Primavera Missionaria News. Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Il buon giorno si vede dal tramonto

Di Nicola Antonio Perone

«Dalla signora Tamini e dalla signora Paolina del Bufalo ho inteso dire che nell’occasione dell’apertura degli occhi dell’immagini di Maria Santissima avvenuta in Roma nell’anno 1799, il Servo di Dio andava la sera a cantare le litanie avanti alcune immagini della Beatissima Vergine esposte sulla pubblica strada. Dalle suddette ho saputo ancora che andava a Tor de’ Specchi ed assisteva nella festa alla chiesa con cotta e che quelle religiose lo vedevano con piacere così composto e modesto. So di più che si tratteneva lungo tempo a pregare innanzi all’altare di San Francesco Saverio al Gesù. Confidò un giorno lo stesso Servo di Dio a don Biagio Valentini che, stando ivi un giorno a pregare, si sentì come rapito fuori di sé. A me disse una volta che, nel vedere da ragazzo l’atteggiamento del Santo come è nella volta dipinto nella suddetta chiesa del Gesù, si sentiva dei forti stimoli a fare del bene. Con più precisione me lo indicò un giorno in cui, andati verso il tramonto del sole, insieme nel coretto che guarda all’altare di San Francesco Saverio nella suddetta chiesa del Gesù, mi accennò la pittura e mi disse: «Ecco là, dove io mi sentiva da ragazzo accrescere la devozione a San Francesco Saverio»
(G. Merlini, Un santo scruta un santo, 7-8).

Continuiamo il nostro viaggio alla scoperta della figura di san Gaspare così come viene presentato da Giovanni Melini. Il Venerabile scrive queste note biografiche in quanto testimone durante il processo di beatificazione di san Gaspare, del quale quest’anno ricorderemo il settantesimo anniversario della canonizzazione. Giovanni Merlini però conobbe il santo soltanto nel 1820, e dunque si rifece alle testimonianze di altre persone che avevano vissuto con Gaspare negli anni della sua giovinezza. Così egli riporta quanto ascoltato da Maria Tamini, amica d’infanzia del fondatore, e dalla sorella Paolina, mostrandoci, attraverso i racconti di queste donne, quanto i primi anni della vita di Gaspare fossero preludio della vocazione missionaria che egli avrebbe scoperto nel corso della sua crescita. Sin da piccolino il santo mostrava spontaneamente una singolare attrazione verso la preghiera e gli esercizi di devozione, e questo è attestato dal suo recarsi a pregare presso le innumerevoli immagini della Vergine sparse per Roma, così come dal servire all’altare nel monastero di Tor de‘ Specchi, inaugurato nel 1433 da Francesca Romana. Ma ciò che caratterizzò la pietà di Gaspare sin da bambino fu la devozione per Francesco Saverio, il gesuita patrono delle missioni. Sicuramente è celebre l’evento della guarigione ottenuta per intercessione del Saverio durante l’infanzia, però in queste righe il Venerabile Merlini non ne parla. Ci riporta invece due episodi meno noti, ma carichi di significato. Il primo è raccontato dal Merlini dopo averlo ascoltato da don Biagio Valentini, primo successore di san Gaspare. Ci è posta dinanzi una confidenza fatta dal fondatore al Valentini, nella quale il santo racconta dei suoi momenti di preghiera solitaria che amava vivere nella cappella del Saverio presso la chiesa romana del Gesù. Sappiamo quindi, grazie alla condivisione dello stesso san Gaspare, delle sue esperienze di estasi durante le orazioni che compiva dinanzi alla reliquia del suo santo protettore. Questi eventi dovettero essere molto decisivi per il fondatore, a tal punto che, come testimonia il Melini in prima persona, un giorno san Gaspare stesso accompagnò don Giovanni nella chiesa del Gesù per mostrargli il punto esatto nel quale egli amava sostare in preghiera. È commovente la descrizione compiuta dal Venerabile, il quale ci racconta di come, al tramonto del sole, nel coretto rivolto all’altare del Saverio, san Gaspare lo condusse ad ammirare gli affreschi raffiguranti la vita del santo gesuita, opere del pittore genovese Giovanni Andrea Carlone. E proprio dinanzi a queste opere d’arte, Gaspare si univa a tal punto a Dio nella preghiera da sembrargli di essere in estasi. Le parole del Merlini creano così un ponte tra il santo fondatore e noi, che nel 2024, a settant’anni dalla sua canonizzazione, possiamo ancora recarci nella chiesa del Gesù per pregare nell’esatta postazione che più di due secoli fa era occupata dal giovane Gaspare. Egli non tenne segreta questa sua piccola pratica di devozione, ma condividendola con don Giovanni, ha fatto sì che potesse esser nota anche a noi oggi. Una sua piccola condivisione al caro confratello, mentre i raggi del sole al tramonto illuminavano gli affreschi di una chiesa romana, è divenuta un grande spiraglio per permetterci di conoscere il cuore di un santo.

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