dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Ecco il coraggio del Missionario a fianco dei poveri!

Lug 7, 2019

Di Giacomo Manzo

San Francesco Saverio rimprovera persino
il Re del Portogallo…

Eccoci alla quinta puntata del nostro percorso per la conoscenza del più grande missionario della storia, San Francesco Saverio, che il nostro San Gaspare del Bufalo volle anche come patrono e modello dei Missionari del Preziosissimo Sangue.
Nella nostra storia «minuto per minuto» abbiamo lasciato il nostro Francesco nel sud dell’India perché appena approdato nella città portoghese principale di Goa, dopo 5 mesi è stato subito inviato ad evangelizzare e ad occuparsi dei cosiddetti paravas (o paraveri), cioè i poveri indigeni del sud che praticavano l’immersione in mare per la ricerca di ostriche perlifere. Ebbene in questa situazione abbiamo l’opportunità di conoscere un’altra caratteristica di questo Missionario e, in fondo, di tutti i Missionari appassionati del Vangelo e dell’amore di Dio. Si tratta del coraggio esemplare che viene fuori quando si tratta di stare dalla parte dei poveri. Tutti i cristiani sono chiamati a vivere seguendo un principio cardine della teologia morale sociale (la cosiddetta dottrina sociale della Chiesa), che è appunto il «principio dell’opzione preferenziale per i poveri». San Giovanni Paolo II lo spiegava dicendo che si tratta di «una opzione, o una forma speciale di primato nell’esercizio della carità cristiana, testimoniata da tutta la Tradizione della Chiesa. Essa si riferisce alla vita di ciascun cristiano, in quanto imitatore della vita di Cristo, ma si applica egualmente alle nostre responsabilità sociali e, perciò, al nostro vivere, alle decisioni da prendere coerentemente circa la proprietà e l’uso dei beni.
Oggi poi, attesa la dimensione mondiale che la questione sociale ha assunto, questo amore preferenziale, con le decisioni che esso ci ispira, non può non abbracciare le immense moltitudini di affamati, di mendicanti, di senzatetto, senza assistenza medica e, soprattutto, senza speranza di un futuro migliore».
Ebbene, eccoci allora al coraggio del nostro Francesco Saverio nello stare dalla parte dei poveri. Udite, udite! Nel sud dell’India, sulla costa della Pescheria, egli si trovò ad affrontare la situazione di questi Paravas, pescatori di perle che erano sfruttati dai portoghesi ed erano anche assaliti da una tribù del posto, quella dei Badaghi, contrari alla loro conversione al cristianesimo. Così ebbe compassione di loro e in una sua lettera confida: «Non posso fare a meno, com’è giusto, di sentire dentro la mia anima tutte le offese che tanto i pagani come i portoghesi recano a questi cristiani. Sono così avvezzo a vedere le offese fatte a questi cristiani e a non poterli aiutare, che è una pena che porto sempre con me». Francesco Saverio riuscì da solo a persuadere i Badaghi a fermarsi e così si prese cura di questi poveri denunciando anche il comportamento dei portoghesi come «uomini senza legge e ladri». Infatti questo popolo era costretto a pescare e a pagare ingenti tasse, senza poter vendere le perle a chi pagava di più. Francesco Saverio usa espressioni durissime per i portoghesi: «tutti camminano per la strada dell’“io rubo, tu rubi”. E in più mi meraviglio di come tutti coloro che vengono da laggiù trovino tanti modi, tempi e participi per questo doloroso verbo “rubare”». Così egli chiede alla Regina del Portogallo di dare parte del suo reddito ai poveri Parava. Poi scrive pure al Re con delle parole memorabili: «Mi spinge a scrivervi queste cose il vivo e profondo affetto che nutro verso la Maestà Vostra, poiché mi sembra davvero di udire delle voci, che s’innalzano fino al cielo da questa terra dell’India, lamentando che la Maestà Vostra si comporti avaramente verso di essa, perché soltanto una minima parte di quei ricchissimi proventi, che arricchiscono da parte sua il Vostro erario, sia da Voi adoperata per venire incontro alle sue gravissime necessità spirituali». Dunque, egli rimprovera persino il Re.
Non ascoltato, tre anni dopo rincara la dose per la mancata punizione dei governatori portoghesi: «io non so se quando Ella starà per dar conto a Dio e sarà accusato di non aver fatto questo, pur essendo stato avvisato, non so se Le sarà accettata questa scusa e cioè che non era obbligato a dar credito alle mie lettere. Assicuro Vostra Altezza che, se in buona coscienza mi sembrasse di poter accontentare la mia anima tacendo, non Le scriverei tutto questo sui governatori». Così insomma si comporta un missionario: fa conoscere l’amore di Cristo e lo testimonia, stando sempre dalla parte dei poveri con compassione e coraggio. Questa è la «chiesa povera tra i poveri» che c’insegnano missionari come San Francesco Saverio e San Gaspare del Bufalo e di cui tanto parla da sei anni ormai il nostro Papa Francesco.

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