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Giovanni Merlini organizzatore e apostolo

Di Pietro Battista

L’ingresso dei Missionari nella propria casa, avvenuto verso la fine del 1822, li mise in condizione di poter intensificare l’azione pastorale non solamente nella cittadina di Albano, ma anche in tutta la Diocesi dove la popolazione viveva ancora nell’entusiasmo suscitato durante la predicazione delle Sante Missioni. Per don Giovanni Merlini l’entusiasmo del popolo era un dono di Dio, che bisognava curare perché potesse diventare duraturo e portare frutti di grazia.
Abituato a non perdere tempo, don Giovanni cominciò a organizzare tutte le Associazioni che i Missionari erano soliti impiantare nelle Case di Missione: i Ristretti di San Francesco Saverio, delle Sorelle della carità, delle Figlie di Maria e di San Luigi Gonzaga. In Albano, vedendo che la popolazione era interessata particolarmente alla devozione del Preziosissimo Sangue, fu creato anche un Ristretto ad essa dedicato. I numerosi iscritti chiesero di indossare pure il Sacco come si usava a Roma nella chiesa di San Nicola in Carcere. Il 24 giugno istituì canonicamente la Pia Unione del Preziosissimo Sangue nell’altare del Crocifisso. Gli aderenti ai ristretti frequentavano con assiduità i sacramenti.
Il Ristretto di San Francesco Saverio crebbe presto di numero. Oltre alla frequenza assidua alla recita dei salmi penitenziali e all’oratorio, ogni sera, venti o trenta fratelli, vestiti di Sacco, accompagnavano il missionario che eseguiva lo Svegliarino (pensiero spirituale) per le vie della città. Quell’anno, per la prima volta, fu organizzata la processione di Cristo Morto. Tutta la popolazione accorse con ceri e fiaccole; molti ragazzi parteciparono portando i simboli della Passione. In breve, la chiesa di San Paolo divenne centro di animazione spirituale e di opere caritative. Don Giovanni non si limitò puramente alla parte organizzativa. Diede molta importanza alla predicazione e alle catechesi che venivano approfondite nei colloqui con le singole persone, sia dentro il confessionale che fuori. La sua disponibilità era totale per tutti.
Tra le varie organizzazioni si distinsero le Sorelle della Carità. Il gruppo, per aiutare gli infermi, si tassava mensilmente. Donava biancheria e il necessario per i malati. Ordinariamente aveva in deposito oltre cinquanta scudi.
Le Sorelle non si limitavano a donare offerte in denaro o biancheria, ma, a turno s’impegnavano a fare le pulizie e anche le nottate a chi ne aveva necessità. Don Giovanni Merlini nella Istoria cita i nomi di due donne che si distinguevano per il loro zelo nell’esercizio della carità: Angela Leuci e Anna Sassi.
Il Ristretto di San Luigi si distingueva per la pietà. I giovani erano assidui a partecipare alle conferenze. Alla scuola del missionario diventavano sempre più docili e ubbidienti da formare la gioia delle famiglie. Diversi di essi si fecero religiosi in vari Istituti.
Il Merlini nella Istoria riporta l’esempio del giovane Antonio Marini. Questi per non cadere nell’ozio, si impegnava a servire tutte le Messe e a leggere continuamente libri edificanti. Dovunque si recasse, portava con sé qualche libro. I compagni lo chiamavano libreria ambulante. Ammalatosi gravemente, chiamò intorno a sé i genitori e, dopo aver chiesto il perdono e la benedizione, disse: «ora mi metto in agonia». Subito dopo morì. Tutti i giovani di Albano accorsero per accompagnarlo processionalmente in chiesa.
Anche l’associazione delle Figlie di Maria aveva una grande vitalità. Diciotto di esse entrarono in vari monasteri, alcune in Albano, altre a Roma e in altre località. Quasi tutte le altre si sposarono con le disposizioni di vera vocazione.
Una cura tutta particolare, don Giovanni la riservò ai chierici per i quali istituì anche un Ristretto. Essi intervenivano alle conferenze di spirito che si tenevano ogni giovedì. Vedendo il gran bene che queste conferenze procuravano, il Card. Salustri stabilì che per essere ordinati chierici, i giovani dovevano esibire il certificato di aver frequentato un ciclo di conferenze e il Card. Gian Francesco Falsacappa, constatando il bene che don Giovanni faceva ai chierici, chiese di svolgere le conferenze di spirito anche nel Seminario.
Parte del suo tempo, il Merlini lo dedicava agli ammalati e ai carcerati per i quali teneva nelle carceri le conferenze di cultura morale. (Continua)

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