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Gli abitanti di Mkiwa hanno l’acqua finalmente

Da Redazione

“Maji, maji, maji”: è la parola che, in un baleno, percorre Mkiwa! Scandita da volti felici, divulgata con sorrisi mai così larghi. I bambini saltellano di gioia, i più grandi sono commossi, qualcuno non trattiene le lacrime. In pochissimo tempo è cambiato tutto.
A fine giugno, in un giorno che sembrava simile a tanti altri, al villaggio erano arrivati degli sconosciuti. La curiosità veva lasciato spazio alla speranza quando ne era stata svelata l’identità. Si trattava di tecnici; dovevano sondare il terreno per scavare un pozzo. “Ma davvero avremo acqua?”. “Maji”, in swahili, significa “acqua”.
L’argomento era emerso, poche settimane prima, nell’incontro diocesano, a Singida. La Comunità di Mkiwa, in Tanzania, guidata da don Alessandro Manzi, Missionario del Preziosissimo Sangue originario di Cesena, è diventata Parrocchia lo scorso gennaio. La presenza assidua di un sacerdote – che aveva anche diretto i lavori per ampliare la Chiesa – aveva già segnato un cambio di passo. Il responsabile laico del Consiglio Pastorale evidenziò cosa avrebbe consentito lo sviluppo delle attività pastorali: “Ci serve l’acqua!”.
Una decina di giorni dopo l’apparizione dei tecnici a nessuno degli abitanti di Mkiwa sfugge il polverone sollevato da due camion. Gli operai si posizionano nei pressi del punto designato. Dopo la benedizione si comincia. Da queste parti sanno bene che l’acqua è dono di Dio. E a Lui non sarà certo sfuggita l’implorazione di un intero villaggio che chiede il necessario per vivere!
La fiducia dei “Watoto wa Mungu” – “Figli di Dio” – non si affievolisce, dopo due giorni di scavo, infruttuosi: si era arrivati a 162 metri, senza trovare altro che roccia. L’indomani si cambia sito e, a circa 60 metri, la trivella affonda, senza più ostacoli.
Un getto fuoriesce, vigoroso, come dal collo di una gigantesca bottiglia, scatenando l’entusiasmo: “Maji, maji, maji”.
Da meno di quattro mesi era stato pubblicato il libro “QUESTA È SEMPRE CASA TUA”, il cui ricavato avrebbe dovuto sostenere il Progetto “Acqua nel deserto”. L’acquisto del testo e alcune donazioni sono state gocce che hanno già trasformato il Progetto in Realtà. Grazie, di vero cuore.
Di deserto, però, ce n’è ancora! E anche di “Watoto wa Mungu” che vorrebbero urlare: “Maji, maji, maji”. Il Progetto continua…

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