Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Don Giovanni Merlini e i primi anni della Casa di Missione ad Albano

di Pietro Battista

DON GIOVANNI MERLINI E LA CASA DI ALBANO / 4

Ad Albano Laziale don Giovanni Merlini dovette anche affrontare il problema della rivendicazione dei diritti della Casa di Missione. Facendo accurate ricerche, scoprì che oltre all’occupazione abusiva del Monastero da parte di varie famiglie, vi era una situazione ancora più grave. Nel 1813, durante la dominazione francese, una parte del Monastero era stata acquistata dalla signora Teresa Giorgi; l’orto invece, per tutto il suo perimetro tracciato dal recinto, nel 1812 era stato comprato dal signor Capogrossi. Una situazione molto ingarbugliata. Dopo un anno di attesa, i missionari non vedevano la via per poter entrare nella propria casa. Don Giovanni si adoperava perché i confratelli non perdessero la speranza di vedere sistemate le cose. La chiarezza però si trovava solamente sulle carte. Finalmente, dopo tante trattative, intervenne la Reverenda Casa Apostolica che riuscì a ricomprare il tutto, pagando 1647 scudi. Nella compera figurò il sig. Nicola Ratti che stipulò il contratto il 9 marzo l822. Dopo l’acquisto, la Casa non era nella situazione di poter essere abitata da una Comunità. La stessa R.C.A. fece eseguire i dovuti restauri che costarono altri 1000 scudi. Verso la fine del l822 i missionari poterono entrare finalmente nella loro casa. Don Giovanni descrisse l’ingresso in modo telegrafico: «Finalmente restaurato il Monastero, reso libero il Recinto, ritolti dall’Abbazia gli appigionamenti che erano nelle camerette della Torre bianca, evacuato il tinello, riconsegnatasi la chiave, si andò ad abitare nel Monastero. Così si poté chiudere il portone che è presso la porta della chiesa».
La chiusura del portone d’ingresso fu causa di altri guai per i missionari. I frequentatori della chiesa videro in quella chiusura l’usurpazione di un diritto di passaggio acquisito in tanti anni in cui il portone era restato spalancato notte e giorno. Molti avevano preso l’abitudine di raggiungere la chiesa passando attraverso il cortile ed entrando per la porta attigua alla sacrestia. Don Giovanni si sforzò di far capire che non vi era nessuna cattiveria nella decisione di chiudere il portone. La Comunità aveva bisogno di proteggere la sua riservatezza ed era tenuta a osservare le leggi della clausura specialmente per le donne, secondo quanto era stato disposto dalla bolla di Alessandro VI con le parole «possint quiete vacare» («affinché possano riposare in pace»). Gli albanensi si convinsero abbastanza presto, ma non fu facile convincere le signore romane che venivano ospitate da giugno a ottobre nel Palazzo Abbaziale. Queste addirittura usavano una porta che dal Palazzo immetteva direttamente nel cortile del monastero. Don Giovanni all’inizio fece notare con buone maniere l’inopportunità di usare quel passaggio, poi cominciò a protestare con determinazione. Le gentili signore romane non avevano alcuna intenzione di entrare in Chiesa passando dalla porta comune, per raggiungere la quale era necessario percorrere l’ampia scalinata esterna della chiesa. Cominciò di don Pietro Battista, cpps un lungo “tira e molla”. Don Giovanni chiudeva la porta e le gentili signore la facevano forzare. Il problema fu risolto in un modo singolare. Quando don Riario Sforza ricevette l’Abbazia in Commenda, costruì una scala comoda attigua del portone del Monastero in modo che le signore potessero accedere alla chiesa dimezzando lo spazio da percorrere. Ancora oggi la scala che immette sul sagrato della Chiesa sta a testimoniare il braccio di ferro tra il diritto dei Missionari e il capriccio delle nobili signore romane.

Condividi              

Editoriale

L’IDEA

Colloqui con il padre

NSDS Gennaio 2025

Ultimo numero

Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti.

Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.

Copertina Primavera Misionaria
Copertina Nel Segno del Sangue
Copertina Il Sangue della Redenzione