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La grande devozione di San Gaspare per Maria Addolorata

Da Redazione

La mattina del 5 luglio 1810 Gaspare era pronto per iniziare l’esilio, conseguenza della sua fedeltà verso Dio e la Chiesa. Ormai Palazzo Altieri doveva iniziare ad accettare di perdere di vista don Gaspare. Antonio e Annunziata, i suoi genitori, non avevano mai visto il proprio figlio uscire fuori da Roma ed ora dovevano accettare di saperlo molto lontano da loro. Chi ne soffriva di più era la madre Annunziata che dopo aver baciato la mano del figlio gli disse: «Figlio mio, non ti rivedrò più in questo mondo!». In seguito alla benedizione ricevuta, gli promise che sarebbe rimasta in casa. Ma Annunziata lo seguì e mentre vide Gaspare, una volta raggiunta piazza San Marco, salire sulla carrozza, emise un urlo e si accosciò a terra. Gaspare, notando la madre trafitta dal dolore, avrebbe voluto correrle incontro, ma la carrozza era ormai partita e l’esilio iniziato.
In questo episodio Gaspare osserva la madre unire al dolore per la dipartita del figlio una grande fortezza: Annunziata come la Vergine voleva esserci sotto la croce del figlio. Questo evento probabilmente lo avrà meglio introdotto nel contemplare quella fortezza, ancor maggiore di quella di Annunziata, che la Madre di Dio unì al dolore per la sofferenza del Figlio. Una fortezza che né in Cielo e né in terra ebbe mai nessuno allo stesso modo.
Difatti, parlando dei dolori di Maria Santissima, Gaspare afferma: «Difficilmente troveremo noi in uomini intrepidi peraltro ai vari casi dell’umana vita esempi pari di fortezza a quelli che diede questa gran donna. Davide allorché udì la morte del suo figliolo Assalonne si lasciò dalla tenerezza paterna condurre ai trasporti; riempì di clamori la reggia, l’aria risuonò dei suoi gemiti, si vide scorrere per le sale a guisa di delirante sospirando “Assalonne”.
Assai più forte Maria sta immobile ai piedi della Croce. Voi Angeli della pace piangevate ed Ella sosteneva intrepida la vista del figliolo, eran occhi pietosi ma pieni di maestà, era dolente il ciglio ma senza lacrime, affinché alla grandezza delle nostre colpe che son puro male corrispondesse l’immensità delle sue pene che fossero puro dolore».

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