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Ecco come ho sperimentato la forza e la bellezza della Preghiera

di Vincenzo Giannuzzi

Poco tempo fa ho ricevuto una lettera da parte di un amico, Paolo, conosciuto l’anno scorso. Sono rimasto sorpreso della sua testimonianza di fede, dell’opera grande che Dio sta compiendo nella sua vita e ho deciso in questo numero di Nel Segno del Sangue di pubblicare una sintesi di questa lettera con i punti più salienti. Spero che possa essere di aiuto a qualche lettore.
Dio vi benedica.
Don Vincenzo cpps

Sono Paolo, ho 45 anni, insieme a mia moglie Dalila, siamo catechisti nella nostra Parrocchia e impegnati nel centro di ascolto. È da diverso tempo che desideravo scrivere. Lo faccio mentre sono in vacanza qui in Trentino, immerso nella bellezza del creato.
Padre Vincenzo le scrissi già l’anno scorso per alcune questioni personali e ancora la ringrazio per il suo sostegno e i suoi consigli. Ora le scrivo per raccontarle come ho sperimentato la forza della preghiera, la bellezza degli effetti della preghiera
e naturalmente le chiedo di continuare a pregare per me e la mia famiglia.
A dicembre scorso, come lei sa, mio fratello Luca, mentre tornava a casa da lavoro in macchina, subisce uno scontro frontale con un’altra macchina. Per i medici non c’era più nulla da fare, nonostante gli interventi ricevuti, per i medici mio fratello sarebbe morto da lì a poco.
Tutti intorno a me piangevano, sono stati giorni terribili. Quei giorni in ospedale ero continuamente in cappella a pregare, pensavo a mia madre, alla fidanzata di mio fratello, pensavo a mio fratello che stava per lasciare questa vita, non riuscivo a crederci. In quella cappella mi avvicinai alla Bibbia, era aperta al libro delle Lamentazioni, capitolo 3. Premetto che non conoscevo questo libro della Scrittura, leggo e i miei occhi si fermano sui versetti 22-23:
«Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie. Si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà».
Questa Parola, risuonava sempre più forte dentro di me. E mi ripetevo che la fedeltà del Signore è grande. Iniziai a pregare sempre di più, chiedendo la grazia della guarigione di mio fratello, mi accostai giorno per giorno e leggere la Bibbia, mi ritrovai, un giorno, il passo di Gesù nel Getsemani e quelle parole di Gesù: «Padre allontana da me questo calice, non ciò che voglio io ma ciò che vuoi tu», furono decisive.
Continuavo a ripeterle, umanamente speravo nella guarigione di mio fratello, sognavo di poterlo riabbracciare, di potergli dire quanto lo amavo, ma quella notte di gennaio arriva la chiamata dall’ospedale, mio fratello era salito al cielo. Momenti, difficili, grande dolore per tutti. Ma, come ho detto all’inizio, in quei momenti ho sperimentato gli effetti della forza della Preghiera. I due passi della Bibbia che ho citato prima mi hanno dato speranza, mi sono sorpreso perché anche mia madre e le persone più vicine hanno vissuto e vivono questo dolore grande non con disperazione ma con speranza. Questa esperienza di dolore che ha segnato la mia famiglia mi ha aperto alla bellezza della Parola di Dio che leggo e medito ogni giorno e che condivido con la mia famiglia. È proprio vero quello che un giorno mi disse un caro sacerdote che il senso della vita, della storia è nella Scrittura. Caro Padre, vorrei scrivere molto di più, perché anche se sento la mancanza di mio fratello, nello stesso tempo credo sempre di più che tutto ha un senso. Che la vita umana trova il suo senso se è orientata verso il cielo, l’infinito e io questo cielo e questo infinito l’ho trovato nel Vangelo, in Gesù, nei sacramenti, in modo particolare l’Eucaristia e la Riconciliazione, e nelle persone che incontro ogni giorno.
Questa esperienza mi sta insegnando a non rimandare a domani quello che posso fare oggi e soprattutto a voler bene a chi incontro e a chi mi vive accanto, ogni giorno.
Grazie Padre Vincenzo, preghi per me e per la mia famiglia. Io le assicuro la mia povera preghiera.
Paolo da Torino.

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