Primavera Missionaria News. Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Don Tullio Veglianti Missionario tra la parrocchia e lo studio

Da Redazione

Pubblichiamo l’omelia del direttore provinciale don Terenzio Pastore alla celebrazione delle esequie del Missionario del Preziosissimo Sangue don Tullio Veglianti, che si è tenuta il giorno 27 aprile alle ore 11 presso il Santuario San Gaspare ad Albano Laziale.

“Cosa saremmo senza la Risurrezione?”

Con questo pensiero sono partito ieri sera da Albano. Vi ero giunto nel pomeriggio ed ero stato accanto a don Tullio in più momenti, condividendo il silenzio e la preghiera con i Missionari e le Suore di casa, con parenti e amici. Prima di rientrare a Roma sono passato un’ultima volta in quella stanza; c’era solo don Tullio. Mi sono fermato. Ho fissato a lungo il suo corpo, immobile, ormai incapace di poter comunicare altro, se non il termine di una vita. In quel momento mi si è posto l’interrogativo: “Cosa saremmo senza la risurrezione?”. Cosa sarebbe la nostra vita, se a un certo punto, finisse tutto, e se ciò che siamo stati, ciò per cui ci siamo impegnati, ciò per cui ci siamo spesi, fosse legato esclusivamente – come afferma qualcuno – al ricordo di chi ci ha conosciuti? Una prospettiva talmente riduttiva da risultare desolante.

Ho portato con me questo pensiero e, fino a stamattina, ho incontrato nella preghiera diversi passi della Parola di Dio o della liturgia che vanno in una direzione diversa. Decisamente opposta. San Paolo, scrivendo ai Corinzi (cfr. 1Cor 15,54-57), rassicura: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura: La morte è stata ingoiata per la vittoria» (Is 25, 8). E allora, chiede, non senza ironia: «Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?» (Os 13, 14). La risposta è una professione di fede: «Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!». È il percorso della nostra vita da discepoli. Ieri due antifone, presenti nella preghiera dei Vespri, lo sottolineavano. «Il Signore mi ha strappato dal potere della morte»: possiamo essere certi che il Suo Amore ci offre un’aspettativa di vita nuova, una vita eterna. Ce lo ha ricordato il Vangelo appena ascoltato: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Non siamo nati per morire. Siamo stati creati per l’eternità. C’è, allora, un cammino diverso da intraprendere, con gioia. È quanto ricordava la seconda antifona: «Cercate le cose del cielo, non quelle della terra». Da discepoli siamo invitati a coniugare cielo e terra: immersi nel quotidiano, impegnati nella realtà in cui viviamo, ci è stata affidata la missione di portarvi il Regno di Dio. Sono le certezze di fede con cui desideriamo accogliere e seguire il Signore, pur con i nostri limiti, con cui scegliamo di fare della nostra vita un dono. Per amore. Fino alla fine. Come Gesù.

È il percorso che il piccolo Tullio ha iniziato a dodici anni, un percorso che l’ha portato al sacerdozio missionario. Un percorso durato oltre settant’anni.

Cammin facendo ha scritto, con l’originalità della sua vita, una nuova pagina di Vangelo.

Cammin facendo ha scoperto di avere talenti particolari, per lo studio e per la musica, talenti che ha coltivato, mediante cui si è avvicinato maggiormente al Signore e con cui ha cercato di far conoscere ad altri il Suo Amore Misericordioso. Si è dedicato al ministero pastorale, per la maggiore parte della sua vita nella Parrocchia San Gaspare in Roma. Con serietà e impegno ha approfondito la Spiritualità del Preziosissimo Sangue, mediante la ricerca e la successiva divulgazione di una miriade di testi. Migliaia e migliaia di pagine. Spendendo giorni, settimane, mesi, anni della sua vita. Ciò ha contribuito a renderlo metodico, pignolo, capace di scandire con precisione i tempi del suo quotidiano. In un incontro, nell’anno di seminario in cui l’ho avuto come Rettore, ci invitò proprio alla responsabilità sull’uso del tempo, e a tener conto che, da preti, non solo non avremmo dovuto sprecarne, ma anche che occorreva dedicare non meno di otto ore al giorno al servizio per il Signore e per il ministero affidatoci. Ci disse che le otto ore equivalgono al tempo medio di lavoro quotidiano: il prete non può essere meno impegnato di un papà che provvede alla sua famiglia. E precisò che almeno un paio d’ore al giorno andavano dedicate allo studio: il prete deve curare bene la sua formazione culturale.

