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Jurgen Moltman

Di Pierino Montini

Risale al 1970 e al 1973 la pubblicazione in Italia di due volumi dell’editrice Queriniana, intitolati: Teologia della speranza (T) e Il Dio crocifisso (D). Entrambi del teologo J. Moltmann. Testi letti da milioni di persone, molto di più di quelli sfornati da scrittori di professione.
Attuali per l’epoca post conciliare, ricca di aspirazioni e di intenti orientati al superamento della guerra fredda, di fardelli socio-politici e, soprattutto, di aspirazioni inerenti l’esigenza di vivere l’attualità del Vangelo. Due volumi che hanno motivato teologi e non, fatto dialogare e discutere intere generazioni. Anche il futuro papa emerito Benedetto XVI. Opere non distanti dalla varietà e dalla molteplicità dei problemi che coinvolgono, ancora oggi, la singolarità di ognuno di noi e l’intera umanità: guerre, rivendicazioni […].
In Teologia della speranza Moltmann afferma che l’unico grande quesito della ricerca teologica cristiana è il «problema della speranza» (T, 10). La speranza è il principio architettonico della teologia in quanto ci collega intimamente alla resurrezione di Gesù. Essa deve essere intesa non come un qualcosa che può essere spiegata alla luce di ciò che accade di solito, ma come la misura di tutto ciò che è storico. Infatti, «la resurrezione di Cristo va… detta ‘storica’, non perché abbia avuto luogo nella storia della quale altre categorie offrono una chiave interpretativa di qualche specie, ma… perché, indicando la via di futuri eventi, fa storia, storia nella quale possiamo e dobbiamo vivere» (T, 185-186).
In un testo meno noto, Stations et signaux (S) anticipa, però, che «la speranza deve attraversare la sofferenza ed il sacrificio per divenire una speranza prudente secondo il Vangelo» (S, 362).
Questa affermazione rappresenta come la soglia di ingresso per la trattazione del tema affrontato in Il Dio crocifisso (D): la passione di Dio, sofferta in un uomo emarginato e ucciso nell’abbandono del Padre è ciò che qualifica la fede cristiana come fede e la distingue da qualsiasi altra manifestazione culturale, di tipo anche religioso: «La fede della croce distingue la fede cristiana dal mondo delle religioni e delle ideologie e utopie secolari, in quanto essa mira a sostituire quelle religioni, a raccoglierne e a realizzarne le istanze» (D, 53). La ricchezza della spiritualità del Sangue sparso di Gesù, devozione amata da san Gaspare, da santa Maria de Mattias, dal ven. Merlini, è in profonda sintonia spirituale con il contenuto di Il Dio crocifisso!
Dal 2009, però, Moltmann ci invita a fermarci e a riflettere su temi meno globali, più personali. Più intimi e relazionali. E ciò a partire dal volume intitolato Vasto spazio. Storia di una vita (Queriniana, 2009; V). Si tratta di una voluminosa biografia introspettiva, scritta in occasione dei suoi 80 anni: «Ho scritto questa storia di vita per tutti coloro a cui sono legato negli spazi più stretti e in quelli più ampi della vita: per Elisabeth, con la quale condivido la vita…» (V, 460). Dalla lettura del testo emerge la chiara descrizione del suo percoso culturale e familiare.
Ora, con il suo recentissimo Risorto nella vita eterna (Queriniana, 2022; R) egli non si propone più come teologo ma come sposo e genitore. È come se, a tutte le precedenti argomentazioni di tipo oggettivo e dottrinale, segua un «saggio» (R, 6) il cui intento è quello di comunicare un messaggio soggettivo, talvolta incline al soliloquio ed alla confessione (R, 8).
Questo cambiamento di prospettiva è motivato dalla morte «di mia moglie Elisabeth nel 2016» (R, 5) e dall’età avanzata dello stesso. Ora non è più il momento di esporre questioni teologiche, di puntualizzare relazioni affettive, di illustrare la morte in quanto riferita a chi sa chi.
È la stagione che ci invita a riflettere entro lo spazio personalissimo, il secretum squisitamente agostiniano, che delimita ognuno di noi e dentro il quale si recide, oppure è recisa, la nostra stessa vita.
E ciò risulta essere di maggiore impatto se si considera che questo è il tempo opportuno per chiedersi non più “cosa sarà la morte”, ma di domandarsi «… come si rapporta la morte degli altri nella nostra vita? C’è una vita dopo la morte di un figlio o della moglie e del marito amati? …
Come si deve continuare a vivere dopo le esperienze di morte del nostro amore e come si può vivere questa vita senza di
loro?» (R, 8).
Cinque capitoli interessanti per comprendere e per iniziare a comprendersi all’interno di quella responsabilità tutta personale, che ci interpella a partire da ciò che l’autore intendeva comunicarci con la citazione biblica posta al termine di Vasto spazio: «Hai guidato, Signore, i miei passi nel vasto spazio» (Sal 31,8). All’interno di tale prospettiva uno degli ultimi pensieri, annotati in questo Risorto nella vita eterna, non poteva che essere: «In Gesù c’è nello stesso tempo una luce eterna e temporale. È una luce che mostra la gloria di Dio sul volto di Gesù e, allo stesso tempo, è una luce nella nostra vita» (R, 132-133).
Un autore da meditare più che da leggere. Buona lettura!

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