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Il primo missionario che arriva in Giappone

Feb 7, 2020

Di Giacomo Manzo

Nuove frontiere. Nuove sfide.
È questo il miglior popolo scoperto finora…

Nella nostra storia di San Francesco Saverio arriviamo con questa ottava puntata al dicembre 1547 quando durante un matrimonio gli viene presentato da un amico uno straniero sui 35 anni, il suo nome è Hanjiro e viene da quella terra che solo 5 anni prima i portoghesi avevano scoperto più ad Oriente della Cina ovvero l’isola del Giappone. L’incontro fu provvidenziale. Alle orecchie del missionario gesuita si aprì una nuova sfida: un paese come il Giappone, popolatissimo, di cultura elevata, completamente diverso dalle popolazioni finora evangelizzate in India e nelle Molucche,
tutte abbastanza rozze e primitive. Addirittura Hanijro dopo che ascoltava le catechesi in chiesa di Padre Francesco, se le trascriveva in giapponese e faceva molte altre domande per approfondire.
Così Francesco gli fece una domanda schietta e diretta: “Ma secondo voi, Hanijro, se vado ad annunciare il Vangelo in Giappone, le persone si convertiranno?”. La risposta di Hanijro fu altrettanto esplicita: “Non dubito. Per prima cosa le farebbero molte domande e starebbero a vedere che cosa lei risponderebbe e che cosa sa; ma soprattutto osserverebbero se la sua vita è conforme alla sua dottrina; e qualora fossero soddisfatti sopra entrambi questi punti, in sei mesi il re e la regina e i nobili e tutta la gente colta diverrebbero cristiani, perché i giapponesi non seguono altro che
la ragione”. Di fronte a questa risposta e all’incontro provvidenziale avuto con Hanjiro, che sembrava davvero mandato da Dio, Francesco sentì che stava scoccando un’ora decisiva per la storia del cristianesimo: l’approdo del Vangelo persino in Giappone. Francesco accetta la sfida. Intanto nella Pentecoste del 1548 il segno più evidente di questa nuova chiamata oltreconfine fu il battesimo di Hanjiro e dei suoi due compagni, dopo una lunga preparazione. A quel punto i tre vivevano proprio come i gesuiti, con la talare nera e condividendo i pasti, annunciando il vangelo e vivendo con umiltà e spirito di fede. Alla domanda di Francesco su cosa piaceva di più della fede cristiana la loro risposta era facile: “La confessione e la comunione”. D’altra parte non c’è da stupirsi che questi due sacramenti rappresentano davvero la straordinarietà della fede cristiana che ci parla di un Dio che si fa nostro pane e nostra bevanda, che si unisce totalmente a noi formando una cosa sola con noi e che ci perdona sempre senza stancarsi mai. Forse a volte non ci rendiamo conto, ma la verità della fede cristiana sul Dio che è PadreFiglio e Spirito di comunione è davvero incredibilmente affascinante e liberante perché ridona sempre grande speranza, dignità e letizia di fronte a qualsiasi difficoltà o problema che si possa avere.
Hanijro e gli altri due si rammaricarono con Francesco perché purtroppo in Giappone tutto questo era ancora nascosto e così i loro conterranei adoravano ancora il sole e la luna. Assurdo! Così siamo al 15 agosto 1549 quando Francesco Saverio primo missionario della storia, sbarca in Giappone nella città di Satsuma. Il principe del sud Shamazu Takahisa accoglie benevolmente Padre Francesco e i suoi permettendo anche loro di predicare la nuova dottrina e la curiosità per le case della città si fa grande tanto che in parecchi dalla mattina alla sera vanno a sentire questo “bonzo” occidentale. Su di questo, scrive: “Tornammo un’altra volta a Yamaguchi e demmo al duca di Yamaguchi alcune lettere del Governatore e del Vescovo che avevamo con noi, insieme ad un dono che gli veniva mandato in segno d’amicizia. Questo duca fu molto lieto sia del dono come delle lettere. Egli ci offrì molte cose, ma noi non volemmo accettarne alcuna, quantunque ci desse molto oro e argento. Gli chiedemmo allora che se avesse voluto farci qualche regalo, noi non volevamo altro da lui se non che ci desse il permesso di predicare nelle sue terre la legge di Dio e perché l’adottassero coloro che volessero accettarla. Con grande amore egli ci concesse questo permesso e così ordinò di mettere a suo nome, per le strade della città, delle scritte con cui si rallegrava che la legge di Dio si predicasse nelle sue terre e che dava il permesso di adottarla a tutti coloro che volessero accettarla”. Così in breve tempo ecco le conversioni e i battesimi, più di un centinaio. Padre Francesco sbotta e ringrazia il Signore: “È questo il miglior popolo scoperto finora e mi pare che non se ne troverà, tra gli infedeli, un altro che superi i giapponesi”. Francesco è ancora più incoraggiato dal dialogo coi giapponesi ad imparare la loro lingua difficile e ad inculturarsi negli usi e costumi. Aiutato da Hanijro, diventato ormai “Paolo” con il suo nome di battesimo, scrive così un trattatello di dottrina cristiana giapponese e se lo mette a leggere dalla terrazza di un tempio con la gente che lo sta ad ascoltare. Ma l’avventura del Giappone prospetta ben presto nuove grandi sfide per il nostro missionario.
La storia continua…

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