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“La Sposa dell’Agnello è pronta”

Di Giulio Martelli

LE NOZZE DELL’AGNELLO /3a puntata

Tutta la bellezza giovanile della sposa e finalizzata alla celebrazione delle nozze: «venite ora e guardatela: è lei che cammina, lei la donna magnifica, la donna sublime, / totalmente pura e più splendente delle stelle del cielo. / Infatti la riveste colui che ha come natura la luce eterna” − invita Metodio di Filippo (in Convito, VIII disc.). La sposa ora può comparire davanti al fidanzato!
A) Dice San Paolo: «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei… per farsela comparire innanzi… (Ef 5,27), e introdurla nella intimità della propria casa e della propria vita onde spartire con lei un destino di gloria e di reciproca inebriante donazione.
Il verbo “comparire” appartiene al cerimoniale nuziale e significa: “condurre a nozze” la fidanzata, “presentarla” al fidanzato nel giorno del matrimonio, acconciata, dopo il bagno di purificazione, con abiti eleganti, con ornamenti e gioielli preziosi: tutto è studiato diligentemente perché la fidanzata sia attraente, fascino e vanto per lo sposo.
Secondo la tradizione ebraica, Dio stesso aveva “preparato” la prima donna, modellandola e adornandola con cura, e l’aveva poi “presentata” al primo uomo che rimase profondamente stupito e affascinato (Gen 2,22-23). Paolo, come “amico dello sposo”, “prepara” la Chiesa di Corinto da “presentare” quale “vergine casta” al Cristo glorioso (2Cor 11,2).
Ora è Cristo stesso che “conduce” a sé la Chiesa, “presentandosela” riccamente adornata, senza macchia né ruga, santa e irreprensibile. Entrando nella casa e nella vita del Cristo, la Chiesa diventa totalmente sua: egli se l’è «acquistata col proprio sangue» (At 20,28), ed ella si consacra al servizio esclusivo del suo Signore.
B) La castità della vergine sposa (2Cor 11,2) è innanzitutto fedeltà allo sposo, ma determina anche una “condotta casta”, la quale implica candore, purezza, decenza (1Tm 5,2), innocenza e integrità di comportamento (2Cor 7,11; 11,2; Fil 48; 1Tm 5,22), in definitiva, una specie di limpidezza della vita intera (Fil 1,17; 1Tm 4,12).
Virtù femminile per eccellenza, la castità è anche riservatezza, modestia, sobrietà (1Pt 1,13), santa maniera di condursi nei minimi dettagli, padronanza di sé, equilibrio armonioso dei sentimenti e di tutta la vita, comportamento pieno di gravità.
Ciò che si afferma per le spose cristiane caste è particolarmente vero per le vergini spose del Cristo: esse sono consacrate ad officiare in un Tempio (Tt 2,3; 1Tm 2,10) cioè nella famiglia di Dio, dove Dio agisce ed è presente (1Pt 2,5.9); di qui il loro silenzio, la loro precisione e bellezza soprannaturali.
Anzi i vergini stessi sono questo tempio: «sono veramente città di Dio, casa e tempio  dove Dio è ospite e abita, camminando in mezzo a loro, mentre la santa città celeste viene da loro stessi edificata» (Clemente Romano, Ep. I ad virgines, PG 1, IX ABC).
C) In Ap 21,2 è detto che «la sposa è pronta»: lo è perché tutto le è stato preparato dal suo sposo celeste che l’ha amata ed ha predisposto per lei la salvezza; ma anche perché lei stessa si è “preparata” mettendosi a disposizione di lui, con piena coscienza e vigilanza, in attesa della comunione nuziale che le assicuri la salvezza e con lo sguardo attento ad agire alla luce di questo fine (cfr. Mt 24,44; Lc 12,40).
Pur apparendo in tutta la sua magnificenza celeste, la sposa già sulla terra – ma in maniera nascosta e in via di perfezionamento – è splendente e pura, faccia a faccia col Cristo suo sposo che di giorno in giorno la rende sempre più gloriosa e santa.
Il Signore può già compiacersi di lei, come egli stesso significò a Gertrude di Helfta: «dille che io mi compiaccio della bellezza armoniosa della sua anima, perché è lo splendore insigne della mia purezza e della mia immutabile divinità che illumina la sua anima d’una misteriosa armonia.
Allo stesso modo, mi compiaccio della grazia particolare delle sue virtù, perché è la sorridente freschezza della mia della mia umanità deificata che fiorisce con una vita immarcescibile in tutte le sue azioni» (L’araldo, I, IX-X, 10-15, SC 139, 165).

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