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Ignazio Silone

di Pierino Montini

Quest’anno ricorrono i 45 anni dalla morte di Ignazio Silone (1978). Uno dei suoi ultimi desideri testamentari è stato: «Mi piacerebbe di essere sepolto così, ai piedi del vecchio campanile di San Bernardo, a Pescina, con una croce di ferro appoggiata al muro e la vista del Fucino in lontananza». Le sue ceneri sono state collocate in quel luogo l’anno successivo alla sua morte. Desiderio ricco di profonde evocazioni simboliche, anche religiose: piedi, croce, muro, campanile, vista, lontananza…
Evocazioni che non fanno da spartiacque tra il mondo dell’aldilà ed il mondo dell’aldiquà, anche se il termine “muro” implica la consistenza di un alcunché che si oppone o vieta ogni contatto tra due parti, tra due realtà. A guardar bene, però, quella “croce di ferro appaggiata…” non alla parete della chiesa ma al campanile sa di molte cose: dalla chiamata a radunarsi per… al cosiddetto scioglimento delle campane in occasione della celebrazione della Pasqua. Più che sostenere il muro, indica propriamente un affidarsi a Colui che si cela oltre il muro, perché non Lo si disconosce ma perché Lo si è cercato e cercato.
Uno dei testi più recenti e più interessanti dedicati al pensiero di Silone è quello dell’arcivescovo emerito dell’Aquila mons. Giuseppe Molinari: Il Vangelo secondo Silone (Ƭau, 2022; I). Si può avere l’impressione che si tratti solo di un pregevole studio critico-letterario. Ma, al contrario, il volume persegue l’intento di coniugare l’attività editoriale dello scrittore con le sue responsabilità personali e sociali, con i suoi ideali politici e il suo credo religioso Il titolo stesso del testo, Il Vangelo secondo Silone, infatti, indica la direzione e la soglia oltre la quale mons. Molinari intende procedere per illustrare la specificità della vita e della poetica dello scrittore. E ciò a partire proprio dalle iniziali parole Il Vangelo, indicanti non una generalità di appartenenza ma una peculiarietà tutta personale: è Il vangelo, è il vangelo proprio di… Silone, incarnato e testimoniato da lui e non un qualcosa
di simile a quello che gli Evangelisti narrano di Gesù. Non è un riferire ciò che Silone dice su Cristo ma un tornare meditativo sulla testimonianza che Silone dà del Salvatore nella propria vita ed attività artistica.
Già i titoli delle opere di Silone manifestano un parallelismo indubitabile con il suo modo di comprendere e vivere il Vangelo a partire da Ed Egli si nascose (1944); Il lievito del cuore; Il segreto di Luca; Il seme sotto la neve; La terra e la gente; Uscita di sicurezza; Vino e Pane. Basta poco per pensare a brani, detti e riferimenti evangelici: “Se il seme non muore …”. “Prese il pane… Poi prese il vino…”. Forse, indicativo più di tutto è il titolo del romanzo L’avventura di un povero cristiano. Così pure molti personaggi dei romanzi di Silone hanno il nome di alcuni personaggi del Vangelo: Marco, Gabriele, Pietro, Lazzaro; o il nome di personaggi significativi della storia della Chiesa: Caterina, Gioacchino, Bonifazio, Vincenzo.
Probabilmente è esatto partire dall’ammettere che Silone abbia sentito il bisogno di raccontarsi e di raccontare il proprio relazionarsi con lo scorrere della realtà, per lui dolorosa (terremoto, morte del fratello, incontro con don Orione), con le ideologie del proprio tempo (fascismo, comunismo) e con la religione. In base a ciò, comunemente si afferma che di Pierino Montini Silone sia stato “un povero cristiano” che ha perseguito una Uscita di sicurezza, la cui identità lo ha condotto a conformarsi come un “socialista senza partito” e come un “cristiano senza Chiesa”. Come risulta da un’intervista del 1961.
Da parte nostra, dopo una lettura e rilettura dei suoi romanzi e dall’aver assistito ad alcune sue conferenze, possiamo dire, come scrive il Molinari, che Silone sia nello stesso momento, anche se con gradualità differenti, un ricercatore ed un inseguito da Dio (I, 242). Infatti, uno dei personaggi più significativi descritti da Silone, Pietro Spina, non cerca Dio ma è cercato da Dio (I, 234).
Occorrerebbe tener conto del rifiuto che Silone opera nei confronti delle ideologie politiche: per Silone il socialismo è vero e tale solo se nella sua pratica si travasano echi del messaggio evangelico.
Così pure del rifiuto di un Gesù impomatato (I, 165), un Cristo incorniciato, appeso alla parete ma che guarda il soffitto (I, 209). Silone invita a non prendere per nulla in considerazione la croce, qualora si desideri essere morbosamente sereni: il Crocifisso è terribilmente pericoloso se si prende veramente su serio (I, 180).
Cristo è l’ultimo di cafoni (I, 169).
Per Silone è terribile cadere nelle mani di Dio (I, 135). Leggendo Silone, si ha modo di meditare sul Mistero di Dio, sul mistero di Silone e sul mistero del loro rapporto. E ciò al di là di ogni tentativo di catalogare il tutto entro scaffali ideologici. La sua personale identità è quella di aver cercato di riscoprire la purezza del messaggio evangelico delle origini. In un periodo storico-culturale in cui la facevano da titani il fascismo, il comunismo ed il dogmatismo della Chiesa.

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