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Le Missioni di Albano e Genzano

Di Pietro Battista

Dopo la Missione di Lanuvio, le predicazioni nella diocesi subirono una battuta di arresto a causa delle vicende belliche. Lo stato Pontificio non era in guerra con nessuno, ma il passaggio di varie truppe non creava l’atmosfera adatta per una predicazione efficace.
In questo tempo, i Missionari lavorarono intensamente nell’organizzazione dei ristretti finalizzati al rinnovamento della vita spirituale e nel rimuovere le difficoltà che ostacolavano il sereno possesso della chiesa e del monastero.
L’inizio della Missione di Albano, fu stabilita per il 26 agosto 1821 con una notifica del Cardinal Galleffi. Al gruppo dei Missionari si aggiunse don Biagio Valentini. Questi era fragile di costituzione ma ricco di virtù e dotato di una eloquenza che affascinava l’uditorio. La Missione fu caratterizzata dall’arrivo dei Ristretti dei paesi vicini.
La predica grande fu fatta quasi sempre sulla grande piazza delle monache che fiancheggia la cattedrale. Ogni giorno prendevano parte uno o più ristretti di San Francesco Saverio vestiti di Sacco.
Non furono da meno i Ristretti delle donne sempre folti e ben organizzati.
Gli Albanensi meravigliati di tanta partecipazione diedero agli ospiti i posti d’onore durante la predica. Poi tutti si avviavano verso la chiesa di San Paolo dove attendevano vari missionari per le confessioni. Anche di questa Missione si raccontano episodi particolari.
Don Biagio Valentini scrisse: «… tornato nella chiesa della Rotonda dove si faceva l’oratorio notturno, mi si fece avanti un uomo, tutto piangente e compunto. Mi disse: “Io avevo già da trent’anni fatta la risoluzione di non udire più Missione, né di confessarmi, ma ho veduto Gesù Cristo che mi è venuto a trovare in casa mia, mi sono sentito schiantare il cuore, per cui sono venuto a confessarmi”. Infatti, si confessò con grande dolore».
Lo stesso Valentini racconta: «Una giovane di diciassette o diciotto anni, udendo predicare il Canonico del Bufalo, si sentì ispirata a farsi
religiosa, e quindi, ogni volta che nel corso della Missione l’udiva, veniva confermata nella vocazione. Seguendo poi questo impulso, procurò di entrare fra le cappuccine della stessa città, ma non essendole riuscito per mancanza di mezzi, si rivolse all’Istituto delle cosiddette Monachelle, ivi parimenti esistente, dove fu ricevuta, e dove tuttora persevera con molta utilità del luogo pio, con edificazione di tutte le consorelle religiose».
A proposito di questa Missione, il Santelli scrive: «Un dissoluto peccatore motteggiava e derideva perfino i misteri più Santi della religione. In una di quelle notti parve a colui di sognare, dormendo, mentre vedeva entrare in camera, del Bufalo e il suo compagno don Valentini, i quali fattisi alla destra e alla sinistra del letto, sentivasi scuotere e confortare a penitenza. […] Destatosi oppresso, non gli riuscì distogliersi e la mattina subitamente corse ai piedi dell’Uomo Apostolico».

La Missione di Genzano

Terminata la Missione di Albano, il Canonico Gaspare del Bufalo si portò, con i suoi missionari, a Genzano dove eseguì la Predicazione dall’8 al 23 settembre. Il Comune aveva stanziato quaranta scudi per la Missione. Don Gaspare ne accettò solamente dieci, ritenendo che fossero sufficienti per le spese da sostenere. Un signore, iscritto a una setta massonica, tentò di impedire la realizzazione della Missione, denunciandone l’alto costo.
Ci restò molto male quando seppe che il Missionario aveva accettato solamente un quarto della somma stanziata dal Comune. Non potendo far leva sull’opinione pubblica, proibì a tutti i suoi parenti di prendere parte alla predicazione. Una notte vide due missionari che gli gridarono: «Viva Gesù, viva Maria. Confessati presto, non tardare». Svegliatosi, chiese alla moglie se avesse udito e visto i due missionari. Quella rispose di no.
L’uomo fu talmente impressionato, che la mattina, di buonora, corse da don Gaspare per fare la confessione generale. Terminata la Missione, don Gaspare inviò all’Arciprete una lettera con alcune raccomandazioni necessarie per il buon andamento della Parrocchia:

  •  Verniciare la Croce ricordo della Missione per non farla rovinare.
  • Fare l’erezione canonica della Pia unione.
  • Il vestiario delle donne era alquanto sconveniente.
  • Sollecitare al bene il clero e il popolo.
  • Togliere l’abuso del vino.
  • I doni, in oro, offerti durante la Missione era bene racchiuderli in una teca e conservarli con una scritta, a ricordo della Missione.

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