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La conversione radicale di padre Donald Calloway

Foto sito web “La Nuova Bussola Quotidiana”
di Simona Aresi
Dalle dipendenze e dalla criminalità all’incontro con Cristo e alla vocazione sacerdotale
Ma davvero quando decidi di seguire totalmente il Signore, Lui ti chiede di rinunciare alle tue passioni? In questa storia si scopre il contrario, anzi, si vede come quelle passioni diventano luogo e pretesto per evangelizzare.
Voglio raccontare una delle testimonianze di conversione più radicali della Chiesa cattolica, quella di padre Donald Calloway.
Una giovinezza tra gang, dipendenze e criminalità
Donald cresce in un contesto laico e militare per il lavoro del patrigno. Da adolescente con la famiglia si trasferisce in Giappone dove vive una giovinezza sregolata, fatta di dipendenze, frequentazioni di gang, scappa di casa e vive come latitante commettendo furti di ogni genere per conto della Yakuza giapponese fino a quando viene catturato dalla polizia ed espulso definitivamente in catene dal Paese col divieto di ritorno. Riesce, però, a mantenere sempre viva la sua passione per il surf, passione che nei momenti bui sarà lo svago più sano.
Il suo look è trasgressivo, capelli lunghi da hippie/metallaro perfetto per uno stile di vita distruttivo dominato da droghe fino ad arrivare alla voglia di suicidarsi davanti ad un’esistenza senza senso.
La conversione della madre e una speranza che resiste
In tutto questo la mamma soffre tantissimo attraversando una profonda crisi personale che la fa avvicinare al cattolicesimo. Grazie al sostegno del sacerdote nella base, matura sempre di più una profonda conversione trovando nella fede la forza di affrontare il dramma familiare e quel figlio senza speranza. Vive nel concreto come la santa Monica dei tempi moderni.
La notte del marzo 1992 che cambia la sua vita
Ma arriva, per Donald, la notte della svolta in quel marzo 1992. Non ha voglia di uscire con i soliti amici per fare le cose di sempre e rimane a casa. In preda alla noia cerca qualcosa da leggere e trova un libro che racconta di sei ragazzini che parlano con la Madonna in un posto mai sentito prima: Medjugorje.
Passa tutta la notte a leggere quelle pagine rapito da ogni parola che lo tocca nel profondo tanto che viene colto da un pianto liberatorio e da una radicale ed improvvisa guarigione che lui stesso definisce “la mia divina disintossicazione”. La mattina corre dalla mamma per dirle: “mamma io credo in Gesù Cristo e nella Vergine Maria”. Laureen non gli crede abituata alle stranezze del figlio causate dalle sostanze che assume. Guardandolo negli occhi, però, vede una luce nuova e gli consiglia subito di parlare col suo sacerdote. Sarà un incontro lungo, intenso, ma grazie a quella importante confessione Donald inizia il suo nuovo cammino da figlio di Dio.
Dal nuovo cammino al sacerdozio
Il 31 maggio 2003, presso il santuario Nazionale della Divina Misericordia nel Massachusetts, diventa sacerdote nella congregazione dei Chierici Mariani dell’Immacolata Concezione.
Non ha smesso di fare surf e quando è tra le onde del mare continua ad annunciare il Vangelo alle persone che incontra e, spesso, tra quelle onde vive momenti di intimità con il Padre che lo ha restituito a vita nuova.
I tatuaggi come memoria dell’“uomo vecchio”
Padre Donald fa tantissime testimonianze, ha scritto molti testi dedicati alla Madonna e a san Giuseppe, concentrandosi in particolare sulla consacrazione a quest’ultimo. Un elemento significativo sono i tatuaggi che ha sul corpo (i soggetti rappresentati sono teschi, demoni): segni particolari che per lui rappresentano il memoriale dell’“uomo vecchio” che non esiste più. Ogni volta che li guarda, non può fare a meno di ringraziare il Padre, consapevole che la bellezza della sua vita attuale non è un merito ma solo una grazia ricevuta.
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