Primavera Missionaria News. Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Il senso di un battito infranto Avicii

Di Federico Maria Rossi

«L’interprete musicale ha molto in comune con lo studioso della Bibbia, con il lettore della Parola di Dio; in senso più lato con coloro che cercano di interpretare i segni dei tempi; e ancora più in generale con quanti – dovremmo essere tutti – accolgono e ascoltano l’altro per un dialogo sincero. Ogni cristiano infatti è un interprete della volontà di Dio nella propria esistenza, e con essa canta con gioia a Dio un inno di lode e di ringraziamento. Con questo canto la Chiesa interpreta il Vangelo nei solchi della storia.».

Sì, chi suona e chi ascolta musica interpreta un bisogno che nasce da dentro: un desiderio di senso, la necessità di un dialogo, il volere forte e bello di vivere una missione. Non c’è epoca e non c’è luogo — non c’è uomo! — che non sia intriso di musica: dai ritmi tribali alle più ardite composizioni della classica contemporanea, dagli acuti di un soprano ai gorgheggi incerti di un bambino che impara a usare la voce. Come la poesia, la musica è uno dei tentativi più riusciti di dare forma all’inesprimibile, di raccontare ciò che ci supera, ma che non possiamo tacere.

Quasi due anni fa, parlando dell’opera di Tolkien, scrivevo come l’autore inglese avesse affidato proprio alla musica la «creazione» del proprio universo letterario: un canto corale, che partiva da un tema divino, interpretato da tutti gli Ainur, ciascuno secondo la propria inclinazione e il proprio estro artistico. Da quel canto era stata plasmata la Terra e con essi gli uomini, gli elfi e le stelle che la popolavano.

Non è un’idea totalmente nuova: già nell’antichità si parlava di una «Armonia delle sfere». Il moto dei pianeti nelle loro orbite avrebbe prodotto suoni, in relazione armonica fra loro: «Movimenti così grandiosi non potrebbero svolgersi in silenzio, e la natura richiede che le due estremità risuonino, di toni gravi l’una, acuti l’altra», scriveva Cicerone nel Somnium Scipionis. Anche Sant’Agostino sembra recepire alcune di queste idee, molte delle quali sorte in ambito pitagorico. Nella sua Storia della Musica, Mario Pasi scrive che, seppur «combattuto fra una concezione edonistica della musica e un visione della stessa intesa come “scienza del ben ritmare” (cfr. De Musica, I,2,2)», Sant’Agostino «vede nel mondo dei suoni il riflesso di un’armonia dell’anima».

Sì, la musica è armonia dell’anima: la Bibbia prega con i salmi — che sono dei canti —, il gregoriano risuona nelle nostre chiede da secoli e anche una chitarra semplice riesce a illuminare una messa. La lode a Dio si esprime con il canto — e sempre nel canto, durante la Liturgia Eucaristica, la Chiesa della terra si unisce a quella del Cielo. Per questo vorremmo cominciare questo cammino insieme, tra note e spartiti, sinfonie e compositori, tra melodie, musiche e voci armoniche.

Il primo passo per poter vivere tutto questo insieme è quello di ogni buon inizio: il silenzio. «Un buon musicista conosce il valore del silenzio, il valore della pausa. L’alternanza tra suono e silenzio è feconda e permette l’ascolto, che ha un ruolo fondamentale in ogni dialogo»2. Prima di ogni preghiera, prima di ogni decisione importante, prima di ogni discorso — si fa silenzio. Nel silenzio emergono le domande essenziali, i dubbi inespressi, le certezze che pensavamo dimenticate: nel silenzio emerge la voce di Dio.

Nel 1952, il pianista David Tudor eseguì per la prima volta «4’33”» di John Cage, dove per quattro minuti e trentratrè secondi (da cui il titolo) rimase seduto al pianoforte senza suonare una sola nota. Il pezzo si presta certo a un’ironia facile, ma fa emergere tutti i rumori che riempiono la sala — le sedie che scricchiolano, i colpi di tosse, i commenti confusi —: quello che si pensava silenzio assoluto diventa invece un esercizio di ascolto.

«E vorrei concludere con una domanda, che viene spontanea nella situazione in cui ci troviamo, provocata dalla pandemia: il silenzio che viviamo è vuoto o siamo in fase di ascolto? Permetteremo, in seguito, l’emergere di un canto nuovo?»

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Echi dell’anima – 1

John Cage, 4’33”

Giusto prima del secondo lockdown in Germania, i Berliner Philarmoniker decisero di suonare questo pezzo di John Cage: una pausa di silenzio cercata, prima di scendere in un silenzio forzato.

Editoriale
Alla ricerca delle proprie origini

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Primavera Missionaria News. Dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondodi Marco LambertucciCara Laura, raccontaci un po' di te e come nasce, nel corso della tua vita, questa tua passione, oserei dire missione, di voler far rincontrare i figli adottati con i genitori...

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