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La rivoluzione del Concilio di Nicea

da Giacomo Manzo

Il mistero della divino-umanità

La divino-umanità è la grande “sorpresa” del cristianesimo: Dio si è fatto uomo per farci come Dio. Questo è il grande mistero che riguarda da vicino tutti noi. Tutti vorremmo poter vivere come “uniti a Dio”, da “figli di Dio”, “con la forza, la potenza e l’amore di Dio”, sì da poter affrontare tutto con grande bontà e amore. Ma come si fa? Comprendere il mistero dell’Incarnazione (Dio che si fa uomo) significa avere una luce nuova sulla nostra esistenza. Ebbene, questo cammino di approfondimento e di scoperta si sviluppa già nei primi quattro secoli della vita della Chiesa e trova la sua prima tappa fondamentale nel Concilio di Nicea, che si svolse nel 325 d.C.. Sono passati da allora 1700 anni, ma la verità messa a fuoco in quel concilio è ancora decisiva per noi.

La questione ariana e la risposta della Chiesa

Possiamo definire questo momento come la tappa che porta la Chiesa alla «verità della filiazione divina di Gesù» (B. Sesboüé). Gesù Cristo viene riconosciuto con forza come Dio, il Signore. L’occasione per questo primo grande approfondimento arriva dai tentativi riduzionistici, tra cui quello del presbitero egiziano Ario, che contestava la “stessa divinità” del Figlio con il Padre, subordinando il primo al secondo e sostenendo che ci fosse stato un tempo in cui il Padre non era “Padre” perché il Figlio ancora non esisteva. Nei *Thalia* di Ario troviamo chiaramente espresso il suo pensiero: «Non sempre Dio fu Padre, ma ci fu un tempo in cui Dio era solo, e non era ancora Padre» (Ario, citato da Atanasio di Alessandria, *Trattati contro gli ariani*, I, 5-6).

I cristiani così riconoscono, fin dall’inizio, la straordinarietà del mistero di un Dio comunione, caratterizzato da sempre dalla doppia presenza della paternità e della figliolanza. Come può infatti il Padre essere tale se non genera il Figlio? Inoltre la riflessione illumina sempre più il mistero di Dio come Amore Trinitario e come comunione, soprattutto di fronte alla proposta di Ario che sosteneva: «Le sostanze del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, per natura, sono fra loro divise, estranee, disgiunte, differenti e incapaci di partecipare tra loro». È evidente come un modello simile non possa conciliarsi con il Dio-Amore e con l’unità proclamata da Gesù nel Vangelo.

La svolta teologica del Concilio di Nicea

Nicea segna la sconfitta di un modello di divinità e di vita fondato su divisioni, estraneità, disgiunzioni, differenze e incapacità di comunicazione. Nel testo del Credo niceno viene introdotta la formula omooúsion tô patrí, cioè: «Gesù Cristo, Figlio di Dio… generato, non creato, della stessa sostanza del Padre». Tale espressione concentra in sé l’intera risposta all’arianesimo, affermando la piena divinità del Figlio e contrapponendosi anche ai semi-ariani che parlavano di una sostanza soltanto “simile” e non “uguale” al Padre (homoiousios anziché homoousios). Era difficile accettare il mistero di un Dio che si fa uomo.

Nel testo è usato anche l’avverbio greco toutéstin, “cioè”, per indicare come la riflessione nicena e le successive non contraddicano affatto le Scritture, ma ne approfondiscano il contenuto: «Gesù Cristo, Figlio di Dio, generato unigenito dal Padre, cioè dalla sostanza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero». Il Concilio di Nicea segna così una prima grande svolta verso la disellenizzazione della concezione di Dio, al punto che si può affermare: «Non sono i Greci che hanno fatto Nicea, è Nicea che ha superato i filosofi greci» (A. Grillmeier).

Il contributo decisivo di Sant’Atanasio

Il protagonista del Concilio fu certamente Sant’Atanasio, vescovo di Alessandria, autore dell’opera dottrinale *L’incarnazione del Verbo*, nella quale formula un’affermazione divenuta celebre e presente anche nella liturgia natalizia: «Il Verbo di Dio si è fatto uomo perché noi diventassimo Dio; egli si è reso visibile nel corpo perché noi avessimo un’idea del Padre invisibile» (54,3). Con la sua risurrezione, infatti, il Signore ha fatto sparire la morte come se fosse «paglia nel fuoco» (8,4). L’idea fondamentale dell’opera teologica di Atanasio è che Dio è accessibile. Non è un Dio secondario, ma il Dio vero, e tramite la nostra comunione con Cristo noi possiamo unirci realmente a Lui. Egli è divenuto realmente «Dio con noi».

Ecco dunque la prima grande verità che la Chiesa doveva affermare e che anche noi oggi dobbiamo riconoscere con chiarezza: è possibile vivere da figli di Dio, perché Cristo, il Figlio di Dio, si è fatto uomo.

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