto si rende in special modo suscettibile alle azioni del fuoco perché le canne essendo vuote vengono facilmente investite dal fuoco stesso. Noi siamo vuoti di noi stessi? Morti spiritualmente a tutto e a tutti, non viviamo che per Gesù Cristo Crocifisso».

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