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Il più forte ha sempre ragione? Perché? Esaminiamo la questione

di Paul Ndigi

L’uso sproporzionato e irrazionale della forza in questi ultimi tempi suscita preoccupazioni e indignazione. Non si capisce perché il più forte debba opprimere sempre e il debole subire. Uno studio ben articolato di questa realtà si trova in modo particolare nel pensiero di Nietzsche. Egli affermava che il mondo è diviso in due categorie: i forti per comandare e i deboli chiamati a obbedire. Quindi o domini oppure sei dominato; cioè se non eserciti il potere, lo subisci. Tutto si risolve con la forza. Di fronte a questo scenario, appare chiaramente che egli aveva solo una visione conflittuale del mondo dove la rivalità, la competizione, la lotta per la sopravvivenza sono l’unica scelta.
Questa però, è la legge della natura, della giungla dove per vivere, per nutrirsi, bisogna combattere. Non c’è alcun dubbio che l’uso della forza sia necessario nella vita quotidiana. Ma quali sono i moventi nell’uso della forza sugli altri? Il realismo risponde dicendo che è la volontà di soddisfare i desideri concreti, eliminare la concorrenza con tutti i mezzi. La vita allo stato di natura è dunque un affronto, una guerra di tutti contro tutti. L’unica legge che conta, è quella del più forte. Non è il più onesto, il virtuoso o competente che comanda, ma l’illusionista, colui che sa manipolare e la retorica è uno dei metodi della legge del più forte. È lui che impone la legittimità del suo statuto di vincitore, che scrive la storia. Appare chiaramente che la forza istituisce l’autorità, fissa le regole e controlla le risorse. Questa realtà è più evidente negli animali. Non per niente homo homini lupus diventerà l’espressione celeberrima di Hobbes. Per molti filosofi, la legge della natura è un modello da seguire perché promuove la sfida e la competizione che sono il motore del progresso. Secondo loro, va abolita ogni legge che tende a proteggere i deboli e poi, se la natura non ammette l’uguaglianza, la società dovrebbe fare altrettanto perché difendere i deboli, la impoverisce. D’altronde, l’uguaglianza è il capovolgimento della legge della natura.
Ma davvero l’uomo è felice in questa situazione conflittuale? Non è possibile liberarsene? L’uscita da questa lotta è pensabile con l’istituzione del contratto sociale. Nella società che promuove i valori, i rapporti interpersonali sono sanciti dalla legge che proclama l’uguaglianza. Difatti, la necessità dell’uomo di prevaricare sugli altri è diventata l’affermazione di uno stato sociale. Se diversi filosofi hanno sostenuto e difeso la dottrina della “legge del più forte” altri si sono opposti con determinazione. Se il principio della legge della natura era che il prepotente prevalesse sugli altri, nella società civile, chiunque commette intenzionalmente un reato è colpevole e di conseguenza deve riparare i danni provocati.
La forza sarebbe dunque un criterio, una delle modalità della competizione fra tante altre come l’intelligenza, le relazioni, i soldi… In una società capitalista, per esempio non c’è bisogno della forza fisica per dominare, c’è un altro potere: i soldi. Si dovrebbe d’ora in poi parlare non più della legge del più forte ma del più abile, di colui che è capace di adattarsi nel suo ambiente. La mancanza va considerata come un fatto positivo, perché fornisce l’energia. Ora, se la mancanza è una forza vitale per alcuni, essa crea disagi ad altri. Ma chiunque riesce a colmarla si procura una più grande gioia. La vita risiede in questo movimento tra mancanza e soddisfazione, cioè nel voler colmare le nostre carenze. Negare ciò è negare la vita stessa perché le relazioni umane sono sorrette da questa lotta che genera questa oscillazione. Servono dei principi razionali per ben gestire questo movimento. In altre parole l’uomo razionale non è schiavo del suo desiderio, del movimento naturale. Ciò non significa che va contro la natura anzi, realizza sé stesso. L’uomo, consapevole di essere un animale razionale, ha la capacità di andare aldilà del suo istinto giacché la sua esistenza non si riassume alla sola sopravvivenza. È un essere capace di trasformare il mondo, condividere il frutto delle sue conquiste, proteggere i deboli dalle unghie dei forti. È un essere che si preoccupa dell’altro, che mette la sua forza a servizio: è capace di dare e di amare. Sfortunatamente, non tutti fanno così. Ma tu, come usi la tua forza?

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