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Il liberatore

di Luciano Bugnola, CPPS

Vieni, Signore, vieni, Redentore vieni;
Tu sii per me il Liberatore (Sant’Agostino)

Chi è Dio? Com’è Dio? Molti cercano la risposta nella riflessione teologica. D’accordo, ma la teologia da dove parte?
Noi crediamo nel Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, non nel Dio dei filosofi e dei pensatori.
I Libri della Bibbia narrano storie, personali e comunitarie. Storie che sono testimonianze, il cui scopo è descrivere l’azione divina che si palesa negli avvenimenti della storia. E allora, la domanda «chi è Dio?» ha trovato risposte, almeno iniziali e sostanzialmente sufficienti in una teologia popolare originata dall’esperienza che ha appreso Dio non consultando dei testi. È l’esperienza di Israele, schiavo in Egitto e liberato. Il Dio in cui crede è il Signore che li fece uscire da quella terra crudele, è Colui che «operò sotto i nostri occhi segni e prodigi» (Dt 6,22). Primi catechisti furono Mosè ed Aronne che riferirono al popolo l’azione di Dio, al che il popolo si inginocchiò e si prostrò. Se ne parla nel capitolo 4° dell’Esodo. La fiducia che il popolo ripone nel Signore è giustificata dall’aver visto la mano potente di Dio.
Scandagliando l’esperienza religiosa di Israele scopriamo un aiuto (o provocazione?) per la nostra fede di oggi, che spesso per pregare, è un esempio, abbiamo bisogno di frequentare scuole di preghiera. Da che mondo è mondo un figlio sa parlare al suo papà, che d’altra parte è attento interprete dei primi balbettii della propria creatura. E, guarda caso, ci è stato detto: «quando pregate, dite Padre nostro…». Umilmente riconosciamo che abbiamo qualcosa da apprendere dalla spiritualità d’Israele: a) ci collega con la spiritualità senza tanti merletti ed essenziale, lontana dai linguaggi cavillosi degli esperti; b) ci guida verso le eterne basi della nostra fede. Gesù accettava le preghiere semplici della gente: «Signore che io veda…; il mio servo è malato…; se vuoi, puoi guarirmi…»: è l’immediatezza di chi ha bisogno e si sente sicuro di una benevola risposta. È fede questa? Perché no? Cosa le manca? «La tua fede ti ha salvato», riconosceva spesso il Signore dopo la concessione della grazia.
Peccato veramente se abbiamo smarrito la freschezza del rapporto spontaneo, immediato col nostro Padre.

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