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La Chiesa è la “sposa dell’Agnello”

Di Giulio Martelli

LE NOZZE DELL’AGNELLO /2a puntata

Il Cristo, “Agnello immolato” (Ap 5,6.9.12; 13,8), è lo sposo che “ha amato la Chiesa” offrendosi come vittima per essa (Ef 5,25).
Fidanzato dell’umanità dal momento dell’Incarnazione, egli celebra le sue nozze con la Chiesa sul Calvario, dove come sposo sparge il suo sangue per la
salvezza della sposa e la rende degna di diventare con lui un solo corpo (Ef 5,23.30).
Matrimonio nel sangue, dunque, celebrato nella ferita al cuore di Dio.
Efrem Siro ne è divenuto il poeta classico: «Ti voglio cantare una lode nel coro dei miei santi / o figlio del re, sposato con me a la croce dei dolori… / Il tuo fianco trafitto dalla lancia del soldato, / e la passione che tu hai sopportato per me, / mi dicono una sola cosa: guarda come egli ti ha amata!» (La Chiesa e la verginità, inno 37, str. 4/9).
Quodvultdeus di Cartagine, dal canto suo, invita la Chiesa al giubilo: «Giubila, giubila, o Chiesa, tu che sei la sposa! / Se Cristo non avesse sopportato la sua passione, tu non / saresti nata da lui. / … è stato ucciso perché ti ha amata… / La sposa è nata dall’uomo amato, / e l’ora della nascita è l’ora delle nozze» (Predica sulla professione di fede per gli aspiranti al battesimo, II, 6, 15, in PL 40, 645 BV).
Ildegarda di Bingen cade in contemplazione: «… quando il Figlio di Dio pendeva dalla croce, gli è stata condotta nella potenza divina la Chiesa quale sposa, l’augusta figura di donna che proveniva dalle profondità del disegno divino come un bagliore luminoso, come una rapida sorgente. Infatti nello stesso momento in cui l’innocente agnello di Dio veniva innalzato sull’altare della croce, improvvisamente, come un profondo mistero, dall’oscurità del piano di Dio emergeva la Chiesa nell’abito smagliante della sua fede e di tutta la bellezza della virtù. La grandiosa volontà di Dio la dava come sposa al figlio» (Scivias, II, 6 in PL 197, 507/509).
Secondo Ef 5,26, la “consacrazione” a “corpo” sponsale del Cristo, la Chiesa l’ottiene “mediante il lavacro dell’acqua nella parola”. Il “lavacro dell’acqua” allude al bagno della fidanzata che costituiva la cerimonia prenuziale più rilevante ed assumeva il valore di un rito essenzialmente religioso, sia presso gli ebrei come presso i pagani. Dopo il bagno, la sposa indossava il sontuoso abito nuziale e si adornava di gemme (cfr. Sal 44,15; Is 61,10).
Il rito del battesimo rappresenta il bagno della fidanzata nella imminenza della cerimonia nuziale. Era compito dell’“amico dello sposo” preparare la fidanzata.
Giovanni Battista, “amico dello sposo” (Gv 3,29 ), svolge questa funzione: con le predicazione e il battesimo, egli purifica la sposa.
Paolo, anch’egli “amico dello sposo”, che ha trovato a Corinto la sposa per il suo Amico, la purifica con l’annuncio della Parola e la prepara per presentarla al Cristo quando verrà a consumare le nozze eterne (2Cor 11,2).
Ma in Ef 5,26 l’“amico dello sposo” (Gv 3,29), coincide con lo sposo stesso, col Cristo! Non è comunque una novità: Ez 16,9 aveva già mostrato il Signore intento a lavare la sua sposa, e Isaia le aveva già fatto cantare a Gerusalemme restaurata il suo cantico di nozze (Is 61,10). È dunque il Cristo che, con un gesto d’amore gratuito, lava e prepara la sposa per il matrimonio: «quando si sono manifestati la bontà di Dio, Salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito» (Tt 3,4-5).
