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Luca e Soul

Set 6, 2021 | Cinemascopio

Di Alberto Celani, CPPS

Cinema

Luca

Regia di E. Casarosa

SCome tutti noi sappiamo nelle Cinque Terre, in Liguria, ci sono i mostri marini.
L’adolescente Luca è uno di questi, pastore di pesciolini in fondo al mare. Affascinato dalla vita di superficie, viene catapultato dal suo nuovo amico Alberto (anch’egli una creatura marina) nel paese di Portorosso.

Ebbene sì, i mostri marini fuori dall’acqua sono esattamente come gli umani, basta che non si bagnino così da ritrasformarsi. Ecco che parte l’avventura verso l’indipendenza, la conoscenza del mondo e di sé stessi, sempre con un obiettivo principale in mente: possedere una Vespa!

Un po’ sono io, dalla Pixar mi aspetto sempre il filmone del secolo, stavolta non è così. Le premesse sono a tratti traballanti, la contestualizzazione storica italiana degli anni ’50-60 regge poco (già una famiglia divorziata? Un papà con un tatuaggio?
Lo so sono forse esagerato, ma se vuoi una cosa d’epoca con le vecchiette tutte coperte dalla testa ai piedi poi devi essere un po’
coerente), eppure Luca mi piace. Mi piace soprattutto il fatto che alcune cose capisci che sono lì apposta perché il bambino che vede il film si interroghi (la situazione di Alberto è chiara all’istante ad un adulto, ma forse per un bambino no e quando si arriva alla verità del suo passato ecco che il bambino si può fare delle domande). Ci sono degli ottimi messaggi sull’amicizia, sul fatto che non si può piacere a tutti e che va bene così, che quando si cresce anche la famiglia se ne deve accorgere. Tutte cose molto importanti per bambini e adolescenti e tutti messaggi molto positivi.

Una domanda però assilla il web: ma Luca è una storia LGBTQ+? C’è tanto di intervista al regista (che di fatto nella storia ha raccontato la sua autobiografia da ragazzo, certo romanzata) che esclude questo. Eccoci, parliamone: ma non sarà che siamo troppo ossessionati? Restiamo coi piedi per terra per favore. Non coloriamo o politicizziamo tutto. Esiste molta propaganda, da
tutte le parti, per tutte le parti, ma questo ci può forse impedire di parlare di amicizia per amicizia? Possibile che l’amicizia sia un sentimento da mettere nel dimenticatoio? O debba essere una parabola per parlare di altro? La semplicità è quella che conta.

Prendetevi un gelato con i vostri figli e guardatevi Luca, magari impareremo tutti ad essere amici migliori («silenzio Bruno!», citazione del film). Ah una cosa negativissima: la storia ha uno dei cattivi più stupidi e insulsi che si siano mai visti.

Voto CinemaScopio: 6 e ½

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Soul

Regia di P. Docter

Joe, un musicista jazz, non riesce a sfondare con la sua passione, conduce una vita che lo rende insoddisfatto nel suo lavoro di ripiego da insegnante nelle scuole medie. Finalmente gli arriva la proposta della vita, suonare nella band di una nota musicista, giusto il tempo di festeggiare e… morire! Ecco il nostro amico è morto e pronto a passare all’altro mondo, ma per raggiungere la soddisfazione della sua vita si ribella, fugge, e si ritrova nel pre-mondo, luogo delle anime ancora non nate dove incontra 22, una giovane anima ribelle senza voglia di incarnarsi.

Natale 2020 ecco che esce questo film molto, molto “spiritualizzante”. Il film in sé è davvero bello esteticamente e con una trama che scorre bene, mi piace anche il tono artistico di come sono fatti e come si muovono gli esseri “extraterreni” (ovviamente sono chiamati esseri quantici e non angelici, perché “scienza is the new fede”). Mettiamola così, il film è buono, credo che piaccia più agli adulti che ai bambini (e questo non è proprio buono), ma è un film che ci pone una domanda cruciale: “Cos’è una fiaba?”. Una storia, una “parabola” che ci pone in un contesto diverso dal nostro, immaginario, per dirci qualcosa del reale.

Ma la vita e la morte, l’aldilà, sono davvero cose immaginarie?
Perché alla fine di questo si tratta: una storia immaginaria per capire che la vita va assaporata fino in fondo.

Certo non mi aspetto dalla Pixar un film cristiano, ma mi domando se ormai il mondo occidentale non sia arrivato alla decisione definitiva che tutto ciò che esiste di spirituale è solo una bella metafora della psicologia, della ricerca dell’io, del miglioramento personale. E allora ecco la “teologia laica” con un pre-mondo di anime pre-esistenti (che − ricordatevelo − non esiste per la dottrina cattolica) non perché la gente ci creda, ma perché è una bella storia, come La bella e la bestia e Cenerentola.

Ripeto, il film va bene così e non hanno fatto nulla di male o di irrispettoso, ma mi domando: cosa direte ai vostri bambini?
“Guarda che è solo una bella storiella, ma quella di Gesù no eh”, “guarda che è una bella storiella, ma la nonna è felice e non vuole anche lei tornare sulla terra”. Ma soprattutto lo vedrete con loro o li lascerete guardarlo da soli? Boh, forse sono io che credo che i bambini non siano poi così ingenui e che ciò che si dice o si fa vedere loro mette in moto di molto il loro cervello.
Una cosa molto positiva del film: la scena dal barbiere, ecco raramente ho visto in un film una scena così calzante su cosa significa ascoltare o non ascoltare il prossimo. Da vedere allora?
Sì dai, anche con il sorriso, anche con i bambini, ma non da soli e soprattutto pronti a saper dare ragione della nostra fede.

Voto CinemaScopio: 6 e ½

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