Scandire il quotidiano, facendo buon uso del tempo, significa ringraziare il Signore per un dono sempre nuovo, significa partire con il piede giusto sin dal mattino, per dedicarsi a Lui e al prossimo, significa far fruttificare i propri talenti. Va curato ogni dettaglio. Nel suo stile di vita la “mens” non poteva essere “sana” se non “in corpore sano”: è sempre stato uno sportivo, don Tullio, con un amore particolare per le sue montagne. Sapeva che, per scalarle, occorre un passo regolare. E, da sportivo, non poteva che essere attento anche alla sua alimentazione.

A un certo punto, la sua “tabella di marcia” quotidiana ha perso la sua regolarità. I Confratelli di Comunità hanno notato che l’eccezione iniziava a essere troppo frequente. Si è giunti alla decisione di farlo risiedere qui ad Albano. Vi è arrivato proprio in questo giorno di tre anni fa. Ringrazio i Confratelli e le Suore, i medici e gli infermieri, tutto il personale, che lo hanno circondato di premura e affetto, insieme con la sua famiglia, sempre presente, soprattutto mediante suo fratello Sergio. Sono stati anni in cui don Tullio ha continuato a offrire la sua preghiera e, nei limiti del possibile, il suo servizio. Fino all’ultimo, però, sentendosi parte della Comunità CPPS di Roma – S. Gaspare…

 

“Cosa saremmo senza la Risurrezione?”

Don Tullio, oggi, per rispondere a questo interrogativo, non puoi suggerirci nessun passo biblico, né citazioni di Padri della Chiesa, o di altri autori. Neppure del tuo amato S. Gaspare. Oggi ci rispondi con la tua vita. O, meglio, con quello che noi sappiamo della tua vita. Anche se mettessimo insieme i nostri tasselli, non giungeremmo al mosaico che raffigura la profondità del tuo cuore. Chi conosce le profondità del nostro cuore è solo il Signore.

Penso però che, tante volte, tu ti sia soffermato su ciò che San Paolo, sempre scrivendo ai Corinzi, ricorda: «Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile» (1Cor 9,24-25).

La santità, proprio come un successo sportivo, non si improvvisa. Don Tullio, ti sei dato una “regola di vita” – a cui, con il passare del tempo, hai apportato i necessari correttivi – perché volevi proprio ottenere la corona di gloria, incorruttibile. Sai, penso che nessuno di noi dubiti che tu, oggi, sia alla presenza di Dio, che tu abbia ricevuto la corona della vita.

Grazie per questo insegnamento, che ci hai donato con modestia e con umiltà.

Oggi la tua età biologica non va stimata tra i 53 e i 56 anni (l’ultima cifra che, poco tempo fa, hai dichiarato): la tua età biologica è l’eternità.

Oggi è al cospetto di Dio la melodia della tua vita.

In quest’oggi senza tempo contempli la bellezza dell’Agnello immolato che resta in piedi, facendo trionfare la vita; è l’oggi in cui continua la tua missione, intercedendo per chi ti ha incontrato, per la Chiesa, per l’umanità.

Condividi          

Editoriale

Password

Sinodo

Sinodo

Di Terenzio Pastore
Supponiamo di essere…

Colloqui con il padre

Altri in evidenza

Altri in evidenza

Nel Segno del Sangue Marzo-Aprile 2022

Ultimo numero

Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti.

Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.

Copertina Primavera Misionaria
Copertina Nel Segno del Sangue
Copertina Il Sangue della Redenzione