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Maschio e femmina li creò

di Paul Ndigi

Alla genesi di ogni vita umana, in tutte le culture ed epoche, ci sono un uomo ed una donna. L’unico caso nella storia che sfugge al nostro intendimento è la nascita misteriosa di Gesù di Nazareth per opera dello Spirito Santo e cioè senza intervento dell’“uomo”, secondo le Sacre Scritture. Purtroppo, si notano da diversi anni delle inclinazioni che, in nome della libertà, tendono e inducono diverse persone a scelte contro natura come il matrimonio per tutti, il mutamento della struttura fisica. Ogni persona merita comunque il rispetto nella sua situazione affinché non sia oggetto di insulti e discriminazioni a causa delle proprie inclinazioni. Pertanto la nostra cultura, l’antropologia cristiana e quant’altro hanno in diversi modi sottolineato la ricchezza della differenza sessuale e le radici coniugali della persona umana. Il corpo umano porta naturalmente i segni della differenza sessuale non solo nell’apparato riproduttivo, ma nell’integralità di ogni aspetto della persona, cioè in tutto il suo essere, e particolarmente nella relazione con gli altri. Queste differenze sono fondamentali per promuovere ed incoraggiare l’unione stabile tra l’uomo e la donna nel matrimonio. Solo che si impara ormai da bambino a dubitare della bellezza naturale del proprio corpo, a disprezzare il matrimonio naturale, la vita di famiglia dalla quale però traggono la loro origine. In questo caso, è la società la principale vittima. La famiglia naturale, orientata alla procreazione, nasce dall’amore, dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale. I coniugi si uniscono dunque in una sola carne e per dono possono generare una nuova vita. La vocazione originaria inscritta nel maschio e nella femmina è la relazione, cioè l’essere dono reciproco. Questa reciprocità viene dal fatto che siamo fisicamente complementari nell’irriducibile incompatibilità. Papa San Giovanni Paolo II così si esprimeva: «Nell’unità dei due, l’uomo e la donna sono chiamati sin dall’inizio non solo ad esistere “uno accanto all’altra” oppure “insieme”, ma sono anche chiamati ad esistere reciprocamente l’uno per l’altra… Umanità significa chiamata alla comunione interpersonale» (MD, 7). Nessuno è un accidente della natura e, di conseguenza, deve sentirsi prigioniero del proprio corpo, sentirsi sbagliato nel corpo sbagliato. L’esaltazione di genere è una condizione che può influenzare la vita in ogni suo aspetto, rendendo impossibile la cosa più importante: essere sé stessi. Talvolta l’ansia di sentirsi giudicato o stimato conduce al voler apparire ciò che non si è, ma è pura illusione e non permette di rimanere integri, stabili, maturi e consapevoli in queste condizioni. Nonostante la sua capacità di adattarsi a diversi ambienti, tolto dal suo habitat naturale, dall’ordine naturale delle cose, l’uomo non può che condurre una vita volta all’estinzione. Giustamente perché la materia, disgiunta dalla forma, non produce frutto quando le radici mancano. Voler essere quello che non si è costituisce un diniego del proprio essere. L’uomo è e rimane l’unico essere vivente che non sa apprezzare a pieno quello che è e quello che egli ha. La forza e la debolezza dell’amore coesistono nel fatto che l’uno diventa simile a colui che si ama. Tuttavia, che progetto ha l’essere umano quando decide di unirsi affettivamente ad un altro dello stesso genere? Se non è un complotto ignobile contro sé stesso che cos’è? L’unione tra uomo e donna è orientata alla procreazione, alla moltiplicazione e conservazione della prole in conformità alla natura dell’essere in divenire. Per amare occorre trasformarsi e lasciarsi trasformare. La rivalutazione della dimensione corporea nell’uomo ha chiare ripercussioni sull’etica e sulla vita felice, la quale include anche un intervento dell’aspetto fisico. L’uomo, dice Kant, va considerato «sempre come fine e mai come mezzo», cioè come un essere che ha una dignità, con un valore non esprimibile in termini di prezzo. Considerando a priori che l’uomo è e rimane ciò che di più nobile e di più perfetto vi è al mondo, ci viene da chiedersi: come mai si è giunto all’idea di deviare la strada tracciata per lui? Ciò avviene nel momento in cui la società entra in uno stato di disorganizzazione, dove regole e valori perdono di efficacia. Ci sono delle scelte moralmente riprensibili che compromettono il divenire di un’intera generazione. Il buon senso ci obbliga ad evitarle per rimanere connessi alla sorgente della vita. Perché ogni distaccamento dal disegno dell’Autore delle cose è alienazione e alto tradimento alla vita. Quindi ogni nostra scelta contro natura è come un seme caduto in terra arida che non promette alcun frutto. Non dare frutto equivale alla morte certa. È il più radicale rovesciamento dell’antropologia creaturale biblica dove non è più il “moltiplicatevi” che conta, ma lo “sterilizzatevi”. Certo, per consolidare un edificio pericolante conviene distruggerlo per una riqualificazione più solida. Ma nel caso di una coppia naturalmente costituita e cioè maschio e femmina, cosa manca per portarvi delle modifiche? Comunque sia, maschio e femmina si nasce non lo si diventa. Se la scienza lo permette, la natura non lo perdona.

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