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I tratti dello Spirito

di Francesco Albertini

La visione della Pentecoste e il tempo dello Spirito Santo

Nell’articolo precedente si faceva riferimento alla “visione della Pentecoste”. Lo Spirito Santo che si manifesta sugli Apostoli e su Maria in lingue di fuoco; la discesa del Cristo in gloria nella sua seconda venuta; il vecchio Adamo che adora la croce come simbolo di salvezza compiuta dal nuovo Adamo, da Cristo. Ogni elemento citato non è mai solo o isolato, è sempre in relazione, è sempre accostato ad altri elementi perché il tempo dello Spirito Santo è il tempo della Chiesa.

La comunione e il concetto di sobornost

Diceva A. S. Chomjakov che se qualcuno si perde, accade sempre perché si ritrova da solo e se dovesse riuscire a salvarsi è possibile perché è unito a qualcun altro, ha trovato qualcun altro. Lo stesso vale per l’esperienza ecclesiale: la solitudine dell’uomo quando incontra la forza dell’unione spirituale dei fratelli con Cristo gli permette di uscire, di fare questo “esodo” dalla sua debolezza. Chomjakov esprimerebbe tutto ciò usando semplicemente una parola: “sobornost” che potrebbe tradursi in modo approssimativo con l’espressione “collegialità”. Questa dimensione comunionale nasce anche da esperienze concrete: in Russia la vita dei villaggi dipendeva dalla loro stretta collaborazione e di ciò ne risentiva anche la vita spirituale.

Dostoevskij e la responsabilità universale

Rimanendo nel contesto della cultura russa, è bellissimo il riferimento che padre Špidlík fa a Dostoevskij, quando dice che questa concezione è riuscito ad esprimerla meravigliosamente dicendo che *«tutti sono responsabili di tutti»*. È inconcepibile poter pensare alla salvezza in modo individuale, quanto meno è insufficiente!

Rimanendo su Dostoevskij, c’è un bellissimo passaggio del Diario di uno scrittore nel quale egli racconta di come, nel popolo russo, sia presente una sete profonda di fraternità nel nome di Cristo, una sete di unione universale.

Il significato di salvezza e la cerknovnost

Quando si parla di “salvezza” nel gergo ascetico orientale si indica la perfezione. Non bisogna cogliere questo termine come sinonimo di assenza di difetti, quanto piuttosto di “unità di misura”. La Chiesa misura la sua efficacia spirituale in rapporto all’azione per la salvezza, a questo punta e aspira! Anche qui si potrebbe usare una sola parola che difficilmente potrebbe tradursi dal russo: “cerknovnost” e cioè il desiderio pieno e forte nel voler vivere in essa, nella Chiesa.

Iconografia, amore e conoscenza

Dopo tutto questo excursus sull’iconografia potremmo concludere che la creazione artistica, proprio perché le verità della fede non vengono comunicate solo nella forma scritta, è proprio l’occasione per sperimentare l’oggettività dell’esistenza dell’altro e la realizzazione dell’unione con lui nell’amore. L’immagine, l’icona svela proprio che il principio della conoscenza è l’amore che si sperimenta nell’essere con l’altro; si può conoscere veramente solo nella comunione e la comunione è Cristo stesso, il Capo del corpo che è la Chiesa.

Il ruolo dello Spirito Santo

Lo Spirito Santo è ciò che mantiene l’uomo nella comunione perché è Lui che versa l’amore di Dio nei nostri cuori (cfr. Rm 5,5). Per mezzo dello Spirito siamo legati alla conoscenza della vita ed è sempre attraverso di Lui che il conoscente può scoprire che un determinato evento, una determinata storia (magari proprio la sua) è proprio la comunicazione dell’amore.

La Pasqua e la logica dell’immagine

La Pasqua e tutto ciò che da essa scaturisce sono luogo della comunicazione dell’immagine e la logica dell’immagine stessa. Ogni piccolo articolo voleva arrivare a questa profonda verità e cioè che il valico che separa l’immagine realizzata dalle mani dell’uomo con quella spirituale, il passaggio dal visibile all’invisibile è possibile solo nella logica e nell’azione dello Spirito. Esso apre alla Chiesa, alla comunione, alla vita in Dio.

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