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Mattonatori

Ott 4, 2021

Di Terenzio Pastore

Il gruppo non poteva passare inosservato: erano circa una trentina, tutti con un casco bianco in testa e strumenti da lavoro tra le mani. I loro volti, convinti quanto sorridenti, ispiravano fiducia.
«Chi sono?» − mi chiede un bambino di quarta elementare, che occupava uno dei primi banchi della Chiesa, gremita di studenti. «Sono i mattonatori» − gli risposi. «E cosa fanno?» − replicò il piccolo, incuriosito. «Vedi» − gli dissi – «sono vestiti da muratori, perché vogliono impegnarsi a costruire una casa, l’edificio della legalità, e ognuno di loro è pronto a mettere il suo mattone».
Durante la Koinè è riaffiorato dal mio album dei ricordi l’esempio di questi ragazzi di scuola media − i mattonatori, appunto − che, guidati dalla loro insegnante Alina, proponevano i loro personali approfondimenti del percorso di legalità che coinvolgeva la nostra Parrocchia di Messina e le scuole della Città. Erano ragazzi resi consapevoli che il fenomeno mafioso va conosciuto e contrastato: ciascuno è chiamato a fare la sua parte, a mettere il proprio mattone, per costruire una società migliore, cioè per costruire il proprio e altrui presente e futuro.
Nel suo magistero Papa Francesco ha spesso richiamato l’immagine della Chiesa come casa dalle porte aperte:
è l’argomento che abbiamo scelto per il nostro cammino, a partire dal prossimo anno pastorale. Nell’omelia per la Solennità del Corpo e Sangue di Cristo di quest’anno il Papa ha ricordato proprio questo progetto: «La Chiesa dalle porte aperte, che festeggia intorno a Cristo, è una sala grande dove tutti − tutti, giusti e peccatori − possono entrare». Per poterla realizzare davvero c’è bisogno di mattonatori, che apportino le necessarie modifiche a un edificio che, altrimenti, potrebbe avere caratteristiche differenti.
La Chiesa, infatti, non può essere «un circolo piccolo e chiuso». La domanda che può svelare a ciascuno di noi se il nostro modo di fare e di pensare è adeguato è la seguente: «Quando si avvicina qualcuno che è ferito, che ha sbagliato, che ha un percorso di vita diverso, la Chiesa, questa Chiesa, è una sala grande per accoglierlo e condurlo alla gioia dell’incontro con Cristo?». Dalla domanda si intuisce che i lavori in corso non riguardano solo la struttura esteriore. Sempre in quell’omelia il Papa ha precisato: «Se il nostro cuore, più che a una grande sala, somiglia a un ripostiglio dove conserviamo con rimpianto le cose vecchie; se somiglia a una soffitta dove abbiamo riposto da tempo il nostro entusiasmo e i nostri sogni; se somiglia a una stanza angusta, una stanza buia perché viviamo solo di noi stessi, dei nostri problemi e delle nostre amarezze, allora sarà impossibile riconoscere questa silenziosa e umile presenza di Dio. Ci vuole una sala grande. Bisogna allargare il cuore».
«Per allargare il cuore − ha continuato Papa Francesco − occorre uscire dalla piccola stanza del nostro io ed entrare nel grande spazio dello stupore e dell’adorazione». Lo spazio che ci fa gustare il dono di Dio, un Dio che si fa piccolo, e vuole essere riconosciuto e accolto, è in modo speciale l’Eucarestia. Il mattonatore non può non partire dall’edificio del proprio cuore. Una Chiesa dalle porte aperte va costruita giorno per giorno. L’Eucarestia ci fa comprendere che il primo a essere impegnato nei lavori è Dio stesso: «Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori» (Sal 126,1).
Sant’ Agostino evidenzia che si tratta di un lavoro che continua nel tempo: «Molti sono impegnati nella costruzione»; e aggiunge: «Prima di noi altri hanno corso, faticato, costruito». Quanto è importante apprezzare la bellezza dell’opera di chi ci ha preceduto ed essere consapevoli che, dopo di noi, altri continueranno a impegnare la propria vita, al servizio di Dio e del prossimo.
Eucarestia e Chiesa dalle porte aperte: il tema proposto dalla USC lo scorso anno è inevitabilmente connesso a quello che iniziamo. Ciascuno di noi, nella sua situazione attuale, può davvero mettere il proprio mattone perché la Chiesa testimoni l’amore incondizionato di Dio per ogni persona solo nella misura in cui sta cercando di accogliere quell’amore nella propria vita. Quei discepoli che permettono a Dio di allargare il cuore possono collaborare nella costruzione della Chiesa dalle porte aperte.

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