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Le virtù della vita nuova e vivente

GOCCE DI SCRITTURA

L’Epistola agli Ebrei /14
Le virtù della vita nuova e vivente

Di Giuseppe Pandolfo

In questo numero continuiamo il nostro cammino concentrandoci sui versetti 19-25 del cap 10 di Ebrei. Il nostro autore ha sottolineato diverse volte che la salvezza ci è donata dall’unico sacrificio di Cristo e non attraverso la legge e il culto antico, i cui effetti si fermano solo ad un livello simbolico ed esteriore. Così, pur non avendo ancora una dottrina approfondita sulle virtù teologali, il predicatore consegna un appello ad una vita vissuta nella fede, nella speranza e nella carità (cfr.
vv. 21-24) che potremmo indicare come il frutto visibile di questo cambiamento interiore prodotto dalla redenzione. Cristo, nel suo mistero pasquale e con l’offerta del suo Sangue è entrato nel santuario del cielo per comparire davanti a Dio in nostro favore (cfr. Eb 9,24) e poiché nella sua santa umanità ogni uomo può accedere a questa obbedienza filiale, anche noi entriamo in questo stesso santuario per questa medesima via “nuova e vivente” che è Gesù.
Dunque, l’autore invita ad accostarsi con pienezza di fede, ovvero ad aderire pienamente al vangelo, a mantenere fermamente la professione della speranza perché chi ha promesso è degno di fede e di incoraggiarsi reciprocamente nella carità operando il bene e amando. La vita di relazione con Dio in Cristo è una vita teologale, poiché queste virtù rendono l’uomo capace di operare secondo il vangelo essendo doni elargiti dalla gratuità con cui Dio ha offerto il proprio figlio per la nostra salvezza. Tutti infatti, siamo consapevoli della fragilità della nostra umanità, per cui vivere in pienezza la propria fede, mantenere viva la speranza e usare la carità non è mai qualcosa di semplice da attuare. Non dimentichiamo che lo sfondo esistenziale con cui vanno lette queste parole della lettera agli Ebrei è quello della persecuzione, momento in cui la Chiesa manifesta il suo splendore più autentico avendo Dio come unico punto di riferimento. Per questo l’autore esorta i suoi ascoltatori a non disertare le riunioni (cfr. Eb 10,25) con cui si vogliono indicare i momenti di incontro della comunità, ovvero con grande probabilità la celebrazione eucaristica vero luogo in cui si ripete ogni volta il memoriale della Nuova Alleanza, il sacrificio della croce di Cristo che ci alimenta di quei doni
teologali di cui abbiamo bisogno per affrontare ogni battaglia.
«Sine dominico non possumus» («senza la domenica non possiamo vivere»), gridarono i martiri di Abitina durante la loro persecuzione poco più di qualche secolo in avanti (304 d.C.) e insieme con loro tanti altri testimoni, ricchi solo della consapevolezza che non si può vivere il vangelo senza alimentarsi della Parola e dell’Eucaristia.

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