I giovani, gli anziani e il Sangue che ci fa uno
«La gioventù è la primavera della Chiesa, la vecchiaia ne è l’autunno fecondo. Guai a separarle: l’una senza l’altra muore. Unite, portano il frutto del Sangue di Gesù Cristo» (san Gaspare del Bufalo, Lettera 2134).
Il dialogo fra generazioni è questione di vita o di morte pastorale
In un tempo di “inverni demografici” e di parrocchie dove i capelli bianchi superano le chitarre, il dialogo fra generazioni non è un tema da convegno: è questione di vita o di morte pastorale. O ci salviamo insieme, o non si salva nessuno.
San Gaspare lo gridava già nell’800 ai suoi missionari: separare giovani e anziani nella Chiesa è come separare il tronco dalle radici: il tronco crolla, le radici seccano; l’unica linfa che tiene tutto insieme, scriveva, è «il Sangue di Gesù Cristo, che fa dei due un popolo solo».
Il rischio di due chiese parallele
Il rischio di due chiese parallele è evidente, basta entrare in parrocchia la domenica. Messa delle 8:00, media età: 70 anni. Messa dei giovani delle 19:00, media: 22. Due liturgie, due linguaggi, due mondi.
I nonni dicono: «I giovani non hanno rispetto». I giovani rispondono: «I vecchi non ci lasciano spazio». Ogni generazione pensa di salvarsi da sola.
Papa Francesco lo ha chiamato “scarto generazionale”, san Gaspare lo chiamava “furto al Sangue di Cristo”, perché quel Sangue «non fu versato per i vecchi o per i giovani, ma per tutti» (Lettera 891).
Giovani e anziani nella Scrittura
La Scrittura non conosce pensionati della fede: Mosè ha 80 anni quando libera Israele, ma ha bisogno di Giosuè giovane per entrare nella Terra Promessa (Dt 34,9). Eli è vecchio e cieco, ma è il piccolo Samuele che sente la voce di Dio (1Sam 3,1-10).
A Pentecoste, Pietro cita Gioele: «I vostri giovani avranno visioni, e i vostri anziani faranno sogni» (At 2,17). Notate: non sogni contro visioni, sogni e visioni insieme.
Lo Spirito Santo, primo “formatore intergenerazionale”
Lo Spirito Santo è il primo “formatore intergenerazionale”: mescola l’esperienza di chi ha visto con il fuoco di chi deve correre.
San Paolo è netto con Timoteo: «Nessuno disprezzi la tua giovane età» (1Tm 4,12). Ma allo stesso Paolo, vecchio e in catene, i giovani delle comunità portano da mangiare e scrivono sotto dettatura (2Tm 4,11-13). Danno e ricevono. Sempre.
San Gaspare e le Missioni al Popolo
Quando san Gaspare fondava le Missioni al Popolo nei paesi dello Stato Pontificio devastati dal brigantaggio, faceva una cosa rivoluzionaria: mandava i missionari giovani a predicare nelle piazze, a cantare, a “svegliare” il paese; ma li faceva dormire e mangiare dalle famiglie anziane.
«Perché i vecchi insegnino col silenzio e i giovani con la parola» (Regolamento 1821)
E, alla fine della Missione, il segno: la Processione del Sangue Prezioso. Davanti l’Arciconfraternita, tutta capelli bianchi, dietro i ragazzi con le fiaccole; in mezzo, il Crocifisso grondante…
«Perché vedano che un solo Sangue li ha redenti» (Lettera 3001).
Uniti nel Sangue, diventano esercito
Scriveva: «Il vecchio senza il giovane diventa museo. Il giovane senza il vecchio diventa bandiera al vento. Uniti nel Sangue, diventano esercito».
Se il Sangue di Cristo è il sigillo fra generazioni, allora la pastorale non può accontentarsi di “fare spazio ai giovani” o “rispettare gli anziani”. Deve farli sanguinare insieme.