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La teoria di Kandinsky

Di Francesco Albertini

La teoria di Kandinsky parte da una constatazione molto precisa: l’arte è ancora molto legata alla natura. Come può diventare possibile rimanere in tale ambito ma modificando le sue forme?
Con quali colori? Per poter rispondere a queste domande si cercherà di rimanere più aderenti possibili al testo dell’artista e, proprio per questo, ciò richiederà più di qualche articolo a riguardo. La bellezza di alcuni passaggi infatti, merita di essere «gustata» per ciò che veramente è.
La libertà arriva fin dove può spingersi la sensibilità dell’artista ed è allora che diventa importante saperla educare. Come si educa una sensibilità artistica? In questo senso l’autore dello scritto propone una serie di esempi molto interessanti, soprattutto per chi è dedito all’arte della pittura.
L’esempio del rosso: è un colore caldo, eccitante e può benissimo cambiare il suo senso sulla luce delle forme realistiche o astratte. L’unione del rosso con le forme naturali porterebbe alla formazione di impressioni abbastanza simili tra di loro: ad esempio un cielo rosso, come un tramonto, potrebbe suggerire un’impressione solenne ma al tempo stesso se esso si dovesse imbattere in una composizione di oggetti potrebbe benissimo trasformare il suo senso.
«Allo stesso modo il rosso di un volto può esprimere un’emozione o si può spiegare con una speciale illuminazione della figura: tutte impressioni che svaniscono, se le altre parti del quadro sono decisamente astratte» (Lo spirituale nell’arte, 79).
Il rosso in un capo di abbigliamento è un’altra cosa ancora, proprio perché i vestiti possono essere di qualsiasi colore; tuttavia ci sarà sicuramente una certa differenza a livello pittorico tra ciò che esso può suscitare sull’immagine della persona rappresentata e chi lo indossa.
Se poi la persona rappresentata, colta nel suo insieme, presentasse un alone di malinconia, il rosso della veste rappresenterebbe una «dissonanza emotiva», come dice l’artista, che l’accentuerebbe ancora di più.
Proprio per questo arriviamo ad un passaggio molto interessante secondo il quale Wassily spiega in modo magistrale cosa significa per lui l’uso del rosso: «La drammaticità nasce unicamente dall’inserimento del rosso in una composizione triste, perché il rosso quando è solo (quando cioè si riflette nel tranquillo specchio dell’anima) di solito non dà questa impressione» (op. cit., 79).
Già da queste prime indicazioni cominciamo a ricevere un vero e proprio codice che ci permette di entrare nel vivo del linguaggio kandinskyano. Questa è solo la prima parte di un «mondo» interiore così complesso e affascinante da esplorare. L’apprendista, lo studente che vuole imparare dal proprio maestro deve innanzitutto imparare una massima sostanziale: lasciarsi condurre. In questo modo faremo noi, ci lasceremo portare da questo rosso per gli orizzonti della spiritualità pittorica.

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