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La bellezza di esser guardati da Maria Madre della Misericordia

di Giuseppe Pandolfo e Marco Lambertucci

All’interno del Santuario della Madonna della Misericordia in Santa Chiara, a Rimini, è custodito il quadro originale della Madonna della Misericordia che, stando ai racconti del tempo, mosse gli occhi diverse volte nel maggio 1850. Questo miracolo, a Suo parere, in che modo ha consolidato la devozione dei cristiani del tempo e come si manifesta, tutt’oggi, specialmente nel mese di maggio?

Il popolo di Dio in genere è sempre molto devoto alla Madonna e anche la diocesi di Rimini, evidentemente, rientra in questo quadro. Nella mia esperienza personale, ovunque si celebra la Beata Vergine Maria, c’è sempre gran partecipazione di fedeli e ciò vuol dire che la Madonna aiuta le persone. Tante volte mi è capitato anche di prestare il servizio delle confessioni in un Santuario mariano e, sempre, ho notato che le persone che frequentano i Santuari sono persone che si sentono veramente amate ed aiutate dalla Vergine Maria. La Madonna della Misericordia di Santa Chiara, con questo miracolo legato allo sguardo, mi sembra di poter affermare, sentendo proprio l’atteggiamento di chi frequenta il Santuario, che all’interno di questo c’è la bellezza di essere guardati da Qualcuno che conosce, che ti osserva, che ti ascolta e che ti è vicino nelle tue sofferenze e fatiche. Perciò, in questi anni, tale devozione si è veramente rafforzata perché evidentemente le persone si sono sentite guardate dalla Madonna.

Nel mese mariano che avrà inizio tra qualche settimana, quali saranno gli appuntamenti diocesani in programma e quali le aspettative circa la partecipazione dei fedeli riminesi alle varie iniziative, specialmente quelle legate al 12 maggio, giorno in cui ricorrerà la festa di Maria, Madre della Misericordia?

Indubbiamente la ricorrenza del 12 maggio è una ricorrenza molto sentita qui, nella nostra diocesi, per cui già anche l’anno scorso, sia i giorni precedenti al giorno del miracolo che il giorno stesso, sono stai molto partecipati con la celebrazione della Santa Messa e la processione. Per tale motivo mi sento di poter dire che, in questo giorno di festa, ci saranno sicuramente persone che verranno a pregare.

A poco più di un anno dal Suo ingresso come Vescovo nella diocesi di Rimini, quali sono state, sin da subito, le priorità che si è prefissato di affrontare riguardo i giovani e le famiglie, essendo Lei anche membro e segretario della Commissione Episcopale per la famiglia, i giovani e la vita della Conferenza Episcopale Italiana?

Sono giunto a Rimini già con un po’ di esperienza ecclesiale alle spalle, sono stato parroco e poi Vescovo ausiliare a Genova. Francamente ho voluto mettermi in ascolto da subito, un po’ in virtù del cammino sinodale che stiamo vivendo, per volontà del Papa e poi ripreso dalla Conferenza Episcopale Italiana, che vede nell’ascolto il primo passo necessario per una reimpostazione e una riconversione di una pastorale in chiave più missionaria. In seconda battuta, perché volevo veramente capire che cosa lo Spirito Santo suggeriva non soltanto a me, ma tutta la nostra Chiesa, in uno spirito di comunione profonda. Ora stiamo concludendo il secondo anno del Sinodo, legato al discernimento, e mi sembra proprio che lo Spirito ci stia conducendo verso una sempre maggiore attenzione alla formazione spirituale, culturale, liturgica e religiosa degli adulti e dei giovani. In questi anni la Chiesa italiana si è molto impegnata con i bambini e con i ragazzi, senza tralasciare anche i poveri e gli ammalati, dando però per scontato che la comunità adulta procedeva sicuramente all’interno di logiche evangeliche di trasmissione della fede. Ci siamo accorti che questa situazione di trasmissione della fede alle nuove generazioni sembra sia un po’ interrotta. I genitori di oggi, spesso, accompagnano i ragazzi alla Santa Messa o al catechismo, senza parteciparvi. Proprio per tale motivo penso che si debba ripartire, a maggior ragione, dalle famiglie bisognose di quella consolazione, di quell’aiuto, di quella speranza che viene dalla fede. Credo che ciò che il mondo ci chiede sia quello di una convivialità, di uno stare insieme con il Signore, in un clima più di famiglia che di organizzazione. Talvolta la chiesa può apparire come un luogo dove si organizzano delle cose, invece che essere vissuto come luogo dove si impara ad amare il Signore, lasciandosi amare da Lui. Quel luogo dove ci si vuole bene tra noi, come fratelli, con quella semplicità e convivialità che erano tipiche di Gesù.

Eccellenza Rev.ma, quest’anno per la realtà della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue ricorreranno i duecento anni di presenza presso il Santuario della Madonna della Misericordia di Rimini. Nel corso del tempo, come ha risposto, a Suo avviso, il popolo riminese e come si è legato ancor di più alla spiritualità del Sangue di Cristo?

Ho notato che il Santuario di Santa Chiara, servito dalla Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, è veramente molto amato e possiamo considerarlo come Santuario cittadino. I Missionari, da sempre, si sono adoperati con grande generosità e precisione nell’animazione spirituale di questo Santuario, attraverso la preghiera, la liturgia, la spiritualità e mediante molteplici proposte spirituali di cui oggi c’è davvero bisogno. Proposte che vengono fatte con lo stile della Congregazione missionaria, che mi verrebbe da dire essere squisitamente eucaristico, offrendo alla contemplazione del fedele l’Eucarestia, nella sua globalità: nel dono nutriente del Corpo di Gesù, nella contemplazione del Suo Sangue, che rigenera, che comunica e testimonia questo amore appassionato. Infatti, nel Corpo e Sangue di nostro Signore, in questo amore che libera e che ritorna la vita, è presente anche lo sguardo della Madonna che è anch’esso uno sguardo che consola, che rigenera e che entusiasma.
Ci auguriamo che questo Giubileo possa dare ulteriormente slancio a questa bella spiritualità che i Missionari del Preziosissimo Sangue stanno donando a Rimini.

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