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Le nozze escatologiche

Di Giulio Martelli

LE NOZZE DELL’AGNELLO /4a puntata

Da quando lo «sposo è stato tolto» (Mc 2,20) alla sposa, è iniziato per questa il tempo dell’attesa e della tensione nei confronti dello sposo che viene, il tempo dell’ansia e dello struggimento per arrivare dove lo sposo l’ha preceduta.
Come vivrà la sposa sulla terra e quale vita condurrà in cielo, una volta introdotta definitivamente nell’intimità con lo Sposo?

1. La sposa vive in continua tensione
La sposa deve “vegliare” perché non sa in quale giorno il suo Signore verrà (Mt 24,42).
“Vegliare” significa rinunciare al sonno della notte sia per prolungare il lavoro del giorno (Sap 6,15) sia per stare in allarme onde non essere sorpresi dal nemico (Sal 126,1).
Ma “vegliare” significa anche essere vigilanti: vincere il torpore e la negligenza per arrivare alla meta prefissa (Pr 8,34).
La Chiesa è orientata verso il ritorno del suo Signore e deve tenersi “pronta” per accoglierlo quando verrà: veglia ed è vigilante per vivere nella notte senza essere della notte.
L’essere vigilante comporta per la sposa il distacco dai piaceri disordinati e dalle eccessive preoccupazioni della vita (Lc 21,34); vigilare e pregare ogni giorno per non venire sopraffatta dalla tentazione (Mt 26,41); mantenersi nella sobrietà per non essere divorata dal leone ruggente (1Pt 5,8).
Tale esistenza in tensione, in uno stato di salvezza già in atto ma non ancora completa, fa vibrare la Chiesa e dà alla sua esistenza un risoluto orientamento escatologico: ella desidera uscire da questo mondo per trovarsi presso il Signore (2Cor 5,8; Fil 1,23).
«Chi anela alle sublimi eccellenti dimore muore al mondo per… condurre una vita celeste e divina, alla maniera dei santi angeli, con una coscienza pura e santa e in virtù di Spirito Santo…» (Cl. Romano, Ep. I ad virgines, PG 1, IV A). La verginità «deve camminare davanti a Dio e mai allontanarsi dalla sua presenza» (ib., V D), e, «servendo in castità e santità, è attenta a piacergli in tutto, camminando davanti a lui pura e immacolata» (ib., VII C).

2. Lo Spirito e la sposa
La Chiesa, come il suo Signore, è nata e cresce sotto l’impronta dello Spirito di Dio, la cui abbondante effusione caratterizza gli ultimi tempi (Gl 3,1-2).
Lo Spirito Santo diffuso sulla Chiesa (Lc 24,49; Gv 15,26; 16,7; At 1,24) la custodisce, la vivifica e la guida sino alla venuta del Signore.
Sorretta dallo Spirito, la Chiesa rende testimonianza al suo Sposo davanti al mondo (Gv 15,26-2; At 1,8.21-22; 10,39; 13,31). Di giorno in giorno cresce in bellezza. Lo Spirito Santo, “amico dello Sposo”, la “prepara” per l’incontro finale, verso sempre più il volto dello Sposo (cfr. Gv 14,26).
Sotto la sua segreta azione, s’intensifica la comunione d’amore tra la sposa, che cammina ancora nella fede e nelle prove, e lo Sposo che l’attende in cielo; e frattanto, ingigantisce l’anelito al perfetto congiungimento.
Questo anelito è espresso mirabilmente in Ap 22,17, dove il gemito dello Spirito e il grido della Sposa si fondono in un’unica implorazione: «lo Spirito e
la sposa dicono: “vieni”. E chi ascolta ripeta: “vieni”. Chi ha sete venga…».
“Vieni”: è qui tutta la fiducia della sposa che sa di essere amata senza misura; tutta l’impazienza del tempo dell’attesa e la pregustazione del possesso pieno.
“Vieni”: nel cuore della sposa lo Spirito invoca la venuta dello Sposo, collocandovi tutta l’umanità e la creazione protese verso di lui che le attira irresistibilmente.
La sposa sale trascinando con sé tutto il creato: “vieni!”; e lo Sposo discende rivestito di potenza e di gloria: “sì, vengo presto” (Ap 22,20): nell’unità dello Spirito d’Amore si compiranno le nozze eterne, già iniziate ma non ancora consumate.
«Questo “non ancora” appanna un poco la verginale letizia della Chiesa, che sa di essere del Cristo ma attualmente non lo possiede e non ne è posseduta in maniera perfetta, che sa di essere stata fatta per Lui, ma è tuttora una “carne” distinta da lui, che sa di avere in lui la sua pace e il suo riposo, ma finora non ha potuto darglisi totalmente, perché la sua condizione presente non è l’amplesso ma la fedeltà nell’oscurità e l’instancabile ricerca dell’Amato» (Rosadoni).

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