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Il terremoto in Albano

di Pietro Battista

Lo storico, Francesco Giorni, nella Storia di Albano afferma che nel 1829 si verificò l’evento più importante avvenuto durante il ministero episcopale del Cardinale cesenate Pier Francesco Galleffi. Mentre la cittadinanza con grande esultanza si stava preparando a celebrare una grande festa per l’incoronazione dell’effige miracolosa della Madonna della Rotonda che si sarebbe celebrata il 5 giugno, nella notte del 21 e 22 maggio furono avvertite le prime scosse di terremoto. A queste ne seguirono altre fino a raggiungere il numero di 248. La gioia che stava vivendo la popolazione si cambiò in mestizia e grande timore. La cittadinanza di Albano fu terrorizzata soprattutto a causa di una voce che circolava. Si diceva, che, secondo una profezia, la cittadina circondata da quattro laghi doveva sprofondarsi completamente. Il dato corrispondeva pienamente alla cittadina di Albano che era circondata dal lago Albano di Castel Gandolfo, dal lago di Nemi, dal lago di Vallericcia e dal laghetto di Turno fatto prosciugare nel 1611 dal Papa Paolo V. Non solo in Albano ma anche nei paesi vicini si facevano preghiere per scongiurare l’immane tragedia. Lo storico, nella lunga relazione sulle scosse telluriche, parla di varie processioni penitenziali nelle quali varie confraternite partecipavano a piedi nudi. Si facevano tridui e preghiere con grande partecipazione di popolo.
Il Giorni parla anche di un triduo solenne predicato dal “dotto e zelante sacerdote” don Giovanni Merlini dei Missionari di San Paolo. Il primo triduo si svolse nella chiesa della Rotonda, davanti alla prodigiosa icona della Madonna che doveva essere incoronata. Un altro triduo, lo stesso missionario lo predicò nella cattedrale davanti alla reliquia di San Pancrazio, Protettore di Albano.
La preghiera incominciava alle ore 21 e si protraeva fino a dopo la mezzanotte.
Il 22 giugno, durante la predica, in Cattedrale, i fedeli avvertirono una sensibile scossa. Tutti cominciarono ad agitarsi e a implorare con forte grida la grazia della salvezza mentre correvano verso l’uscita. Poiché era impossibile continuare la
preghiera all’interno della chiesa, tutti si raccolsero nell’ampio Piazzale delle Monache. Fu portato lì anche il prezioso reliquiario di San Pancrazio. Appena il busto del Protettore apparve davanti alla folla, si riprodusse il gridare di grazie, il sospirare, il gemere, quale avrebbe potuto essere se in quell’istante subissata si fosse tutta la città. Verso l’una di notte, dopo la benedizione, il popolo non volle che fosse portata via la reliquia. Così, la preghiera continuò fino al mattino. Anche don Giovanni, nella Istoria parla di questo episodio, ma, in modo impersonale. Annota però un particolare interessante riguardante la fine dei movimenti sismici: «Poiché la liberazione da ogni disgrazia fu meritatamente attribuita alla Madonna della Rotonda, si fece il voto di digiunare, per cento anni, una volta l’anno e fu fissato il sabato avanti la prima domenica di giugno non impedita e per la domenica si stabilì la sosta nella chiesa della Rotonda. Questo digiuno è di precetto anche per quelli che si trovano in questa Casa di Missione di Albano».

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