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Felicetto Gabrielli

di Pierino Montini

Papa Francesco è l’autore della prefazione al testo Una trama divina. Gesù in controcampo (Marsilio, 2023), opera dell’ex-direttore di La Civiltà cattolica padre Antonio Spadaro. In esso il gesuita raccoglie gli interventi apparsi in uno dei quotidiani italiani emergenti. La prefazione ha per titolo «Chi dite che io sia?». Essa termina così: «Oggi risuona nel mondo un’“eco di piombo” … Faccio un appello: in questo tempo di crisi dell’ordine mondiale, di guerre e grandi polarizzazioni, di paradigmi rigidi, di grandi sfide a livello climatico ed economico abbiamo bisogno della genialità di un linguaggio nuovo, di storie e di immagini potenti, di scrittori, poeti, artisti capaci di gridare al mondo il messaggio evangelico, di farci vedere Gesù» (10).
A questo proposito è provvidenziale un pensiero della prefazione che mons. Mauro Parmeggiani, vescovo di Tivoli e di Palestrina, ha anteposto all’ultima opera di Mons. Felicetto Gabrielli, Come i fiori del mardorlo. Il pensiero: «… questi testi di mons. Felicetto mi piace leggerli così anche perchè in gran parte scritti in tempo di pandemia e perchè consegnati al lettore oggi quando ancora l’umanità vive come una sorta di depressione post-pandemica dovuta alle tante cause che conosciamo e alle quali ora si accompagnano lampi di guerra che viviamo vicini, divisioni nella società, nelle famiglie, e perchè no? anche nella Chiesa… e si fatica a sperare» (12).
L’autore è stato impegnato, e lo è ancora, in modo molteplice e vario: insegnante, vice-rettore del seminario vescovile di Albano, parroco e altro. Un esempio? Don Pietro Battista, nell’opera In cammino da 200 anni. I Missionari del Preziosissimo Sangue in Albano, scrive che nell’esperienza quasi decennale di un Istituto Magistrale Vocazionale, attuata nel Collegio dei Missionari del Preziosissimo Sangue, «la presidenza fu affidata al rettore del Seminario don Felicetto Gabrielli e la vicepresidenza al missionario don Pietro Battista» (242-243). È autore di Il Seminario di Albano dalle origini ai nostri giorni; I fondamenti dei diritti dell’uomo nel pensiero giuridico di Jacques Maritain; La Trinità nel pensiero di Niceta di Remesiana; Camminiamo insieme; Quando la strada diventa una; Parola e silenzio. E recentemente Come i fiori del mandorlo. L’itinerario della produzione letteraria dell’autore è caratterizzato da un’analogia parallela alla narrazione del Vangelo dell’ultima cena. Come l’ultima cena, anch’essa è segnata da tre momenti tematici.
Il primo. Gesù avvicina i discepoli turbati e che interrogano Gesù: «Signore, perché mi lavi i piedi?». Uno lo tradirà. Giuda l’ha già venduto. Tutti fuggiranno. L’autore, anche se attento al rilevamento di connotati storici a lui cari (il seminario di Albano), ricerca i legami giuridici e spirituali di cui l’umanità ha bisogno per ritrovarsi unita, perché non lo è ancora. Siamo nel periodo post Vaticano II.
Il secondo. Gesù riunisce i discepoli in comunità. Dà loro un nuovo comandamento: amarsi l’un l’altro. Non li chiama amici, ma suoi amici. Promette loro che saranno una cosa sola, come Lui e il Padre. Spezza il pane e offre del vino. L’autore focalizza il valore del “camminare insieme”, non quando la strada è una, ma “quando la strada diventa una”. Scrive della gioia e della sofferenza. Il riferimento al pane e al vino ci fa riflettere sulle esperienze e sulle gioie umane che portiamo con noi. Pensiamo all’oppressione, allo sfruttamento ed anche all’inquinamento dell’uomo e della natura, che sottostanno alla lavorazione del pane e del vino. Il pane è segnato dalla concorrenza di classe, dall’aberrazione della distribuzione mondiale dei beni, dall’abbondanza per alcuni e dalla povertà per i più. Il vino, anch’esso frutto del lavoro dell’uomo, è anch’esso tragico strumento della degradazione umana: vizi, debiti. Cristo spezza il pane e offre il vino per riunire. Le parodi Pierino Montini le di don Felicetto spezzano le contrarietà del mondo odierno, per riunirlo in vista di un’unica direzione.
Il terzo. Gesù attenziona la comunità verso la pienezza del Regno. Il termine dell’ultima cena è paradossale: da un lato è esperienza condivisa ma dall’altro è la fine di una vita comunitaria, intesa nel senso dello stare solo insieme. Riunione e dispersione. Dopo domande e richieste, dopo esperienze e prove, è il momento di iniziare a scomettersi in una cena che è l’inizio e una fine. Ma che non è priva di una finalità. Don Felicetto espone questo riguardo alla santità in riferimento particolare al vescovo Dante Bernini. Il viaggio verso il Regno è esprimibile solo con il “respiro della parola”. La storia umana è fatta di respiri. Del respiro donato ad Adamo. Del dono del respiro rivolto a Maria. Dell’ultimo respiro di Gesù. Del dono in noi del respiro dello Spirito Santo.
L’ultima opera di Mons. Felicetto, Come i fiori del mandorlo, è uno scrigno composito, contenente «lettere e meditazioni raccolte in riviste fino a una serie di commenti alla Parola offerti da mons. Felicetto tramite i moderni mezzi di comunicazione − facebook, gruppi WhatsApp… − ai suoi tanti amici… spezzando loro la Parola con costanza e semplicità… durante il periodo della pandemia» (11). L’insieme del loro contenuto è uno spezzare per condividere e invita a credere che ciò che ci è stato condiviso non ha termine lì: proprietà privata e basta! È tutto il contrario. Il titolo dell’opera più recente, Come i fiori del mandorlo, è parte della Parola che Jahwe rivolge a Geremia in tempo di crisi (Ger 1,11-12): i fiori del mandorlo fanno presagire la maturazione di un seme per nutrirsi in inverno. Il messaggio del testo di mons. Felicetto ci invita a meditare proprio questo, in sintonia con la preoccupazione di Papa Francesco riguardo alla “crisi dell’ordine mondiale” e di mons. Parmeggiani riguardo alla “depressione” e ai “lampi di guerra”.

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