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Macario il Grande

DI Enzo Napoli

Macario, padre del deserto del IV secolo, in una sua Omelia (46) parla della differenza tra i figli di Dio generati dalla sua Parola e dei figli del mondo generati dalla parola del mondo. Macario mette in guardia i fedeli che giungono da lui facendo vedere che i figli di Dio quando desiderano consegnarsi al mondo e vivono per le cose della terra muoiono interiormente e diventano sterili. In modo analogo anche i figli del mondo che ascoltano la Parola di Dio soffocano, perché abituati agli inganni della malizia ne provano vivo disgusto, come infastiditi nel loro cuore da un discorso tedioso.
A tal proposito infatti San Paolo scrive: «l’uomo psichico non comprende le cose dello Spirito, esse sono follia per lui». Proprio per questo Macario dice: «Vedi, non è possibile vivere altrove, se non presso la parola della quale ciascuno è stato generato». Nonostante ciò, se l’uomo carnale si decide per un mutamento di vita, dapprima muore e diventa sterile rispetto alla precedente vita trascorsa nel male, ma come si avvicina al Signore e crede in lui, ottiene la sua protezione e anche se ancora soffre dell’antica debolezza e non può compiere in verità le opere della vita, tuttavia gli rimane la facoltà e la possibilità di supplicare il Signore, di cercare il vero medico.
A questo punto Macario ci regala un’immagine di tenerezza infinita sostenendo che non è vero, come sostengono alcuni, che l’uomo sia irrimediabilmente morto e non possa più compiere niente di buono. Da noi stessi non possiamo fare nulla, se non invocare, come il bambino che non sa ancora camminare e piange per chiamare sua madre. Così, dice: «Un bambino piccolo è incapace di tutto: non può correre con le sue gambe verso la madre, ma si rotola per terra, grida, piange, la chiama. E lei si intenerisce, è tutta commossa nel vedere che il suo bimbo la cerca con tanta impazienza e tanti singhiozzi.
Lui non può raggiungerla, ma la chiama senza stancarsi, ed è la madre stessa che va verso di lui sconvolta dall’amore, lo bacia, lo stringe al cuore, lo nutre con ineffabile tenerezza».
Ecco allora che con questa immagine Macario ci parla di come Dio ci ama. Dio si comporta come questa madre con l’anima che lo cerca e lo chiama. «Con lo slancio di quell’amore infinito che è il suo… aderisce ai suoi pensieri, si unisce a essi e fa con essi un solo spirito, ed essa rimane nella sua grazia. Allora l’anima e il Signore formano un unico spirito, un’unica vita, un solo cuore».

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