Dal bagno prepuziale, la fidanzata emerge “senza macchia e ruga”, rigenerata ad una perenne giovinezza, ad una bellezza incomparabile, quale quella della sposa del Cantico cui lo sposo canta: «sei tutta bella, amore mio, e senza macchia alcuna» (Ct 4,7).
Ella è “santa e immacolata” (cfr. Ef 1,4; Col 1,22; Fil 2,15; Ap 14,5; Gd 24,1; 1Pt 1,19; 2Pt 2,3.14), come tutte le persone che si trovano nella Casa del Signore, perché consacrate al culto, destinate al sacrificio di lode.
La fidanzata è “santa e immacolata” al cospetto di Dio nell’“amore” (Ef 1,4- 6), in un atteggiamento interiore di offerta di sé: offerta che è l’unica risposta valida al dono totale che le ha fatto il suo “salvatore”. Ella è infine “gloriosa”, splendida nel volto e nella veste, piena di dignità regale, simile alla “figlia del re” del Salmo 44. Anche Ap 21,11 dirà: «ella aveva la gloria di Dio: splendeva come la più preziosa delle perle».
L’idea del bagno prenuziale e quindi della bellezza della sposa è sottintesa anche nell’Apocalisse, dove è la veste ad essere lavata e non il corpo. «La sposa dell’Agnello si è già fatta bella: le è stato dato un vestito di luce splendente» (Ap 19,7-8). Chi ha reso bianco l’abito della sposa è stato il sangue dell’Agnello sgozzato (Ap 7,14; 5,6). Essa è «avvolta con l’abito del sangue stesso di Dio», esclama Clemente di Alessandria nel suo Pedagogo (I, 6, 42), si «riveste in nobile bellezza con l’abito fragrante del suo sangue prezioso» sgorgato «dal suo fianco santo… come un bianco vestito e come dei rubini. E la bellezza di lei ora affascina la terra», canta ancora Efrem Siro (op. cit.): ella insomma è la Chiesa, «la cui veste nuziale è costituita dal purpureo sangue di Dio», secondo l’affermazione di Ildegarda di Bingen (op. cit.).
La fidanzata non se l’è cucita da sé questa veste né l’ha comprata, ma le è stata donata: la santità della Chiesa nell’essere e nell’agire è dono concesso da Dio grazie al sangue dell’Agnello e mediante lo Spirito. «Ti ho formata in maniera talmente meravigliosa» – fa dire allo sposo Quodvultdeus di Cartagine «che mi prende un desiderio ardente della tua bellezza; della tua bellezza che non ti sei applicata da sola, che non hai creato tu stessa. Io te l’ho preparata, io te l’ho donata…» (I neobattezzati che  ottengono la grazia, II, 10/13).
La liturgia siriana non cessa di lodare la bellezza della sposa con tutte le figure poetiche che lo spirito orientale poteva inventare. La bellezza della Chiesa è uno splendore spirituale, una partecipazione alla dignità dello sposo celeste che, con il sangue versato sulla Croce, l’ha riscattata, purificata, adornata: «sul suo volto, egli ha disteso lo splendore della sua gloria celeste» (Breviario caldaico, t. 3, 394). La luce è il simbolo di questa bellezza spirituale: «la Chiesa è la sposa della luce» (Breviario siriaco, t. 6, 584). Il Padre ne è l’autore: «batti le mani, esulta, Chiesa, splendi e rallegrati, Regina, Figlia di luce, perché tutta la tua bellezza viene dal Padre tuo» (Breviario caldaico, t. 3, 431). In che cosa consiste tale bellezza?
Il Cristo «ha ornato la sua Chiesa dei doni dello Spirito» (Br. Sir., t. 2, 1).
Ella è adornata «del magnifico vestito regale della fede, del battesimo puro e misterioso e dei raggi dello Spirito Santo» (ib., 3). Come sua dote ha il sangue dei martiri e i misteri del Corpo e Sangue del Signore e la vita nuova data al battesimo.

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