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L’importanza di un ascolto accogliente…

di Antonella Vinci

Preghiera di Papa Francesco: «Maria, donna dell’ascolto, rendi aperti i nostri orecchi; fa’ che sappiamo ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà».  

In fondo nasce tutto dal sentire i consigli di una persona che diventa un tramite per iniziare un percorso. La Parola di Dio che pian piano ti scava dentro, le tue paure ed ansie. Inizi a capire che puoi aprire le orecchie, inizi a fidarti, impari ad ascoltare anche con la mente e con il cuore e ti rendi conto che il Signore può parlarti con un linguaggio che è solo tuo e che cambia a seconda del momento che vivi. È un risuonare proprio per te e, alla fine, non puoi farne a meno, e tendi le orecchie sempre più alla ricerca di quella musica che riconosci, a prescindere dal luogo, che ti dona una pace da non riuscire a ricreare diversamente. Inizi a distinguere le altre voci, il “meno bene” dal bene per te, e l’ascolto si tramuta in altri sensi, in un’armonia dall’equilibrio sempre più stabile. 

Cominci a renderti conto che ci sono tante voci che non aspettano altro che le tue orecchie, perché non hanno mai avuto modo di esprimersi, di chiedere, di piangere, di urlare, di inveire, di ringraziare, di gioire, perché non c’era tempo per loro. Conosci voci strozzate e soffocate che vogliono essere liberate, che non trovano la forza di sgomitare, e chiedono a te di farlo per loro. Non hanno la voglia di chiedere aiuto, assopite e dimenticate o mai ascoltate o date per scontato. Piano piano i sussurri prendono corpo e si rendono conto che non esiste solo un abbaiare e un pretendere, o un rimanere in silenzio sperando che ci si accorga di loro, e sperimentano che le grida possono essere preghiere. Solo l’ascolto incondizionato, puro e attento di Maria, può mettere a proprio agio e divenire casa per ogni bisogno e preghiera. 

Ho terminato il percorso dei 7 Segni lo scorso anno con il viaggio in Terra Santa e, da settembre 2023, sto vivendo un’esperienza di ascolto, preghiera e servizio a Pavia, presso la Comunità “Casa del Giovane”, come volontaria residente. Ho modo di trascorrere le mie giornate con ragazzi minori stranieri, con minori italiani in custodia cautelare, con adolescenti, con famiglie sgretolate, con persone che soffrono per problemi di salute mentale, con mamme, donne ferite e bambini provenienti da ogni parte del mondo, con ragazzi che cercano di uscire dalle dipendenze, con persone senza fissa dimora, sostenuta e accompagnata da uomini e donne che hanno scelto di donare la loro vita ai più bisognosi.  

Il mio esserci e pormi al servizio è nutrito dalla preghiera giornaliera che riempie il sentirmi piccola e inadeguata ad affrontare tutta questa sofferenza. Sto imparando che senza il silenzio e il lasciar spazio all’altro, senza il tener fuori i nostri giudizi e le nostre presunte sicurezze, non c’è l’ascolto dell’altro e che senza prima aver fatto silenzio dentro di noi, senza fermarsi, senza essere in crisi e alla ricerca, non si riesce a fidarsi di Dio…  

E poi si inizia ad ascoltare il vento dello Spirito Santo, a riconoscerlo nelle parole che ascolti e in quello che riesci a dire, nell’esserci, anche senza parole, ponendosi all’ultimo posto ma presente.  Maria non comprende le parole dell’angelo, è turbata, sorpresa, ma sente che c’è qualcosa di più grande che l’attende e che, nonostante il cammino sia arduo e fuori dal possibile, è l’unico per Lei e si sente chiamata per questo e nient’altro. 

Quando ascolto le tante storie di chi è accolto in Comunità, per diverse motivazioni, penso nel mio piccolo a Maria quando ha ascoltato Simeone che le preannunciava le spade che le avrebbero trafitto il cuore, perché quando davanti hai una persona di cui magari ti sei fatto un’idea, non immagini cosa possa portarsi dentro. Poi la sua vita prende forma con la condivisione e fa male, lo stomaco si attorciglia e ti chiedi come abbia fatto a sopravvivere a tutto questo e dove trovi la forza di sorridere ancora…e Maria ci insegna che l’ascolto è accogliere e sperare, è agire e rendere possibile quello che sembra finito e ormai disfatto. Il vero miracolo è il dimostrare che può esserci qualcuno disposto a recuperare quel mancato ascolto, quell’affetto genitoriale inesistente e cerchi di far entrare pian piano un po’ di luce tra quelle ferite, per diventare sempre più il tramite di quella fonte di amore inesauribile. 

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