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IL FAGIOLO MAGICO… Tirare le somme dopo un anno di attività

Di Daniele Sansone

“Spuntano come formiche”. “Escono come funghi”. Pioggia improvvisa mentre sei in giro per la strada.
Da un angolo all’altro della strada si presentano uomini che vendono ombrelli per chi viene improvvisamente sorpreso dalla pioggia. Banalmente e stupidamente si utilizzano comunemente queste espressioni. In questa situazione come in tante altre della nostra quotidianità ci
siamo abituati a usare modi di parlare e di esprimerci che determinano a priori il rapporto con l’altro.
Affrontare l’altro con i concetti che si sono già precostituiti preclude ogni possibilità di incontrare veramente l’altro.
Un incontro non deve essere necessariamente fatto di rose e fiori, è possibile scontrarsi, mettere in atto dei pacifici combattimenti che portino a una più profonda reciproca conoscenza. Se l’incontro con chi è diverso da te, non sei capace di sostenerlo, è meglio rimanere fermi, in silenzio, piuttosto che arrogarsi in inutili posizioni moralistiche personali che mirano a distruggere ogni elemento di diversità. Se da una parte c’è chi distrugge l’altro semplicemente per il gusto di farlo a priori, basandosi solamente sulle proprie credenze, dall’altra c’è chi invece quell’incontro lo ha trasformato esclusivamente in versamento di denaro, appellandosi a quel pietismo e a quel modello di donazione economica un po’ all’americana per cui sentirsi a posto con se stessi e con gli altri. La donazione economica è assolutamente un atto necessario e di rispettoso valore, che si deve però accompagnare con il dono della propria persona, della propria presenza, del proprio tempo. Ecco, in questi mesi il progetto de Il fagiolo magico ha cercato di scardinare certi luoghi comuni e modi di agire, valorizzando piuttosto l’incontro con l’altro, diverso da me, distante dalla mia cultura e dal mio modo di pensare, attraverso attività che esaltassero e incentivassero una relazione di prossimità che non passasse necessariamente per pregiudizi e idee preconcette piuttosto per una vera e nuova conoscenza dell’altro: prima di tutto ci siamo “io” e “te”, da questo consegue tutto il resto.
Il progetto, realizzato grazie alle risorse stanziate dalla Regione Lazio con il sostegno del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha visto il coinvolgimento, oltre che di tutta la Cooperativa Matrioska e dell’Associazione Volontari Il Cavallo Bianco, di diversi volontari, provenienti dai gruppi parrocchiali, in particolare dalle Comunità dei 7 Segni, che si sono messi a disposizione, ognuno con le proprie capacità e con il proprio tempo: c’è chi si è prestato a svolgere lezione di italiano, chi a stare con le persone più anziane, chi semplicemente a preparare la colazione mattutina e a dare un gradito benvenuto a chi arrivava.
Nonostante le difficoltà del periodo storico, sono state numerose le attività in cui i partecipanti sono stati coinvolti, con l’obiettivo di sentirci un corpo unico, in cui le diversità siano un valore aggiunto.
Se nei primi mesi di lancio del progetto ci siamo dovuti scontrare con la difficoltà del coinvolgere persone per presentare loro le attività che si tenevano, la seconda parte del progetto ha visto un progressivo crescere dei partecipanti. In particolare, si è riversata ed è arrivata una forte rappresentanza di persone del Bangladesh, che si sono coinvolte vicendevolmente, insieme a persone rumene, italiane e di altre nazionalità, accomunate da una condizione, in alcuni casi temporanea e legata al periodo storico, di fragilità e vulnerabilità sociali.
I due corsi maggiormente frequentati sono stati quello di italiano e quello di ceramica, sempre molto partecipati e che hanno portato a dei risultati visibili agli occhi di tutti. A fianco a questi per la prima parte del progetto il corso di teatro e di cinema, che ha portato alla realizzazione di un docu-film con le storie di alcune persone, che nei prossimi mesi verrà proiettato pubblicamente. Ogni venerdì, uno spazio di incontro per tutte le persone più anziane, in particolare per quelle rimaste fuori da qualsiasi rete relazionale, che hanno sempre trovato qualcuno con cui scambiare qualche parola, sorseggiando un bicchiere di tè caldo e mangiando un cioccolatino.
Nel mese di novembre abbiamo organizzato un pullman e siamo andati a Firenze per una giornata, città nella quale molti dei partecipanti non erano mai stati: felici e riconoscenti per questa opportunità, ci hanno donato e fatto assaggiare alcuni dei loro prodotti tipici. Inoltre, dal mese di novembre fino a oggi, si è svolta una rassegna cinematografica, per otto giovedì, incentrata sui temi dell’inclusione, dell’incontro, dello scambio, della mobilità umana, destinata a offrire un ulteriore momento di incontro nonché di apertura totale al territorio, così come le giornate evento di fine dicembre e di fine gennaio, con lo scopo di raccontare al territorio i traguardi e gli obiettivi raggiunti dal progetto. Infine, da non dimenticare la colazione quotidiana offerta a tutti, come primo momento di inizio della giornata, nonché occasione per scambiare quattro chiacchiere.
A margine, ma assolutamente non marginale, tutta l’attività di sostegno alimentare che abbiamo dato in questi mesi a chi più ne aveva bisogno, nonché l’aiuto per pratiche burocratiche e compilazione di documenti. Abbiamo scoperto, col passare del tempo e con la progressiva apertura dell’intimità di ciascuno, situazioni familiari non sempre semplici da affrontare. Si sono aperti nel corso dei mesi altri strumenti di supporto, che originariamente non avevamo pensato, come l’aiuto-compiti ai figli di queste persone.
Il fagiolo magico in questi mesi è stato incontro e possibilità di riprendere in mano la propria vita, di riaccendere quella speranza che si era spenta, di intraprendere una nuova strada, guardando con fiducia al futuro, nello stesso modo in cui Jack sale sulla pianta di fagiolo verso un oltre di cui ignora le fattezze. Il fagiolo magico è stata la possibilità di riaprire una finestra in questo mondo, dove la forte onda neoliberista sta portando sempre più in auge i numeri, il profitto, l’economia e dimenticando l’antropologia, l’essere umano, la “persona”, i veri e profondi bisogni umani e il rapporto con il Trascendente.
Il fagiolo magico è stato tornare ad abbattere quelle barriere e quei nuovi muri che si stanno ricostruendo, è stato ritornare a dimostrare che il buon uso delle parole è fondamentale, è stato dirsi le cose in faccia, distruggendo l’ipocrisia imperante.
La speranza è che Il fagiolo magico sia solamente l’inizio di un percorso di rinascita, la speranza che nei prossimi mesi si possa portare avanti questo progetto, con altre risorse, con altri sostegni, con la voglia delle persone di continuare a stare insieme.

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